Da qualche settimana la mia casa è invasa da un gruppo di muratori per dei lavori di ristrutturazione. Il responsabile è un sessantenne con la pancia. Oltre a lui, c'è un ragazzino apprendista e un trentacinquenne che deve fare questo mestiere da una vita. Con un fisico di tutto rispetto. Si alternano varie altre figure a seconda dei lavori in previsione.
Sono tutti piuttosto rumorosi, rozzi e volgari: parlano di fica tutto il tempo, mimando l'atto sessuale con gesti o afferrandosi i genitali.
Si toccano continuamente le palle o il cazzo, anche in mia presenza, ostentando oscenamente i loro attributi sessuali.
Il capo ed il ragazzo figo hanno una patta di tutto rispetto e ne vanno evidentemente fieri, si vede da come la sporgono in avanti e dalla loro postura: sempre a gambe aperte.
Un pomeriggio, cominciarono un discorso sui pompini. L'apprendista si lamentò del fatto che non trovava una ragazza a cui piacesse prenderglielo in bocca.
Il vecchio suggerì di fare l'uomo e ficcarglielo in bocca senza farsi tanti problemi. Era infatti un suo diritto di maschio, dopo una lunga giornata di lavoro per mantenere la famiglia, quello di farsi fare una bella pompa. Accompagnò tale discorso mimando il gesto in questione con dei rapidi movimenti del bacino. Poi, fra le risate generale, continuò sostenendo che alle donne, anche se non lo ammettono, piace farsi sottomettere. Mentre alle altre donne esprimono disapprovazione, da sole con uomini che tornano dal lavoro e le costringono a prenderlo in bocca, diventano delle micette in calore il cui unico pensiero è soddisfare il maschio in tutti i modi possibili.
Mentre palavano la mia mente, automaticamente, immaginava le scene evocate dalle loro parole. Cominciavo a sentire caldo.
Nel tardo pomeriggio, il vecchio si portò il giovane apprendista in un'altra casa per finire dei lavori e lasciò il ragazzo solo da me.
Era sudato e la maglietta bagnata sottolineava ogni guizzo dei suoi muscoli: quando si sporgeva, si alzava un pò lasciando intravedere gli addominali piatti e tonici che sparivano sotto la cintura dei jeans a vita bassa..
Ogni tanto si fermava e si asciugava il sudore. O si massaggiava distrattamente le palle grosse, infelicemente compresse in quei pantaloni.
Lo spogliai con gli occhi, mentre lavorava muovendo quel corpo. Immaginai il cazzo sotto quel lieve tessuto: scuro, sudato, leggermente turgido, pronto ad andare in tiro alla minima stimolazione. Con l'immaginazione scappellai il glande caldo ed umidiccio, godendomi la visine di quel buchetto delizioso tutto da esplorare con la lingua, con dolce insistenza. Lentamente, senza fretta di farlo venire, godendomi l'atto in sé.
Mi leccavo le labbra dalla voglia di succhiarglielo, di prenderlo in bocca.
In quel momento, si tolse la maglietta, con un movimento sensuale e virile allo stesso tempo. Si vedeve che era assolutamente a suo agio con quel corpo.
Ne avevo abbastanza: corsi in camera e mi cambiai. Misi un vestitino che mi modellava il culetto, autoreggenti e scarpe col tacco. Lo raggiunsi sculettando sensualmente.
Gli versai da bere, chinandomi sul tavolo più del necessario, sporgendo il culetto sotto i suoi occhi, ad un niente dalla sua mano.
Quando mi girai, i suoi occhi erano ancora fissi sulle mie curve. La bocca semiaperta. Mi cercò gli occhi e si sistemò il cazzo con la mano, mentre lo guardavo.
Posai il bicchiere e mi avvicinai a lui come una gatta. Gli occhi sul suo petto, cominciai a passare lentamente le dita sui suoi muscoli. Scendendo fino agli addominali. Tornai a guardarlo negli occhi mentre scendevo con la mano a palpare la patta oscenamente gonfia. Chiusi gli occhi per godermi quel turgore e non riuscii a trattenere un mugolio di soddisfazione.
"Ha voglia di farsi montare, signora?", mi chiese lui sfrontatamente, con un sorrisetto beffardo.
"No, solo di succhiare", sorrisi.
Rimase piacevolmente sorpreso.
Continuai a fissarlo dritto negli occhi mentre mi abbassavo lentamente, scivolando lungo il suo corpo, fino ad inginocchiarmi davanti a lui.
La voglia lo invase: smise di sorridere e si slacciò cintura e jeans in un modo molto maschio. Non portava le mutande: mi ritrovai il cazzo ad un paio di centimetri dal viso. Quell'odore di maschio accaldato e sudato mi invase le narici. Eccitante da morire. Animalesco.
Lui se lo prese in mano e cominciò a segarsi con molta calma, guardandomi dall'alto in basso.
Aspettavo docilmente che me lo ficcasse in bocca per farselo succhiare. Lui lo sapeva perfettamente e si godeva quella breve attesa.
Gemette appena, quando si scappellò; fu difficile resistere dal baciarglielo. Gli trasmisi con lo sguardo quanta voglia avevo di avvolgerlo con le labbra.
"Mhh, devi essere una pompinara fantastica..", commentò.
Mi passai la lingua sulle labbra, con lieve impazienza.
Mi infilò la mano libera fra i capelli sulla nuca e, avvicinandosi col bacino, mi sussurrò: "Coraggio, non ce la faccio più, prendilo.." e mi infilò l'uccello gonfio in bocca.
Mi sentii spalancare le labbra, era grosso.
Mi scopò letteralmente la bocca, lentamente, spingendomi il cazzo fino alla gola ed estraendolo. Tenendomi ferma per la testa.
"Prendi..", sussurrava mentre me lo metteva in bocca.
E godeva.
Mi esplorò l'interno della bocca col cazzo, lo infilava dappertutto: dritto dalla bocca alla gola e di lato facendolo sporgere dalle guance.
Me lo allontanò quasi subito quando presi a stuzzicargli il buchetto con la lingua. Dall'espressione capii che rischiava di non trattenersi.
"Ho voglia di assaporare la tua sborra calda sulla lingua..", lo provocai.
Accusò il colpo.
Mi riafferrò la nuca e cominciò a segarsi con gesti corti e forti. Si tese in ogni muscolo del corpo. Schiusi le labbra davanti alla sua cappella lucida. Estrassi la lingua, stuzzicandogliela.
"Oh cazzoo, ahh mhh..", ansimò con forza, "prendila.. eccola.. ahhh aaaahh cazzoooo", e mi venne in bocca, schizzandomi una incredibile quantità di sborra bollente e densissima, che sgorgava ad intervalli regolari da quel buchetto delizioso.
domenica 26 dicembre 2010
lunedì 1 novembre 2010
Ricatto sessuale

Non ce l'ho fatta a resistere. Tutte le volte che il mio fidanzato ha avuto il turno di sera, ho chiamto il mio capo e mi sono fatta sbattere come una troia.
In tutte le stanze della casa, urlando sguaiatamente.
Sono stata imprudente.
Una sera, mentre lo aspettavo, già truccata e vestita come una puttanella, ricevo una visita inaspettata. Il padrone di casa: un uomo sui 55 anni, con la pancia e la carnagione scura. Un viscido che fa discorsi volgari ed allusivi e si lecca le labbra mentre affonda lo sguardo nella scollatura di una donna. Allungando le mani tutte le volte che può.
Corro tutta felice alla porta al suono del campanello, pensando di ritrovarmi davanti quel figo del mio amante.. non riesco a trattenere la delusione, quando scopro di chi si tratta in realtà. Sentimento subito seguito da un senso di allarme: cosa ci fa a quest'ora a casa mia?
Lui entra sorridendo e mi fa notare che ultimamente ho prodotto troppi rumori notturni molesti..
Arrossisco.
"Dovresti essere più prudente, cosa succederebbe se qualcuno spifferasse al tuo fidanzatino che ti fai sbattere come una troietta da un altro?", mi provoca, fissandomi in modo osceno la rotondità del seno.
"Da come sei vestita, immagino che tu lo stia aspettando anche stasera.. per il tuo fidanzato non ti vesti così da troia..", conclude sorridendo.
Accusai il colpo, con una sensazione di vuoto nello stomaco.
"Forse è il caso che lo avvisi di non venire, dobbiamo parlare di alcune cose, noi due. L'altra sera, hai dimenticato di chiudere le tende.. mi è piaciuto talmente tanto come ti sei fatta sbattere che ti ho filmata", aggiunse.
Mi sentii morire. Ero nelle mani di quel vecchio porco bavoso.
Come un automa, chiamai il mio amante e lo avvisai che dovevamo rimandare.
Mentre tentavo di rassicurarlo che andava tutto bene, il vecchio si spostò alle mie spalle e mi infilò una mano nella scollatura, facendomi sobbalzare.
"Continua a parlare", mi sussurrò, mentre raggiungeva la punta del mio seno. Gemette soddisfatto quando raggiunse il mio capezzolo e cominciò a sfiorarmelo coi polpastrelli. Molto lentamente.
Chiusi gli occhi, per non tradire il piacere inaspettato che mi travolse. Sapeva come si tocca una donna.
Estrasse la mano, soddisfatto per la mia reazione e si inumidì le dita. Poi si dedicò all'altro capezzolo.
Mi morsi le labbra per non gemere.
"Continua a parlare, troia", mi sussurrò ancora. Si stava arrapando.
Cominciò a palparmi con la mano libera, ispezionandomi: il culetto, il fianco, il ventre; poi mi infilò la mano sotto il vestito, fra le cosce. Nel tentativo istintivo di sfuggire a quella mano, sporsi il culetto all'indietro. Mi ritrovai il suo bacino contro, a bloccare la mia fuga. Mi divincolai, per evitare che quella mano frugasse la mia intimità; così facendo sfregai il culetto contro il suo grembo.
"Sììì, cosììì", gemette il porco.
Sentii il suo membro gonfiarsi contro la mia natica.
Mi bloccai di colpo, per evitare di eccitarlo ancora di più. Immediatamente ne approfittò per infilarmi le dita sotto le mutandine.
Tolse l'altra mano dal seno per bloccarmi una coscia, costringendomi ad aprirla..
Mi arresi angosciata all'inevitabile, non potevo far capire cosa stava accadendo al mio amante o sarebbe scoppiato un casino. L'ultima cosa che volevo.
Mi frugò la figa, ansimando come un pervertito. Poi si annusò le dita.
Ne approfittai per concludere frettolosamente la telefonata.
"Con una fighetta così, potresti farmi fare un mucchio di soldi..", commentò.
"Cosa vuoi fare, porco?!", gli urlai.
"Voglio farti da pappone, voglio disporre a mio piacimento della tua fighetta", disse ridendo.
"Tu sei pazzo", risposi disgustata. Mentre una parte profonda e inconfessabile di me, si stava eccitando al suono delle sue oscenità.
"D'accordo, peccato che il tuo fidanzatino veda la scenetta di ieri notte.. ci rimarrà piuttosto male.. sembravi una cagna in calore", mi provocò.
Ricordai gli avvenimenti della notte in questione.. no, non volevo che vedesse. Non se lo meritava. Dovevo risolvere la questione senza fargli del male.
"Va bene, vecchio porco", mi arresi.
"Chiamami paparino", disse divertito. "Bene, usciamo, ho dei progettini per la serata", aggiunse infine.
Mi portò in uno squallido night, frequentato da uomini maturi. Parlò col proprietario e poi mi portò un drink. "Bevi, ne avrai bisogno", disse allusivo.
"Stanotte lavorerai qua", mi annunciò.
Deglutii, vedendo tutti quei vecchi schifosi, abituati a pagare le donne. La mia fighetta pulsava in modo indecente.
Si avvicinò uno che conosceva il mio pappone.
Mi guardò spudoratamente le tette.
"Davvero invitante..", iniziò.
Il mio pappone mi scoprì una tetta, mi versò un pò del suo drink sul capezzolo, che si inturgidì per il freddo e la sorpresa.
Il vecchio non perse un attimo e mi succhiò la punta del seno. Poi me lo slinguò a lungo.
Il piacere mi arrivò dritto al cervello. Tutti potevano vedere la scena.
Il vecchio si raddrizzò e con un'ultima palpatina e commentò che quella serata ci sarebbe stato di che divertirsi..
I due uomini risero sguaiatamente.
Cercai di ricoprire il capezzolo turgido e lucido di saliva.
"Cosa fai, la timida?!", mi gelò il mio pappone, prima di mettersi dietro di me e scoprirmi entrambe le tette, che svettarono maestone davanti a decine di occhi avidi.
Attirati dai miei capezzoli gonfi, si avvicinarono, formando un piccolo capannello, davanti a me.
"Coraggio, mostra la fighetta a questi signori", mi sussurrò il pappone all'orecchio da dietro.
Appoggiai il culo su di un tavolino, allargai le cosce e scostai le mutandine arcuando il corpo, in esposizione.
Gli uomini sgranarono gli occhi, alcuni gemettero o si passarono la lingua sulle labbra.
"Gratis potete solo toccare", chiarì il mio padrone.
Alcuni uomini deglutirono e si avvicinarono. Gli occhi fissi sulle labbra rosee della mia fichetta, appena dischiuse; ipnotizzati. Allungarono le mani, come in un sogno. Chiusi gli occhi, non volevo vedere, solo sentire.
Durò una decina di minuti, prima che il mio padrone li fermasse. Non so quante dita di uomini diversi mi sfiorarono la fica, mi esplorarono, mi stimolarono il clitoride e mi penetrarono. Li lasciai fare, godendomelo. Sentivo dal ritmo dei loro respri che si stavano arrapando di brutto. Sentivo i loro commenti.. "Ma è tutta bagnata, sentila..", "Oh cazzo, com'è calda, questa c'ha una voglia..", "Guarda che fica!".
"Basta così signori, potrete richiederla dopo lo spettacolo, per un bel privée.. o una bella orgetta..", sussurò il bastardo facendomi alzare e ricomporre.
"Quale spettacolo?", gli chiesi quando ci fummo allontanati.
"Mentre ti facevi sditalinare come una troia, ho parlato col proprietario", annunciò, "vuole che sali su un tavolino, ti spogli lentamente e fai la troietta. Li devi far arrapare in modo che siano disposti a pagare per infilartelo nella fica. Loro possono solo toccarti o usare la lingua, se vuoi puoi sceglierne uno e invitarlo sul tavolino con te e lasciare che si spinga un pò oltre".
Mi portò in una sala dove c'erano cinque tavolini, circondati ognuno da divanetti. Su tre di questi c'erano già delle ragazze in azione, circondate da uomini. Ballavano a gambe aperte sopra di loro, si facevano infilare la lingua dappertutto e le banconote direttamente nella fichetta.
Sentivo il clitoride pulsare dalla voglia.
"Coraggio tesoro, fatti dare un bacio portafortuna", mi disse prima di prendermi la nuca ed infilarmi volgarmente tutta la lingua in bocca. Con l'altra mano mi afferrò una natica e mi attirò contro il suo corpo. Poi le sue dita mi scivolarono sotto le mutandine e mi ispezionarono il buchetto. Mi divincolai con forza, inutilmente. La sua presa era molto salda. Non potei evitare che mi infilasse il dito con forza nel buco del culo. Gemetti con la bocca ancora invasa dalla sua lingua, divincolandomi ancora. Lui forzava e forzava il buchetto col dito, sempre più in profondità, con delle spinte energiche. Continuò finchè smisi di lottare e gli offrii il culo, lasciandomi infilare il dito fino in fondo. Poi lo estrasse e ne infilò due, con un gesto sicuro ed autorevole. Mi afferrai alle sue braccia e strabuzzai gli occhi per il piacere. Mi esplorò con calma il buco del culo.
"Ecco", disse poi, staccandosi soddisfatto dopo avermi frugato oscenamente l'ano "ora sei pronta".
Salii sul tavolino, che fu subito circondato da uomini. Iniziai a muovermi e toccarmi, molto lentamente. Mi spogliai e lasciai palpare da tutti. Ad alcuni offrii la mia fichetta, sporgendomi dal tavolino verso le loro mani o lingue.
Poi mi sdraiai a gambe spalancate, completamente nuda e mi lascia sormontare completamente da decine di mani e di labbra. Finchè la voglia fu troppa.
Scelsi uno sulla sessantina, che doveva avere un cazzo bello grosso a giudicare dalle dimensioni oscene della sua patta rigonfia. Lo feci sdraiare e glielo tirai fuori. Enorme, scuro, nodoso, un pò grinzoso. Gli misi la fichetta sulle labbra e presi dolcemente la sua enorme minchia in bocca, a 69.
Ma dopo poco non bastò neppure quello. Tutti si massaggiavano la patta gonfia, in cerca di un pò di sollievo.
Mi misi a gambe aperte su quel palo enorme, me lo puntai sulla fighetta e mi ci sedetti sopra. Mooolto lentamente, godendomelo tutto.
Lo prendevo tutto, fino in fondo, dentro e fuori, dentro e fuori. Tenendomi le chiappe larghe con le mani, perchè gli altri si godessero lo spettacolo del mio buchetto voglioso. Venni urlando e mi feci venire in faccia dal vecchio.
Sorrisi, con la faccia ricoperta di sborra e mandai un bacio a tutti, prima di scendere sculettando dal tavolino.
Il mio pappone, dopo essersi complimentato, mi annunciò che mi avevano prenotata in 7 per un'orgia nel privée. Avevano pagato per bocca, fica e culo.
venerdì 22 ottobre 2010
Il terapeuta

Cinquantenne, pancetta appena accennata, mani grandi, pacato, voce profonda e tranquillizzante, imperturbabile. Maschio. Paterno.
Non ho mai desiderato così tanto il pene di un uomo; di vedermelo davanti agli occhi: gonfio e scuro, nerboruto, lucido e pulsante per la voglia di possedere una femmina.
Un desiderio ancestrale e biologico: quello di un uomo di maturo di eiaculare fra le cosce di una giovane donna, fecondandola.
So che, anche se nega con la pazienza di un padre che spiega alla sua bambina che no, non può sposarla, dietro la sua calma apparente, il turbamento è profondo.
Lo so intimamente. Lo leggo nei suoi occhi quando mi accoglie in studio, nel suo sguardo avido sulle mie curve, nei tentativi di controllare il respiro mentre gli racconto le mie fantasie sessuali, con uomini più grandi, entrando nei dettagli più intimi. Lo sento ogni volta che la voce lo tradisce.
Malgrado il suo corpo reagisca da maschio, la sua volontà e professionalità non cedono di una virgola. Sento la fatica con la quale controlla i suoi istinti di uomo e spiega che in terapia lui rappresenta simbolicamente il padre di ogni paziente, per tale motivo è normale che le pazienti, che in tale occasione regrediscono alla loro infanzia, proiettino su di lui dei desideri sessuali edipici. Il suo compito di adulto e di terapeuta, è di dimostrarsi un buon padre e di non cedere al richiamo potentissimo dell'incesto. Perchè di questo si tratterebbe, simbolicamente.
Esco da ogni seduta, nelle quali cerco puntualmente di sedurlo, bagnata fradicia. Lui, che lo ammetta o meno, ne esce provato ed accaldato.
Nell'ultima seduta, mi sono presentata femminile come non mai: capelli raccolti e collo scoperto, abitino bianco di maglia col collo alto, senza maniche. Aderente come una seconda pelle. Senza biancheria, fatta eccezione per calze velate e reggicalze nero. Lasciavo che intravedesse l'orlo di pizzo delle calze ad ogni accavallamento di gambe. Schiudevo in modo invitante le labbra e lo guardavo nel modo più allusivo e lascivo che conoscessi.
Accusò fisicamente il colpo ma verbalmente iniziò per l'ennesima volta a spiegarmi cosa stavo facendo e perchè doveva rifiutarmi.
Lo interruppi, esasperata, e dimenticando ogni cautela gli dissi, direttamente per la prima volta, che volevo sentire il suo cazzo infilato su per la fica.
Si zittì di colpo, rimanendo senza parole.
Ci fissammo a lungo.
Poi riprese con aria dolente: "Non posso". Semplicemente.
"Ma lo vuole, non è vero?", quasi gli urlai.
"Beh gli impulsi sessuali sono..", cominciò cauto.
"Oh, la pianti la prego! Risponda per una volta! Ne ho bisogno, dannazione, mi sento ridicola. Ho bisogno di sapere che tutto questo non è una mia follia. Che è reale. La prego!", lo supplicai stremata.
Seguì un lungo silenzio.
"D'accordo. Avverto dei desideri "incestuosi" nei suoi confronti. Impulsi che controllerò a quasiasi costo", disse faticosamente.
Mi infuriai, "Desideri incestuosi?! Non sono sua figlia! E' così difficile dire che mi vuole scopare, come un uomo che vuole montare una femmina?!", conclusi col respiro affannoso.
Lui distolse lo sguardo, chiudendo gli occhi.
"Vuole che sia volgare? Che le parli come maschio dimenticando tutto il resto? E' questo che mi vuole far fare?", chiese dolente.
"Sì dannazione!", risposi con enfasi.
Riaprì gli occhi, guardandomi con aria triste, sconfitta, prima di aggiungere: "Tutte le volte che so di avere una seduta con lei, sono costretto a masturbarmi. Altrimenti, quando si siede davanti a me in reggicalze, gonna aderente, senza mutandine ed accavalla le gambe, guardandomi in quel modo.. non riuscirei ad evitare di avere un'erezione. Spesso, anche dopo la seduta, dopo averla sentirla parlare per un'ora della sua sessualità, ho la necessità di toccarmi ancora. Più d'una volta, come in questo momento, ho voglia di scopare come non ne ho mai avuta in vita mia. Darei qualsiasi cosa per infilarle il cazzo in fondo alla fica. Forzandogliela per ore, con rabbia, vendicandomi e scaricando con veemenza tutta la mia frustrazione. Se lei non fosse una mia paziente l'avrei già costretta a soddisfarmi da tempo. Ma dato che lo è, le farei un danno tremendo. Psicologicamente. E questa per me è la cosa più importante: non farle del male."
Rimasi a fissarlo, sconvolta ma sollevata al contempo. Avevo voglia di piangere.
Lui mi sorrise, con l'affetto di un padre.
"La seduta è finita, ci vediamo la settimana prossima", concluse.
Gli sorrisi, con gratitudine.
Dopo che ci fummo salutai, gli lanciai un'ultima occhiata appena prima di uscire. Capì subito che stavo pensando a quello che si sarebbe fatto appena fossi uscita.. Per un istante lo vidi abbassarsi la lampo e infilarsi la mano nei pantaloni, in cerca di un pò di sollievo nella penombra, nella silenziosa intimità del suo studio. Lo immaginai toccarsi lentamente, godendo in piedi con la testa protesa verso l'alto, i muscoli del collo tesi, gli occhi serrati. Il bacino proteso in avanti.
Immaginai i suoi movimenti farsi rapidi e convulsi. Il corpo irrigidirsi, la smorfia sul suo viso subito seguita da gemiti rochi. Il corpo preda di lunghi brividi e di quella sensazone di vuoto nello stomaco che precede l'orgasmo. Gemiti virili, liberatori accolgono l'espulsione di tutta quella sborra che ristagnava da ore nei testicoli gonfi. Dolorosamente.
Il corpo sconvolto dalla quantità di tensione appena scaricata, in debito d'ossigeno, che cerca di incamerare tutta l'aria possibile. Il capo abbandonato all'indietro, ansimante.
Ossessionata dal corpo del capo

L'ho sognato anche stanotte. Dannazione!
Lui è il nuovo capo del personale: moro, alto, spalle larghe, occhi neri, labbra carnose e fisico atletico. Sguardo intensissimo e luminoso. Sorriso pericoloso.
E' stato assunto da poco meno di un mese. Ed è da allora che lo evito; da quel primo giorno, quando è arrivato bagnato fradicio dopo essere stato sorpreso da un acquazzone improvviso. Questa, la prima immagine di lui che mi si è stampata nelle mente: pantaloni e camicia blu scuri appiccicati al corpo muscoloso e bagnato. Sorriso imbarazzato.
Mai visto niente di simile: pareva appena uscito dal set di un calendario di nudi maschili.
Lui si è presentato, con voce calda, leggermente roca.
Ho faticato a tenere le gambe chiuse.
Da allora mi impegno quotidianamente ad inventare scuse per non rimanere sola con lui.
Ma quando siamo a portata di sguardo è difficile ignorare la nostra reciproca presenza. Credo che la sua sia semplice curiosità: sono l'unica donna dell'ufficio che non flirta con lui.
La notte, invece, è tutt'altra storia. Il suo corpo tormenta la mia immaginazione. In sogno mi faccio fare cose che poi, da sveglia, non riesco a ricordare senza arrossire violentemente.
Il mio ragazzo non ne sa nulla, ovviamente, ma è al settimo cielo perchè gode delle conseguenze di questa situazione: sono perennemente ipereccitata. Lui ha preso furbescamente l'abitudine di venire a prendermi al lavoro: dopo una giornata di tensione sessuale, mi ritrova turgida, bagnata, accogliente e vogliosa di sfogare la mia frustrazione. Sono settimane che gli chiedo di saltare i preliminari e di prendermi con urgenza. Di solito ci appartiamo in auto, non riusciamo nemmeno ad aspettare di arrivare a casa. Non ci spogliamo neanche, mi sollevo la gonna e mi siedo a cavalcioni sul suo grembo. Con una voglia di cazzo infinita. Lo cavalco furiosamente, gli occhi chiusi, la testa abbandonata all'indietro, la bocca socchiusa ed ansimante. Immagino il mio capo, così maschio e controllato, seduto al posto del mio fidanzato, godere lentamente; vengo urlando dopo pochi minuti.
Qualche mattina fa, mi sono imbattuta proprio nell'oggetto segreto delle mie fantasie sessuali in tram. Sono entrata guardando per terra per non cadere e me lo sono ritrovato davanti. Il mezzo era affollatissimo, mi sono guardata rapidamente attorno, in cerca di qualche via di fuga, ma era impossibile spostarsi. Dopo averlo salutato ho cerato di evitare il suo sguardo. Troppa vicinanza..
Lui ha accennato un sorriso e commentato "sembra che stavolta lei non abbia via di scampo.."
L'ho fissato trattenendo il respiro per la sorpresa. Allora aveva capito..
"Non le sono per niente simpatico, vero?!", ha chiesto poi.
No, non aveva capito. Nonostante il sollievo, mi sono sentita arrossire. Il suo timbro cominciava immediatamente a fare effetto sui miei sensi.
Deve aver preso la mia reazione fisica per una conferma della sua affermazione: mi guardava fisso, serio. Infastidito.
"Non la conosco neanche, non avrei motivo per trovarla antipatico", ho cominciato con poca convinzione, totalmente succube del mio corpo che si stava scaldando.
"Lei mi evita", ha affermato, diretto.
Ci siamo guardati intensamente, per qualche secondo.
Poi lui ha distolto lo sguardo, frustrato.
Qualcosa ha attirato la sua attenzione. Ha deglutito, con lo sguardo fisso oltre la mia spalla.
Non ho resistito alla curiosità e mi sono volta appena.
Dietro di noi, approfittando delle ressa e della confusione, una giovane coppia stava amoreggiando. Si baciavano lentamente, con passione. La mano di lui le palpava il culetto.
Ho distolto lo sguardo, ancor più eccitata, e mi sono ritrovata i suoi occhi che mi fissavano.
Con un'intensità imbarazzante.
"Una buona idea per occupare il tempo del viaggio", ha commentato, riprendendo il controllo.
I miei sensi invece, si erano infuocati. L'ho guardato, smarrita. Proprio in quel momento, il conducente ha frenato bruscamente. La signora dietro di me si è sbilanciata e mi ha urtata, spingendomi verso di lui. Istintivamente, ho proteso le braccia, afferrando le sue. Mi sono ritrovata ad un centimetro dal suo corpo, dalla sua bocca.
Sono arrossita nuovamente e ho distolto lo sguardo, imbarazzatissima.
Ho sentito una mano, la sua mano, scivolarmi sul fianco e dal fianco piazzarsi alla base della schiena; per poi iniziare ad attirarmi a sé, lentamente ma inesorabilmente.
Il mio corpo accaldato non ha opposto alcuna resistenza. Completamente smarrita, ho fissato le sue labbra dischiuse e l'ho osservato abbassarsi piano in cerca delle mie, rallentare un istante a pochi centimetri dalla mia bocca per guardarmi passare la lingua sulle labbra, prima di farmi scivolare la mano libera tra i capelli e costringermi ad un bacio profondo, lentissimo.
Appena le nostre lingue si sono incontrate, ho perso completamente qualsiasi contatto con la realtà: mi sono strusciata piano contro il suo petto duro, ricavandone un immenso piacere, come testimoniavano i miei capezzoli inturgiditi che spuntavano dal sottile strato stoffa del maglioncino.
Anche lui ha perso un pò il controllo e mi ha costetta ad aderire completamente a lui.. Aveva il cazzo in tiro. Durissimo.
Ho cominciato a strofinarmici, molto lentamente, contro.
L'ho sentito tentare di soffocare un gemito, con scarso successo. Quel segnale di godimento così maschio, roco e trattenuto, mi tormenterà spesso, in seguito.
Poi, si è fermato di colpo e mi ha costretta a fare altrettanto, cercando i miei occhi coi suoi. Il messaggio veicolato del suo sguardo era chiarissimo: ho urgenza di possederti, devo fermarmi prima di perdere completamente il controllo; perchè sono ad un passo dal perderlo. Qui, in mezzo a tutta questa gente.
Attorno a noi ci stavano guardando tutti con vivo interesse; siccome nessuno si era lamentato, entrambi avevamo erroneamente pensato di non essere visti.. invece evidentemente si erano goduti lo spettacolo.
Un giovane uomo ha commentato sottovoce ammiccando: "C'è un albergo vicino alla prossima fermata, forse è il caso che ci facciate un salto.."
"Scusate..", ha cominciato il mio capo, leggermente imbarazzato.
"No, no, anzi, grazie per lo spettacolo.. molto stimolante", ha aggiunto lo sconosciuto, sorridendo.
Il tram ha iniziato a rallentare.
"Vieni, scendiamo..", ha detto il mio capo, dirigendomi verso l'uscita.
"Cosa? Ma non è la nostra ferm..", ho cominciato confusa.
"Lo so, fai come ti dico", mi ha interrotta lui, con tono fermo.
Sono scesa e l'ho guardato, sempre più confusa.
"Scusa, ho bisogno di riprendermi un attimo", ha ammesso finalmente, imbarazzato.
Ho cercato qualche indizio nei suoi occhi, senza successo. Poi, ho visto l'erezione che gli deformava oscenamente i pantaloni.
Ci siamo guardati a lungo, in silenzio. Il respiro ancora accelerato.
venerdì 21 maggio 2010
Incontri in chat

Eccomi di ritorno, dopo un periodo stressante di super lavoro. E, conseguentemente, di astinenza sessuale.
Ieri sera sono finalmente uscita con un tipo conosciuto in chat. Un 38enne attraente e prestante. Giocatore di rugby, grande e grosso..
Esce da una lunga convivenza e vuole procedere con calma. Non cerca avventure o donne poco serie.. stavo per lasciar perdere (dato il periodo appena trascorso, io invece avevo giusto voglia di farmi sbattere da un bel maschione), quando mi ha mandato alcune sue foto.
E subito non sono riuscita a fare a meno di immaginarlo nudo sopra di me..
Così, ho continuato a sentirlo, adattandomi ai suoi tempi e modi educati.
Finalmente, dopo alcune settimane, mi ha chiesto di uscire.
Ovviamente sapevo che non avrebbe cercato di portarmi al primo motel, come succede spesso con quelli conosciuti in chat.. peccato, stavolta non mi sarebbe dispiaciuto.
Ci siamo visti in città, per bere una cosa.
E' arrivato con un mercedes scuro, vestito casual, rilassato, sorriso aperto. Semplicemente bello. 1 e 90 per 93 kg. Molto ben distribuiti.
L'ho salutato baciandogli le guance e sfiorandogli il corpo col mio.
Continuando a immaginarci nudi, sudati ed avvinghiati. Il mio corpo si muoveva in modo sensuale, non immune dalle immagini mentali erotiche che non riuscivo a tenere a freno e bombardavano i miei sensi.
Desideravo follemente che mi mettesse le mani addosso. Lo guardai intensamente.
Chissà se un uomo lo capisce, quando una donna ha voglia?
Lui pareva confuso, un pò imbarazzato, ma non in senso negativo. Combattuto.
Ovviamente era solo il mio corpo che lanciava quei messaggi, io intanto parlavo del più e del meno, rispondendo alle sue domande.
Anche il suo corpo sembrava un pò teso.
Ci accomodammo al tavolino di un locale ed ordinammo un drink.
Appena la cameriera si allontanò, glielo feci notare. Lui mi disse di avere dormito male e di avere il collo un pò indolenzito.
Io, fingendomi dispiaciuta, colsi la palla al balzo offrendomi di fargli un massaggio per alleviargli la tensione..
Non gli diedi il tempo di rifiutare incalzandolo con un "coraggio girati, prometto di essere delicata..".
Lui si voltò leggermete di lato sul divanetto sul quale eravamo seduti.
Da dietro, gli feci scivolare la mano sul petto e gli slacciai un paio di bottoni della camicia. Lui si irrigidì un attimo ed inspirò profondamente.
Gli scostai il colletto dal collo ed infilai le mani sulla pelle. Aveva i muscoli di collo e spalle un pò tesi.
Cominciai a lavorarmelo con molta dolcezza, accompagnando il tutto con voce carezzevole.
Lui per un pò cercò di continuare a chiacchierare come se niente fosse.. ma dopo poco la sua voce si era già fatta incerta, il respiro accelerato tradiva il suo coinvolgimento.
"Perchè non ti rilassi un pò... chiudi gli occhi" gli sussurrai all'orecchio.
La tentazione di baciargli il collo era fortissima. Glielo accarezzai con le labbra, osservando le sue reazioni.
Trattenne il respiro per qualche secondo prima di espirare profondamente.
Aprii le labbra e lo sfiorai con la lingua.
Mormorò il mio nome con voce roca. Buttai l'occhio fra le sue cosce: gli stava venendo duro..
Proprio in quel momento si avvicinò la cameriera con la nostra consumazione.
Ci scostammo imbarazzati, tentando di ricomporci. Lui si appoggiò l'avambraccio sul grembo, per nascondere la punta del cazzo che premeva oscenamente contro i pantaloni.
Lei non mostrò di accorgrsene, ma lui, imbarazzatissimo fissò per tutto il tempo il tavolino. Non so perchè ma quel suo pudore mi eccitò ancora di più.
"Portami in un motel" gli sussurrai sensualmente all'orecchio.
Ci guardammo intensamente.
Lui estrasse il portafoglio, lasciò sul tavolino i soldi della consumazione, e mi prese per il braccio invitandomi ad alzarmi e seguirlo "vieni..".
Il parcheggio del locale era in posto molto isolato e buio.
Arrivammo con passo svelto alla macchina. Mi fece appoggiare contro la portiera, sempre tenendomi il braccio.
"Non ce la faccio ad arrivare al motel" disse. Mi baciò rudemente, premendo il corpo eccitato contro il mio.
Mi sfuggì un gemito, sentendo la sua durezza contro il mio grembo eccitato.
Mi afferrò una coscia, da dietro, e me la divaricò. Mi strofinò il cazzo contro la fica. Arcuai il corpo all'indietro e gemetti senza ritegno.
Cercò con l'altra mano le mie mutandine: un minuscolo lembo di pizzo nero, trasparente e sottilissimo, da puttanella. Mi guardò intensamente per qualche secondo, prima di strapparmele.
Mi infilò due dita dritte in fica, per vedere se ero bagnata, sempre guardandomi dritto negli occhi. Decisamente lo avevo sottovalutato.
Mi spinse a sedere contro il cofano mormorando "voglio sentire l'odore della tua fica".
Con la gonna oscenamente sollevata, aprii le gambe mentre lui si abbassava tra le mie cosce. Mi aprì la fica con le dita e respirò a fondo.
Resto sempre sorpresa nel vedere quanto l'odore della fica stordisca un uomo grande e grosso.
Da sempre, fin da quando ho aperto le gambe la prima volta e l'ho mostrata ad un adolescente arrapato. E questo, per tutta risposta, troppo eccitato dalla visione, ha sborrato nel preservativo ancor prima di ficcarmelo dentro. Una sensazione di potere inebriante.
All'improvviso, sento la sua lingua esplorarmi con forza. Spalanco le gambe al massimo, in modo osceno e appoggio la schiena all'indietro, sul cofano, godendo.
Mi lascio leccare, mugolando di piacere, mentre mi infilo le dita nella scollatura e mi sfioro coi polpastrelli i capezzoli, che mi fanno male per la tensione sessuale.
Alzo la testa, per controllare che non ci sia nessuno, e vedo che invece tre ragazzotti sono appena usciti dal locale e si avvicinano al parcheggio, godendosi la scena.
Dopo un attimo di panico, vedo che sono eccitati e non tolgono gli occhi dalla testa dell'uomo che spunta dalle mie cosce spalancate.
Senza accorgermene, appoggio i piedi a terra, sempre con le gambe ben divaricate, e sporgo il bacino verso di lui, offrendo volgarmente la fica alla sua lingua. Me la lecca a lungo, con estrema cura.
Poi si alza, si bottona i pantloni, estrae il cazzo ed avvicina il bacino per piazzarmi l'uccello contro la fessurina. Alzo leggermente le gambe per prenderlo per bene, in fondo, con la giusta angolazione.
Lui me lo sbatte dentro, con un colpo deciso. Godiamo mentre entrambi guardiamo lo spettacolo fra le mie cosce: il suo cazzone infilato a fondo nella mia fichetta.
Lui inizia ad estrarlo fino alla cappella e rificcarmelo dentro a fondo, godendo nello sfondarmi in quella posizione.
Vedo i tre ragazzi che si palpano il pacco, increduli per la scena che gli è capitata sotto gli occhi. Poi iniziano a sbottonarsi ed infilarsi le mani nei jeans.
Mi appoggio all'indietro con le mani per farmi sbattere per bene. Lui si avvicina, mi afferra saldamente per i fianchi, bloccandomi contro il cofano e mi fotte con incredibile profondità. Vengo gridando.
Lui gode forte prima di estrarmi il cazzo e costringermi a scendere dal cofano ed inginocchiarmi, prendendolo in bocca. Mi riempie di sborra calda e, tenendomi saldamente per la nuca, mi costringe ad ingoiare.
I tre ragazzi gli fanno compagnia, sborrando in piedi a pochi metri da noi, prima di reinfilarselo nei jeans e allontanarsi sghignazzando.
sabato 24 aprile 2010
Molestie sessuali

Oggi Laura, un'amica di recente acquisizione, mi ha completamente spiazzata confessandomi di desiderare di essere molestata dal suo capoufficio.
Lei sembra la classica ragazza acqua e sapone, ha la pelle chiara ed arrossisce frequentemente. Timida ed educata, madre natura l'ha dotata di un corpo che fa girare i maschietti per strada.
Mi ha raccontato che il suo capo è un porco. 40enne ancora affascinante, sposato, si diverte un mondo nel metterla in imbarazzo. Le guarda la scollatura o la bocca, mentre le parla, le sorride allusivamente e le chiede continuamente se il suo fidanzato, così giovane, sia in grado di farla divertire..
Laura, dopo i primi momenti in cui si sentiva sporca, ha dovuto ammettere che quell'uomo non le era affatto indifferente. Il che la sconcertava profondamente. Aveva, infatti, un bravissimo fidanzato: gentile, carino ed educato che non le faceva mancare nulla.
A parte l'eccitazione sessuale.
"Ma non posso di certo barattare un fidanzato perfetto per un porco, giusto?", mi ha chiesto angosciata.
"No non posso", si è subito risposta da sola. Come d'altro canto non poteva impedirsi di vestirsi in modo sempre più femminile al lavoro, mi ha confidato.
Il capo l'aveva prontamente promossa come segretaria personale. E le domande sul suo appagamento sessuale si erano fatte sempre più esplicite.
Le sue gonne, per tutta risposta, si accorciavano sempre di più e le scollature si facevano sempre più audaci.
Un giorno, mi ha raccontato, indossò una minigonna che la fasciava come una seconda pelle. Lui la chiamò nel suo ufficio per dettarle una mail e mentre lei scriveva le chiese all'improvviso: "porta le mutandine, Laura?".
Laura smise di scrivere e balbettò "certo, che domande mi fa?".
"Vorrei che al lavoro indossasse sempre gonne corte come ha fatto oggi.. e niente altro", disse serio.
"Ma non posso..", cominciò lei.
"Forse non ci siamo capiti, mi spiegherò meglio: é un ordine. Ho bisogno di essere produttivo sul lavoro e per esserlo devo essere sempre su di giri. L'eccitazione fisica mi rende un vulcano di energie. Coraggio, se le tolga, vedrà che le piacerà. Lo sapremo solo io e lei, e può stare tranquilla, non ho intenzione di violentarla, a meno che non sia lei a chiedermelo", concluse facendole l'occhiolino.
Laura, eccitata come non mai, stava per controbattere quando si accorse che le sue mani si erano già infilate sotto la gonna e stavano abbassando gli slip di pizzo nero. Li lasciò scivolare a terra, col respiro fattosi irregolare.
Lui si alzò e le si avvicinò piano. Raccolse le mutandine e le guardò cercando traccia della sua eccitazione. Sorrise compiaciuto quando trovò una piccola zona bagnata sull'indumento. La guardò profondamente negli occhi mentre lei arrossiva.
Tornò a sedersi e la invitò a mettersi sulla scrivania, davanti a lui.
"Apri le gambe", disse calmo, quando lei si fu appoggiata sul ripiano. Quel passaggio dal lei al tu, la fece sentire ancora più in suo potere, più sottomessa, più ragazzina.
Laura lo guardò strabuzzando gli occhi per l'eccitazione.
"Coraggio, fammi vedere la fica", continuò come se le stesse chiedendo di vedere l'agenda degli impegni della giornata.
"Andiamo, non sarà la prima volta che un maschietto te lo chiede. Chissà quante volte avrai giocato al dottore da piccola..", disse passandosi la lingua sulle labbra.
Da ragazzina era stata troppo inibita anche solo per ritrovarsi da sola con un ragazzo, pensò lei. Ma aveva fantasticato a lungo su giochi di quel genere e sui racconti delle sue amichette, più disinibite.
Ora poteva rifarsi, con gli interessi.
Aprì le cosce.
Trattenne il respiro mentre gli mostrava la fichetta rosea, completamente depilata e con le labbra dolcemente aperte, invitanti.
Lui rimase a bocca aperta.
Si alzò e guardandola negli occhi le fece scivolare la mano lungo la coscia, fra le gambe, esplorandola delicatamente.
Lei non resse al suo sguardo e volse il capo di lato, arrossendo e chiudendo gli occhi.
Lui continuò a sfiorarle la fica con i polpastrelli, con sapiente lentezza, torturandola dolcemente e stimolandola senza alcuna fretta, godendo della sua eccitazione.
Quando si bagnò la dita e prese a sfiorarle il clitoride gonfio, lei si arrese al suo primo orgasmo provocato da un uomo. Mentre lui la guardava venire, in silenzio, sorridendo compiaciuto.
Gli sfuggì un gemito solo quando le infilò due dita dentro, con un gesto fluido e profondo, mentre lei veniva, per sentire le sue contrazioni ed amplificarne al contempo l'effetto.
Lei abbandonò la testa all'indietro e si afferrò alle sue spalle, mentre godeva ed ansimava sotto il suo sguardo.
Le ci volle qualche minuto prima che potesse calmarsi e riaprire gli occhi.
Lui, che la guardava sorridendo con fare paterno, estrasse solo allora con molta cura le dita. Aveva l'uccello gonfio nei pantaloni.
"Sei stata meravigliosa", le disse, "ora va in bagno a ricomporti e lasciami qualche minuto perchè mi passi l'erezione, poi continueremo a lavorare", concluse.
martedì 20 aprile 2010
Erezione in discoteca

Sono ancora eccitata per quello che è successo sabato notte. Sono andata a ballare con degli amici. Avevo voglia di sentirmi desiderata. E di fare la puttanella. Ho fatto la stronza, lo ammetto, ho fatto eccitare un uomo, uno sconosciuto, e poi l'ho rifiutato, mentre lui, arrapatissimo, tentava in tutti i modi di appartarsi con me..
L'uomo in questione è un imprenditore 45enne, un conoscente del fidanzato di una delle mie amiche presenti quella sera. I maschietti ci hanno raggiunte in discoteca quando noi ragazze stavamo già ballando.
Il tipo non era male, ma sapevo per istinto che non ci sarei mai potuta andare a letto. Però avevo voglia di giocare. Dopo le presentazioni, lui ha scambiato quattro chiachiacchiere con una delle mie amiche.
Io gli ho voltato le spalle (indossavo la mia mini nera preferita, quella che mi fa un culetto da infarto), ho allargato un pò le gambe, piegato leggermente le ginocchia e cominciato muovere il culetto in modo molto sensuale, con un ritmo leggermente più lento di quello che la musica avrebbe richiesto..
Approfittavo del fatto che avessimo un tavolo disposto in modo tale da avere tutta la gente davanti a noi. Dietro non c'era nessuno, solo lui e la mia amica.
Non l'ho degnato di uno sguardo, continuando a ballare come se avessi una gran voglia di fare l'amore, di essere presa da dietro..
Dopo qualche minuto mi sono sentita afferrare con fermezza l'avambraccio. Era lui, che aveva evidentemente perso interesse per la conversazione e mi sussurrava all'orecchio "mi stai facendo scoppiare la testa, lo sai vero?".
Mi sono voltata appena, in modo che mi vedesse sorridere compiaciuta. "Lo sai che fai quest'effetto, vero?" ha continuato, arrapato.
Ho schiuso le labbra ed annuito.
Sempre tenendomi il braccio, ha avvicinato il suo corpo al mio, da dietro, ed ha cominciato a muoversi. Mi sono lasciata strusciare il cazzo in tiro contro le natiche per qualche secondo, prima di allontanarlo con la mano, fingendomi imbarazzata.
In realtà mi stavo bagnando.
Ha continuato a girarmi attorno, fingendo di sfiorarmi involontariamente nel ballo. Ogni tanto sentivo la sua mano sfiorarmi il fianco o il sederino.
"Non riesci proprio a non starmi appiccicato al culo?", chiesi sorridendo, ma fingendomi un pò infastidita.
Lui mi guardava fisso, fra il compiaciuto ed il frustrato. "Troia!" mi dicevano i suoi occhi. Se avesse potuto credo che mi avrebbe presa con la forza.
"Vieni, usciamo a fumare", mi ha ordinato poi, afferrandomi.
"Non mi va", ho risposto divincolandomi.
"A me sì", ha ribattuto afferrandomi la mano e trascinandomi nel parcheggio appena fuori dalla pista.
Giunto in fondo al parcheggio si è appoggiato ad una macchina ed ha cercato di attirarmi contro di sé.
"Non volevi fumare?", ho chiesto respingendolo.
Lui con un sospiro ha estratto controvoglia una sigaretta e cercato l'accendino.. che aveva dimanticato al tavolo.
"Era proprio una scusa, allora" ho commentato sorridendo.
Il suo sguardo si è illuminato, ha buttato la sigaretta e cercato di nuovo di baciarmi.
Aveva l'alito un pò pesante, peccato, ho pensato scostandomi, altrimenti la lingua in bocca, me la sarei fatta mettere volentieri..
"Dai è un ora che mi muovi il culo sotto al naso in quel modo, sto per venirmi nei jeans", ha affermato con voce roca mentre cercava di riafferrarmi.
Ho abbassato lo sguardo sulla sua erezione, con finta sorpresa "beh mi spiace, ma ballando pare che si muova anche il culo. Guarda altrove, no?", ho replicato da vera stronza, con un sorrisetto.
"Dai, rientriamo", ho aggiunto poi, divincolandomi e cominciando ad avviarmi verso il locale.
Mi ha seguita poco convinto. Dentro abbiamo ballato un pò insieme, ormai era ora di chiusura. Mi ha chiesto di dargli il numero di telefono. Quando gli ho risposto che ci avrei pensato si è allontanato scocciato.. per qualche minuto, prima di ritornare offrendomi il suo. Mandando al diavolo il suo amor proprio. Evidentemente erezione batte orgoglio.
Gli ho risposto che non avevo dove segnarmelo, sorridendo candidamente.
Poi le ragazze mi hanno chiamata per dividerci la spesa del tavolo e della cena e ne ho approfittato per allontanarmi.
"Permettimi di offrirti la cena ed il resto", mi ha detto raggiungendomi e fissandomi negli occhi.
"Non se ne parla neanche", ho risposto, ben sapendo che era un modo per tentare di comprarsi il dopocena.
Ho raggiunto il gruppo per sapere l'importo. Lui mi ha seguita. Era una bella cifretta, avevamo bevuto parecchio.
Allora ha estratto dal portafoglio un sacco di soldi e guardandomi ha detto agli altri "lasciate che faccia io, insisto".
"Ma dai, tu non c'eri neppure alla cena, sei arrivato dopo.." ha controbattuto una mia amica.
Ma lui aveva già saldato il conto con il tizio del locale.
"Beh allora grazie, è merito tuo, no?", mi ha sussurrato all'orecchio uno dei ragazzi presenti, divertito.
Ho finto indifferenza ma in realtà il fatto che un uomo maturo mi desiderasse a quel punto mi dava un pò alla testa. Nonostante tutta la riprovazione morale, l'essermi fatta pagare da un uomo che non capiva più nulla dalla voglia di infilarmi l'uccello nella fica mi ha eccitata da morire.
Ma non mi sono sentita in dovere di concedergli nulla. Non l'ho baciato e non gli ho dato neanche il numero.
L'ho riaccompagnato gentilmente con la macchina alla sua (all'andata era venuto in auto col fidanzato della mia amica) e me ne sono tornata a casa, tutta calda e sentendomi incredibilmente potente.
Lasciarmi scopare avrebbe rovinato tutto. Sì mi ero eccitata ma lui non mi piaceva, non volevo rivederlo e il giorno dopo, se mi fossi concessa come ringraziamento per l'avermi fatta sentire desiderata o per aver pagato la serata, me ne sarei pentita.
A vent'anni probabilmente mi sarei sentita in colpa. A trenta, conosco un pò di più come va il mondo e come giocare. Capisco quando un uomo vuole solo scopare. So che direbbe qualsiasi cosa per raggiungere il suo scopo. Per poi sparire.
L'eccitazione per quella serata mi è rimasta addosso per tutta la settimana successiva.
mercoledì 14 aprile 2010
Problemi di sesso anale

Oggi ho passato la pausa pranzo con una carissima amica. Era da qualche giorno che mi chiedeva di vederci per parlarmi di una cosa un pò delicata, per la quale aveva bisogno di un consiglio.
Da qualche mese si vedeva con un tipo che le piaceva parecchio e tutto sembrava andare per il meglio. Per di più le piaceva ciò che le faceva a letto.
C'era solo un piccolo problema ed era appunto di questo che mi voleva parlare.
Dopo una serie infinita di preamboli, finalmente si è fatta coraggio e mi ha confessato che il tipo moriva dalla voglia di metterglielo nel culetto.
Sai che novità, ho pensato e ho ridacchiato in risposta.
Lei non l'aveva mai fatto prima ma aveva deciso di accontentarlo, mi aveva spiegato, con un sorrisetto che lasciava capire che in realtà non era poi così maldisposta rispetto all'argomento in questione..
"Bene, e quale sarebbe allora il problema?", le ho chiesto.
"Il problema è che ci abbiamo già provato diverse volte, ma non ci riesco. Mi fa male e non è affatto piacevole", ha ammesso sconsolata.
L'ho guardata, sorridendo. Mi sembrava di essere tornata indietro nel tempo, di anni, ai primi goffi tentativi dei miei inesperti, giovani amanti di riuscire nella stessa pratica.
"Ma scusa, tu lo fai?", mi ha chiesto infine, direttamente.
"Oh sì, da certi uomini adoro prenderlo nel culo", ho risposto senza tanti falsi moralismi.
"Ma non ti fa male?", mi ha incalzata, sgranando gli occhi.
"Dipende, se fatto male, fa male, se fatto come si deve, è incredibilmente bello", ho risposto sorridendo.
Davanti al suo sguardo interessato, ho iniziato a raccontarle i miei primi approcci col sesso anale.
Fin dalle prime esperienze sessuali, sia io che i miei partners, abbiamo dimostrato reciproco interesse per l'argomento. Ma dai primi tentativi, al prenderlo effettivamente nel culo come si deve, sono passati anni.
L'errore principale, era che i miei primi amanti, anche loro alle prime esperienze, tentavano di sodomizzarmi senza prima avermi fatta adeguatamente eccitare. Il tutto senza lubrificante.
Dopo qualche doloroso tentativo di penetrazione, coi muscoli anali tesi che opponevano resistenza, in genere si desisteva. E questo era quanto.
Stavo per desistere dal provarci, quando ho conosciuto un uomo speciale.
Avevo 22 anni, lui 35. E' stato un colpo di fulmine. Mentale, non fisico. Il peggiore che ci sia. Ero completamente partita.
A letto ci sapeva veramente fare. Le cose che mi diceva, mentre mi scopava, sarebbero bastate da sole a farmi venire..
Comunque lui, a differenza di altri, non aveva mai provato a sodomizzarmi. Non ne avevamo neanche mai parlato.
Una sera uscimmo a cena. Io e lui da soli. Il cameriere venne a lasciarci il menù e la carta dei vini.
Di solito non bevevamo granché: lui doveva guidare ed io non andavo pazza per il vino.
Quella sera aveva voglia di bere e mi propose di fargli compagnia. Accettai volentieri, ma gli chiesi di consigliarmi.
Lui cercò di capire cosa potesse piacermi ed una volta appreso che gradivo qualcosa che non fosse frizzante e che fosse molto dolce, mi disse che pensava di aver capito ciò che volevo e di lasciar fare a lui. Adoro gli uomini che fanno così.
Quando l'uomo fa l'uomo, mi sento libera di essere donna in tutte le sfaccettature più femminili del termine.
Quando tornò il cameriere, parlarono per qualche minuto della fornitura della cantina del ristorante e ordinò il vino per entrambi.
La cena fu molto gradevole, ma il vino.. il vino era eccezionale. Dolcissimo, liquoroso, fruttato, di un colore dorato intensissimo. E molto forte.
Siccome lo sorseggiavo lentamente, non me ne resi conto appieno. Ne bevvi due bicchieri. Mi sentii estremamente calda ed eccitata. Rilassatissima.
Lui me lo lesse negli occhi.
"Andiamo", mi disse a fine cena, fissandomi intensamente, con un sorrisetto.
Salimmo in auto e ci avviammo. Non avevo bisogno di chiedergli dove stavamo andando. Da come mi guardava capivo che non avremmo raggiunto gli amici per far serata.
Appena partiti e immessi sulla statale, mi abbandonai sul sedile dell'auto.
Lui era concentrato sulla strada. Chiusi gli occhi. Sentii la sua mano sul ginocchio. Riaprii gli occhi e lo guardai. Lui teneva sempre i suoi fissi sulla strada. La sua mano prese a risalirmi lungo la coscia, molto lentamente, spostandosi all'interno.
Divaricai leggermente le gambe. La sua mano, ormai sotto l'orlo della gonna, risaliva sempre più. Sentii le sue dita contro le mutandine. Me le scostò appena, per infilarsi sotto. Mi accarezzò con incredibile lentezza, sfiorandomi appena, senza mai guardarmi. Vedevo il suo profilo concentrato sulla guida.
Dopo qualche minuto spense l'autoradio. Voleva sentire il mio respiro accellerato e i gemiti che non riuscivo a trattenere e riecheggiavano in quel silenzio carico di tensione.
Il viaggio durò venti minuti. Ogni tanto sfilava la mano dalle mie cosce e lentamente si passava le dita in bocca, per sentire il mio sapore e per bagnarsi le dita e rendermi più piacevole il massaggio. Sempre senza guardarmi.
Arrivai a casa sua eccitata come non lo ero mai stata prima. Con la testa resa leggerissima dalla giusta dose di vino di qualità.
Mi fece scendere e dirigere verso la sua camera da letto. Calmissimo, senza fretta, pregustando ciò che mi avrebbe fatto.
Non era uno di quegli uomini che ti saltano addosso. Ed era l'uomo più passionale, erotico e virile che avessi mai conosciuto.
Perdeva il controllo solamente al momento dell'orgasmo. E ciò faceva perdere il controllo a me.
Arrivati in camera gli bastò guardarmi in silenzio, senza muovere un solo muscolo, perchè mi offrissi a lui.
Cominciò a spogliarmi ed accarezzarmi, baciandomi e mordicchiandomi con passione il collo.
Mi fece sedere sul letto mentre si toglieva la camicia e slacciava i pantaloni. Una volta abbassati fino a metà coscia, mi allargò le gambe e mi infilò il pene dritto in fica, con un gemito liberatorio, dopo tutte quelle ore di tensione sessuale.
Mi montò come faceva di solito, sdraiato sopra di me, tenendomi le gambe spalancate e sussurrandomi all'orecchio quanto lo facevo arrapare e quello che mi avrebbe fatto. Nei dettagli. Facendomi impazzire.
Ad un certo punto, cambiando posizione, ci ritrovammo sdraiati sul fianco, con lui dietro di me che mi baciava il collo.
Ero calda, rilassata ed eccitata come mi era successo poche volte. Mi sembrò assolutamente naturale allungare la mano, afferrargli il cazzo e avvicinare il mio culetto fino a sentire la sua cappella gonfia contro il mio buchetto. Che non era mai stato così rilassato, bagnato e vogliso.
Semplicemente era il momento giusto, con l'uomo giusto. E non c'era stato bisogno di chiedere o convincere.
Appena capì di cosa avevo voglia, smise di colpo di baciarmi. Si scostò leggermente per guardarmi, ancora respirando affannosamente.
"Stai fermo ti prego, lascia fare a me", lo pregai, respirando con altrettanta difficoltà.
Cominciai a giocare, muovendo il culetto contro il suo cazzo. Continuai così a lungo, strofinandomi la sua cappella contro il buchetto, senza farla entrare.
Sentivo il culetto aprirsi lentamente, come un fiore che sboccia.
Quando l'eccitazione raggiunse il livello giusto, con la sua cappella contro il buchetto ormai dilatato ed accogliente, cominciai a spingermi ritmicamente contro quel palo duro.
Gli chiesi di tenersi il cazzo in posizione, per aver la mano libera per sfiorarmi il clitoride gonfio, quasi dolorante dal desiderio.
"Sì, toccati..", ansimò lui. Sentivo che per la prima volta era in difficoltà nel controllare la sua eccitazione. E questa consapevolezza mi fece perdere anche le ultime inibizioni rimaste.
A quel punto, la sensazione di un cazzo duro e gonfio che mi allarga il buchetto, è una delle cose più belle che si possa immaginare.
Sentire il mio uomo godere, mentre sente il suo cazzo aprirmi il culo è impagabile. Sapeva di essere il primo, che mi stava sverginando il culetto.
Lo presi per cinque o sei centimetri, lo sfregamento tra le strette pareti del mio buchetto ed il suo cazzo era troppo intenso per resistere. Venni quasi subito.
Quando mi sentì venire dimenandomi furiosamente contro il suo uccello, cominciò a godere fuori controllo.
Venne urlando "oh, cazzo.. cazzoo.. aaahh sììì", mentre le mie contrazioni anali, conseguenza dell'orgasmo, glielo stringevano ritmicamente, con deliziosa forza.
Spesso, in seguito, in occasione di cene con amici, al momento di ordinare, lui mi chiedeva con apparente noncuranza, ma con un pericoloso luccichio negli occhi, se gradissi quel vino che mi era tanto piaciuto..
I comuni amici ovviamente non capivano il perchè del sottile compiacimento che accompagnava quella richiesta. E soprattutto non capivano il perchè io reagissi arrossendo in modo così violento. Non potevano immaginare che in quel momento il mio uomo mi stava chiedendo del sesso anale, davanti a tutti. Sorridendo al ricordo di quel primo nostro rapporto.
domenica 11 aprile 2010
Insieme ci divertiremo un sacco

Ieri sera sono uscita col nuovo direttore della mia banca. Era da qualche tempo che mi stava dietro, più precisamente dal mese scorso, quando ho avuto con lui una discussione piuttosto accesa sulla gestione dei miei fondi.
Lui è un uomo decisamente affascinante, sempre impeccabile nel suo completo scuro. Cinquant'anni, portati decisamente bene e separato da un paio.
Dalla discussione in poi, ogni volta che vado in banca, esce dal suo ufficio, viene a salutarmi e mi chiede di seguirlo per parlare dei miei investimenti.
E mi spoglia letteralmente con gli occhi. Mi guarda fisso, a lungo. Non cerca minimamente di nascondere il suo desiderio per me. Turbandomi profondamente. C'è qualcosa nel modo in cui mi guarda.. Non riesco a smettere di pensare che sia molto disinibito. Sessualmente. Uno che sa ciò che vuole e come ottenerlo.
Comunque, le ultime volte che ci siamo visti in banca, era sempre più eccitato. Mi faceva accomodare nel suo ufficio e mi mangiava con gli occhi. Non si perdeva un movimento del mio corpo. Gli si leggeva in faccia che avrebbe voluto alzarmi la gonna da dietro, costringermi a novanta sulla scrivania e sbattermi.
Quando mi ha chiesto di uscire a cena con lui, un brivido mi è corso dalla base della schiena fino alla nuca, facendomi involontariamente arcuare il corpo.
Il suo sguardo si è posato sfacciatamente sui miei capezzoli, inturgiditi sotto il tessuto leggero della camicetta.
Ci mancava solo che allargassi le gambe, il mio linguaggio corporeo non poteva essere più invitante di così. Ho accettato l'invito e mi sono congedata prima che il mio corpo mi tradisse ancor più sfacciatamente.
Ho pensato a lui tutto il giorno, immaginando le scene più disparate. Tutte rigorosamente ad alto tasso erotico.
In particolare fantasticavo sul tragitto in macchina. Sull'essere al buio in uno spazio ristretto ed intimo, vicinissima ad un uomo semisconosciuto che mi eccita e col culetto sul sedile di pelle di un'auto di grossa cilindrata. Sentire lievemente le vibrazioni del veicolo attraverso il sedile fra le cosce, dove probabilmente sarò già particolarmente sensibile..
Cazzo, devo fare la brava! Non si scopa in macchina con un direttore di banca! Dovrò calmare i bollenti spiriti. E non sarà facile.
Alle otto è arrivato sotto casa mia, puntualissimo. Ero pronta dalle sette e mezza.
Gli ho sussurrato con voce suadente al citofono che sarei scesa subito.
Mi attendeva in fondo al vialetto, con le gambe leggermente divaricate e le mani infilate nelle tasche dei pantaloni. L'ho raggiunto muovendo sinuosamente i fianchi ed osservato deglutire mentre ammirava il modo in cui il vestitino nero che avevo scelto fasciava il mio corpo.
Ho lasciato che il mio profumo lo raggiungesse e gli ho sfiorato le guance con le labbra, molto lentamente, appoggiando la mano al suo petto. I nostri corpi si sono sfiorati.
"Vuoi farmi morire, stasera?", mi ha chiesto divertito. Ma col corpo tesissimo.
"Temo di non capire..", ho mentito, sorridendo appena, compiaciuta, mentre mi scostavo. Quella vicinanza era letale anche per me, mi sentivo già un pò stordita.
Poi tutto è avvenuto in un attimo, ma i miei sensi lo hanno percepito come al rallentatore.
Lui ha smesso di sorridere e iniziato a guardarmi in quel modo.. ha fatto scivolare la mano alla base della mia schiena, con un gesto molto sensuale. Poi, più rudemente, mi ha attirata contro il suo corpo teso. La sua bocca si è abbassata sulla mia, con sapiente lentezza mi ha accarezzata le labbra con le sue. Una, due, tre volte, con passione crescente. Finché non mi ha infilato la lingua in bocca. Le sue mani mi hanno afferrato saldamente le natiche e mi hanno costretta a strusciarmi lentamente contro di lui. Ho sentito la sua erezione. E lui si è accorto che non indossavo le mutandine..
Si è staccato di colpo, guardandomi intensamente, col fiato corto.
"Scusami, non so cosa mi sia preso.." ha mormorato imbarazzato, "vieni togliamoci dalla strada".
Mi ha accompagnata verso la portiera, gli occhi incollati al mio culetto mentre si passava distrattamente la mano sulle labbra per togliersi il rossetto.
Mi ha aperto la portiera e fatta accomodare. Ho sorriso vedendo i sedili in pelle nera, proprio come li avevo immaginati per tutto il giorno.
Lui si è seduto senza guardarmi e ha avviato il motore. Non riuscivo a distogliere lo sguardo dalla sua erezione, mentre guidava. Avevo una voglia tremenda di prenderglielo in bocca, di stuzzicarglielo con la lingua, di sentire che sapore aveva..
Mi sono avvicinata a lui e gli ho posato dolcemente la mano sulla coscia, accarezzandogliela lentamente. L'ho osservato trattenare il respiro e serrare la mascella.
Ho giocato con la mano sulla sua gamba muscolosa, facendo dei circoletti con la punta delle dita.
"Ho sete..", ho mormorato allusiva, per poi risalire con la mano e passare a strofinargli le dita lungo l'asta dura fra le cosce.
"Forse ho qualcosa per dissetarti un pò la gola..", ha mormorato con voce roca, prima di abbassarsi la lampo, prendermi la mano e infilarsela dentro.
Gli ho afferrato l'uccello e l'ho tastato per bene, chiudendo gli occhi. Era gonfio e bello largo di diametro, come piace a me. Gliel'ho estratto dai pantaloni, mentre lui deviava dalla strada principale e cercava qualche posto isolato per appartarci. Aspettare di arrivare a casa sua o in qualche motel era fuori discussione. Lo sapevamo entrambi.
Ho iniziato a scappellarlo lentamente, molto lentamente, più volte, passandomi la lingua sulle labbra mentre lo mangiavo con gli occhi.
Lui respirava sempre più affannosamente. Quando mi sono abbassata fra le sue cosce, incapace di resistere oltre, l'ho visto trattenere il respiro.
L'ho assaggiato con la lingua, era caldo e pulsante. Ho chiuso gli occhi mentre accoglievo fra le mie labbra la sua cappella e iniziavo a lavorargliela dolcemente.
Ha iniziato a gemere quasi subito, in un modo molto maschio e fermato la macchina nel primo posto decente, incapace di proseguire oltre. Mi ha messo una mano dietro la nuca e guidata dolcemente, mostrandomi il ritmo che gli piaceva.
Adoro succhiare il cazzo di un uomo virile che mi tiene la testa e me lo spinge in bocca lentamente, godendo per quello che mi sta costringendo a fare.
Sentire un uomo che gode e si eccita mi fa bagnare. Con la mano libera, mi sono alzata la gonna e ho iniziato a sfiorarmi delicatamente il clitoride, mettendomi in modo che lui si godesse lo spettacolo.
Dopo qualche minuto, mentre i suoi gemiti si facevano sempre più rochi, mi ha afferrata per i capelli e costretta a fermarmi, rudemente. Eccitandomi ancor di più.
"Aspetta, ho già voglia di sborrare..", ha ansimato.
Ma non potevo aspettare, avendoci immaginati in scene erotiche per tutto il pomeriggio, praticamente era come se avessi guardato per tutto quel tempo un film porno.. mi bastava pochissimo per venire.
Mi sono alzata e messa a cavalcioni sopra di lui. Gli ho afferrato il cazzo e me lo sono strofinato dolcemente lungo la fessurina, avanti e indietro, bagnandolo coi miei umori e rendendolo deliziosamente scivoloso.
"Sto per venire..", ho ansimato abbandonando la testa all'indietro.
Lui mi ha afferrata per i fianchi e attirata con forza verso di sé.
Alzando il bacino me l'ha ficcato tutto dentro, con un colpo secco. Ho dovuto arcuare il corpo per il colpo, me lo sentivo fino in gola. Mi è bastato sfiorarmi il clitoride per venire.
Sentendo le contrazioni deliziose della mia fichetta calda e bagnata contro il suo uccello, gli è bastato darmi altri tre colpi profondi per sentire che la sborra era pronta a schizzargli dalle palle gonfie.
Con un gemito mi ha afferrata e si è sfilato dalla mia fica, a malincuore.
Si è afferrato il cazzo e l'ha avvicinato alle mie labbra.. "dai, fatti sborrare in bocca", mi ha implorata, eccitatissimo.
Ho aprerto la bocca davanti alla sua cappella gonfia, mentre lui lasciava partire il primo getto caldo e densissimo, con un lungo gemito liberatorio, seguito da un altro fiotto, e da un altro e un altro ancora.. Mi è venuto quasi tutto in bocca. Ho alzato la testa per godermi ad occhi chiusi la sensazione della sua sborra che mi colava calda giù per la gola.
Le sue dita, dolcemente raccoglievano quella che mi era finita sul viso e sulle labbra. Sorridendo, ho aperto nuovamente la bocca e lasciato che le sue dita vi depositassero quella crema bianca deliziosa. Le ho succhiate dolcemente.
Mi guardava con la bocca socchiusa, stordito.
"Sei ancora meglio di quanto immaginassi..", ha mormorato dopo un pò, "insieme ci divertiremo un sacco".
Due giorni dopo, mi è arrivato in ufficio un mazzo enorme di rose rosse. Il biglietto diceva: Non riesco a smettere di pensare all'altra sera, quelle immagini mi tormentano, irrompendo nella mia mente nei momenti meno opportuni. Gli ultimi giorni li ho passati cercando di controllare l'erezione.
martedì 6 aprile 2010
A volte basta uno sguardo..

Sarà la primavera, ma è un periodo che sono perennemente eccitata. Non ho neanche bisogno di sfiorare la stoffa dei pantaloni, fra le cosce, per sapere che ho il clitoride turgido. Sensibilissimo. Per giunta ho scaricato da poco l'ennesimo fidanzato. Un cretino, che mi ha stancata in poco più di sei mesi.
Avevo pensato, per un attimo, di tenermelo solo per il sesso, vista la mia voglia.. Ma effettivamente, andare con lui e dover pensare ad altro per eccitarmi era poco pratico. E di insegnargli che il sesso è ben altro che un ritmico dentro e fuori era fuori questione. Alla parola "preliminari", mi guardava con aria interrogativa, come a chiedermi "perchè perdere tempo con cose inutili, quando possiamo passare subito al sodo?".
Per un pò ho anche provato a far entrare in quella testolina primitiva, che per una donna, i preliminari sono il sodo! Che un uomo può andare dentro e fuori per ore, senza cavare un ragno dal buco. Che eccitare una donna è meno complicato di quanto si pensi. E sicuramente, meno faticoso di tutta quella ginnastica da porno-attore professionista che l'uomo medio pensa necessaria.
E poi sarebbero le donne che si complicano la vita?! Bah, io non ne sono così sicura. Basterebbe chiedere "cara, cosa ti eccita?". E insistere dolcemente finchè la partner, superate le reticenze iniziali, si apre. E scoprirebbero un mondo inesplorato. Basta una parolina suadente, uno sguardo ammiccante, una carezza languida. Sapere che il tuo uomo ti desidera. Non avrebbero neanche più bisogno di chiedere di fare sesso.
Pochi giorni fa, ad esempio, un uomo mi ha eccitata da morire. E' bastato uno sguardo, una questione di pochi secondi ed ero predisposta a fare sesso. Ero in un locale, con degli amici.
Verso la fine della serata, mi alzo per andare alla toilette. Il locale era pieno e mi sono dovuta fermare per far passare alcuni ragazzi diretti all'uscita. Mentre attendo lascio vagare lo sguardo. Lo vedo. Sexy da tirare scemi. Un uomo sulla quarantina, appoggiato di lato al bancone, in mano un bicchiere con del liquido ambrato. Liscio. Lui ascolta un tizio che gli sta raccontando con enfasi qualcosa. E' calmo ed a suo agio. Occhi scuri, profondi, lineamenti decisi, capelli corti, completo scuro, spalle larghe. Non resisto e butto l'occhio a come sta messo sotto.. Adoro osservare gli uomini tra le cosce, soprattutto se indossano dei pantaloni e non dei jeans. Se il cazzo è di dimensioni decenti, deforma i pantaloni in un modo che mi fa impazzire.
I ragazzi passano e io mi posso riavviare, ma il mio sguardo resta lì, ad osservare con piacere lo spettacolo di quella stoffa che disegna le sue forme. Per qualche secondo oltre il dovuto.. Lui mi vede, mentre mi passo involontariamente la lingua sulle labbra. E capisce cosa sto osservando.
E' allora che succede. Il suo sguardo si accende di interesse, accenna un sorriso con l'angolo della bocca. Ormai gli sono ad un passo. Il suo sguardo, dai miei occhi, scende con incredibile lentezza lungo il mio corpo. Il collo, il seno, indugia sui capezzoli inturgiditi sotto la stoffa del vestitino, il ventre piatto, la curva dei fianchi, le gambe tremanti. Mi esplora completamente, mentre continuo ad avanzare adagio, ancheggiando. Il mio corpo reagisce come se mi stesse toccando. Poi risale con la stessa lentezza. I nostri occhi si incontrano di nuovo. Nei suoi leggo un lampo di apprezzamento maschile, leggo desiderio sessuale.
Trattenendo il respiro gli passo oltre. Mi rifugio in bagno, mi appoggio al lavandino con entrambe le mani, per non cadere e respiro a pieni polmoni. Ci ho messo venti minuti buoni a calmarmi. Una volta uscita, per fortuna era sparito. Altrimenti probabilmente mi sarei fatta portare a casa da quello sconosciuto. A casa o in qualsiasi altro posto la sua fantasia avesse voluto portarmi.
Il giorno dopo ho lasciato il mio fidanzato.
Mi presento..

mi chiamo Belle, Belle de jour..
No, non sono una professionista.. è semplicemente un piccolo tributo ad una serie televisiva che in qualche modo mi ha intrigata.
Se a qualcuno è capitato di vedere "Diario di una squillo perbene", capirà a cosa alludo.
Ah, mi piace il sesso di qualità.
Sono una libera professionista, 30enne, elegante, raffinata, sagace. Decisamente sexy.
Apparentemente fredda e distaccata. Ma basta lo stimolo erotico giusto e divento la più sinuosa delle gatte in calore.
Adoro gli uomini di classe, quelli che ci sanno fare realmente, non solo a parole. Lentamente..
Benvenuti nel mio diario. Ci troverete fantasie e storie vere.
Un bacio caldo.
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