venerdì 31 maggio 2013

Cosa gli piacerebbe verdermi fare..

Non ci ho messo molto a capire i vizietti nascosti del mio nuovo compagno... Alle prime uscite devo ammettere di avere provato un po’ di disappunto di fronte alla sua mancanza di gelosia. Gli uomini gelosi e possessivi mi hanno sempre eccitata. Mi piace approfittare di ogni momento in cui il mio lui di turno si allontana per fare la gatta morta col primo maschione che si avvicina, attratto dalle mie moine.. per poi gustarmi il suo ritorno.. Dopo essersi occupato dell’allontanamento dei maschi che si sono avvicinati alla gattina in calore, viene il mio turno. Il mio partner si accorge che sono andata in calore e che non può portarmi in giro così. Inoltre è arrabbiato per avermi vista cosí accomodante verso le avances di un altro maschio.. Se sono abbastanza incazzati, mi obbligano a seguirli tenendomi per un braccio nel primo posto appartato disponibile: la macchina, il parcheggio, il retro di un locale.. Spesso senza dire una parola, con la bocca tirata e gli occhi ferocemente luminosi. Mi alzano rudemente il vestito, aprono le gambe e si abbassano la lampo. Poi mi infilano il cazzo con foga, grugnendo di rabbia e frustrazione. Di solito in tali circostanze, i miei partner mi aprono in malo modo il davanti del vestito, per vedere le mie tettone sballottate sotto i colpi profondi che mi danno, coi capezzoli rossi e turgidi, bagnati dalla saliva delle loro bocche bramose. In piú di un'occasione sono tornata a casa col vestito lacerato sul davanti, con le tette oscenamente esposte. Per non parlare poi del trucco sbavato e segnato dalla sborra. Mi vengono quasi sempre in faccia. L'altra sera, ho provato questa scenetta ormai collaudata col mio nuovo uomo. Non è andata come previsto. Eravamo ad una festa, in un locale all’aperto. Lui si è allontanato per prendermi qualcosa da bere. Mi sono subito data da fare: ho cercato un bel toro da monta ed ho sventolato qualcosa di rosso.. Di solito mi basta molto poco per far dimenticare ad un uomo chi è e cosa stava facendo fino a quel momento. Il richiamo all’accoppiamento è davvero molto potente. Mi sono appoggiata ad un tavolo con le gambe leggermente aperte ed ho giocato con un dito sulle labbra, guardandolo. Lui, dopo aver vistosamente perso il filo del discorso, si è congedato dai suoi amici e mi si è avvicinato. Ci siamo scambiati qualche battuta allusiva mentre con la coda dell'occhio tenevo d’occhio il bar. La mia fichetta cominciava a pulsare al solo pensiero della foga con la quale sarei stata posseduta dal mio compagno.. Intanto il tizio in questione si faceva più spudorato e tentava di abbracciarmi e baciarmi. Io lo rifiutavo con poca convinzione, sorridendo in quel modo da gatta morta che fa ammattire gli uomini. Finalmente ho visto il mio uomo in lontananza che ritornava con due drink. Anche lui mi vide e si fermò immediatamente. Osservò il tizio che allungava le mani sul mio corpo e mi baciava il collo, mentre mi divincolavo appena, facendolo eccitare ancora di più. Mi passavo con impazienza la lingua sulle labbra, ad occhi chiusi, pregustando il cazzo del mio uomo che fra poco mi avrebbe scopato la bocca. Abbandonai la testa all’indietro, mentre il tizio mi stringeva le natiche, costringendomi a strusciarmi sul suo cazzo eccitato. Ero tutta bagnata, col clitoride gonfio e sensibilissimo, pronta a farmi punire come si deve nella fica. Passarono alcuni secondi. Perché lui non era ancora intervenuto? Riaprii di scatto gli occhi. Lo vidi in piedi, fermo nello stesso punto di prima. Mi fissava con espressione indecifrabile. Capii che non si sarebbe avvicinato. Un lungo brivido gelato mi percorse la schiena. Cercai di valutare rapidamente cosa avessi sbagliato. Non mi sembrava disgustato per quello che stavo facendo e non stava neppure per andarsene piantandomi in asso. Mi osservava con la massima attenzione. Il tizio intanto mi ansimava all’orecchio di seguirlo nel parcheggio, ma io ormai ero mille miglia lontana da lui. Mi irrigidii tra le sue braccia e lo scostai in malo modo dicendogli di non avere più voglia. Naturalmente non la prese bene. Fu solo allora che il mio uomo intervenne. Piombò su di lui ad una velocità impressionante e lo liquidò in meno di un minuto. “Tieni” mi disse poi, porgendomi il drink. Lo guardai smarrita: sorrideva appena. Ed era eccitato. Fu allora che capii. Non rimanemmo molto alla festa. Lui aveva bisogno di possedermi, lo capivo da come mi guardava e si muoveva. Salimmo in auto e ci avviammo verso casa. Il silenzio era carico di tensione sessuale. Lui mi guardava, sorridendo in quel modo. Quel modo che significa: adesso vedi, cosa ti faccio. Chiusi gli occhi deglutendo. Sentii la sua mano sulla coscia, accarezzarmi lentamente. E risalire. “Apri le gambe” mi disse a bassa voce. Lo feci, sempre ad occhi chiusi. Il viaggio fu una vera tortura. Le sue dita esperte, scivolose di saliva, mi massaggiavano senza fretta il clitoride. Mentre con voce roca, calma e sicura, guidava la mia immaginazione. Mi sussurrava cosa gli sarebbe piaciuto vedermi fare. “Vorrei vederti sedere con abiti succinti, senza mutandine, in modo tale da lasciare intravedere la fighetta bagnata e semiaperta ai miei amici” disse piano, per poi guardarmi intensamente per qualche secondo in silenzio. Le sue dita che si muovevano inesorabilmente, facendomi gemere.. “Vorrei andare in una piazzola, dove si fermano i camionisti a dormire, e contrattare con loro. Quanto sarebbero disposti a sborsare e per farti cosa? Poi vorrei vederti appoggiata al camion, a gambe aperte, mentre mostri loro la fica, spalancandotela con le dita, per far loro controllare la merce” sospirò tornando a guardarmi. “Mi piacerebbe moltissimo vederti palpare da un uomo maturo” disse e socchiudendo gli occhi, ansimò piano. Sentii un fremito potentissimo, quasi come se le sue dita mi stessero dando la scossa. La mia mente visualizzava le scene che lui descriveva, rendendole quasi reali. La sua calma compassata, mentre mi diceva quelle cose, mi stordiva. Nel chiaroscuro dell'abitacolo vedevo le mie lunghe gambe affusolate aperte e la sua mano muoversi lentamente fra le mie cosce, sotto al vestito. Ormai ansimavo e gemevo senza ritegno, stavo per venire. Lo supplicai di chiavarmi. Non potevo più aspettare. Ci appartammo in macchina e mi lasciai montare come una cagna, contro il sedile anteriore. Lui era infoiato come non l’avevo mai visto. Mentre mi sbatteva mi ansimava all’orecchio quanto era felice di aver trovato finalmente una bella compagna calda e puttana al punto giusto e quanto lo arrapavo. Mi fece venire quasi subito. Lo pregai di venirmi in faccia. E di continuare ad insultarmi mentre lo faceva. Tornammo a casa con lui che guidava sorridendo ed io che raccoglievo la sborra dal mio viso e mi succhiavo le dita.

martedì 26 aprile 2011

Quando lui mi punisce

Sto uscendo con un uomo estremamente porco. Perverso. Uno di poche parole, che con un'occhiata ti fa tremare le ginocchia. E bagnare la figa.
Sempre impeccabile, in completo scuro, occhiali da sole. Mascella pronunciata e fare virile. Mi basta guardarlo per eccitarmi tutta.
So per istinto che gli piacciono donne molto femminili. Quindi non mi ha mai vista in jeans. Anche solo per far la spesa: tacchi alti, reggicalze e vestitini da infarto. Rossetto, unghie laccate di rosso. Non mi faccio mai mancare un piccolo dettaglio da puttana. Una calza con la cucitura dietro, una scollatura particolare, un guanto di pizzo.
Lui mi guarda in silenzio. Ma gli occhi gli brillano.
Gli piace che gli altri uomini capiscano che mi lascio fare di tutto.
Che sono una sua proprietà. Un oggetto sessuale.
In sua presenza non posso fare a meno di pensare al sesso.
Al supermercato mi fa chinare in modo provocante, in modo da offrire il culetto alla vista degli altri uomini. Mi ordina di sculettare appena, oppure di piegare una gamba verso l'alto, come quando baci qualcuno, mentre mi allungo sinuosamente per prendere una scatola dagli scaffali più alti.
Magari mi si mette dietro, con la scusa di aiutarmi e mi appoggia i genitali contro il culetto. Oppure semplicemente mi accarezza con la mano una natica.
Col tempo, ha cominciato ad ordinarmi di mostrare i miei attributi sessuali a qualche uomo, scelto da lui.
Una sera in discoteca abbiamo ballato come se stessimo chiavando e un tizio, che si era eccitato, ci si è avvicinato. Ha borbottato qualcosa al mio uomo. Siamo andati in un posto appartato, il tipo ci ha seguito.
Il mio uomo mi ha sussurrato, tenendomi per i fianchi da dietro: "Coraggio tesoro, hai fatto eccitare il signore, slacciati la camicetta e fatti palpare un pò per scusarti". Poi mi ha guardata in silenzio, in attesa.
Mi sono slacciata molto lentamente la camicetta, mentre il mio uomo mi strusciava piano il cazzo contro il culo e mi sussurrava eccitato all'orecchio: "Così, da brava bambina.."
Ho chiuso gli occhi, sentire la voce roca di eccitazione del mio uomo mi dava alla testa, ho spalancato la camicetta con le mani e arcuato il corpo fremente verso di lui. Offrendo le tette a quello sconosciuto.
Lui, incredulo, ha avvicinato lentamente le mani tremanti ai miei capezzoli ed ha cominciato a sfiorarmeli delicatamente.
Dopo qualche secondo si sono ingrossati in modo osceno.
Mi è sfuggito un gemito.
"Ti piace, vero..? Quanto sei puttana", ha ansimato il mio uomo.
"Prendiglieli pure in bocca", ha concesso poi al ragazzo, senza togliermi gli occhi di dosso.
Lui non se lo è fatto ripetere due volte, si è chinato un pò e ha iniziato a succhiarmi un capezzolo. Ogni tanto si fermava e me lo stuzzicava con la lingua.
Ho serrato i denti per non godere ma gli occhi mi stavano schizzando dalle orbite per il piacere.
"Allora non dici niente eh.. Dovrei credere che non ti piace farti slinguare da un altro?", mi ha provocata con calma. Poi mi ha bloccato i polsi dietro la schiena e ha suggerito al tizio "Coraggio, mettile due dita nella figa mentre le stimoli i capezzoli, vediamo se è vero che non sta godendo..".
"Noo, ti prego", ho ansimato. Sapevo che non sarei resistita molto.
Ho cercato di divincolarmi, ma la presa era ferrea. L'unico effetto che ho provocato è stato quello di eccitarli ancora di più.
Il tizio mi ha sollevato rudemente il vestito, mi ha scostato le mutandine e infilato due dita su per la fica.
"Ahh.. Sììì..", mi è sfuggito.
Il ragazzo ha iniziato a tormentarmi la figa, con movimenti lenti e profondi.
Continuavo a divincolarmi ansimando loro di smetterla "Noo, bastaa.. aahh.. vi prego, no..". Sono venuta quasi subito, stretta fra due uomini.
"Bene, ora fai una sega al signore per sdebitarti", mi ha ordinato freddamente.
Il tizio è' venuto quasi subito, appena gli ho infilato la mano nelle mutande e ho cominciato a segarlo piano.
Ora sapevo che il mio uomo mi avrebbe punita per aver fatto eccitare un altro maschio ed aver cercato di sottrarmi dal soddisfarlo.
Mi ha presa per il braccio e condotta fuori dal locale, senza dire una parola.
Il parcheggio era ancora pieno di auto.
Mi ha trascinata davanti al suo Bmw e costrerra a novanta contro il cofano. Il metallo freddo mi ha fatto inturgidire i capezzoli. Poi mi ha alzato la gonna e ha cominciato a slacciarsi con calma i pantaloni.
"Noo", ho ansimato. Poteva arrivare qualcuno da un momento all'altro.
"Devi essere punita, tesoro, lo sai", mi ha spiegato lui con tono dolente.
Mi sono eccitata di nuovo.
Mi ha abbassato le mutandine fino a metà cosce e ordinato di aprire le gambe.
Sapevo che la punizione sarebbe stata un lungo, lento e profondo atto di sodomia. Con lui che mi teneva saldamente per i fianchi, impedendomi qualsiasi movimento per sottrarmi al suo cazzo che mi sfondava e apriva l'ano come e quanto voleva. Facendomi urlare sguaiatamente fino a venire. Per poi farcirmelo con una quantità incredibile di fiotti di sborra densissima, ansimando "Prendi troia, prendila tutta..".
Di solito, quando lui mi punisce, mi rimane il buco del culo allargato ed arrossato per qualche giorno. Durante i quali lui mi chiede sfiorandomi dolcemente il viso con fare paterno: "Ti fa ancora male, tesoro?"

sabato 26 marzo 2011

Giochi sessuali a cena

Ieri sera ho invitato a cena un uomo. Non è particolarmente bello, ma ai miei ormoni non importa un accidente: vedono solo quei lineamenti marcati e quella pancia straordinariamente piatta sotto quelle spalle larghe. E' sfrontato, diretto, audace e silenzioso. Mi mette in imbarazzo e poi rimane a fissarmi. Freddo come il ghiaccio.
L'ultima volta che mi si è avvicinato, si è chinato vicino al mio orecchio afferrandomi il braccio. E' bastato quel lieve contatto a farmi girare la testa. Col suo corpo così vicino al mio mi mancava l'aria. Indossavo un vestitino che mi aderiva come una seconda pelle, gambe nude e tacco alto. Colori scuri in contrasto con la pelle chiara. Unghie laccate di rosso, trucco curato.
"Toglimi una curiosità: quando una donna si veste e si muove così, lo sa che lo fa andare in tiro a tutti i maschietti presenti o no?", mi ha sussurrato con voce profonda.
Un brivido mi ha scossa in tutto il corpo. L'ho guardato, smarrita. Per un attimo ho avuto timore di aver esagerato con l'abbigliamento. Ma lui sorrideva divertito, incapace di dissimulare il suo apprezzamento. Non riuscivo a rispondere, volevo solo che mi infilasse la lingua in bocca.
Lui deve averlo sentito perchè ha smesso di sorridere e mi ha fissato le labbra schiuse. Il suo respiro ha perso un colpo per poi accelerare.
Quando finalmente si è scosso si è guardato intorno nervosamente. Ci stavano guardando tutti. Lui era il nuovo responsabile dell'ufficio. Il capo.
Si è ricomposto e se ne è andato con un mezzo sorrisetto, lasciandomi con la figa bagnata e pulsante.
Non ho fatto che pensare al suo corpo tutto il giorno. Poi mi sono arresa e l'ho invitato a cena, via mail. Non ha risposto ma sapevo che sarebbe venuto.
Alle nove, è suonato il citofono.
Ho aperto il cancello, senza chiedere chi fosse.
Ero molto nervosa, era la prima volta che lo vedevo fuori dall'ufficio.
Ho lasciato i fornelli e mi sono diretta alla porta.
Ho aperto.
Lui era lì, in piedi. Completo e camicia scuri. Sguardo penetrante.
Avevo già voglia di dargliela tutta. Ho impiegato tutta la mia attenzione nel cercare di non tradirmi verbalmente ma non ho controllato i movimenti del corpo. Troppo languidi, si vedeva lontano un chilometro che ero in calore.
Mentre gli facevo strada in casa lui non si perdeva neanche un mio movimento.
Sorridendo compiaciuto. Lo sguardo acceso. Su di giri.
Aveva portato una bottiglia di vino.
"Fa caldo qui", ha commentato allusivamente, togliendosi la giacca. Poi si è arrotolato le maniche della camicia prima di dedicarsi all'apertura della bottiglia.
Sono rimasta praticamente ipnotizzata a fissare i muscoli del suo avambraccio. Li ho immaginati mentre mi teneva per i fianchi..
E' venuto caldissimo anche a me.
"Sì, effettivamente fa caldo", ho sussurrato, sempre godendomi i movimenti sicuri del suo corpo nell'atto di aprire quella dannata bottiglia.
Mi sono tolta il coprispalle.
L'avevo messo perchè l'abito era un pò troppo scollato e avrei voluto giocarmi quella carta con calma dopo cena. Pazienza.
I suoi movimenti hanno rallentato fino quasi a fermarsi. Lo sguardo fisso tra i miei seni. L'abito copriva a malapena i capezzoli turgidi.
Ci guardammo intensamente.
Avevo una voglia indecente di sentire il suo corpo virile contro il mio, ma mi sarebbe un pò spiaciuto passare subito al sodo e perdere quell'atmosfera di eccitazione e tensione sessuale intensissima. Non la provavo da molto.
Lui ha retto, ha ripreso il controllo sui suoi sensi e staccato lo sguardo dal mio corpo per tornare ad occuparsi della bottiglia. Molto maschio.
Ho terminato di preparare la tavola, ancheggiandogli sfacciatamente sotto il naso. Quando gli sono passata vicino, rallentando appena, ho avuto l'impressione che avesse controllato in extremis l'impulso di afferrarmi.
Ho acceso le candele, guardandolo.
Poi ci siamo accomodati a tavola, molto vicini. Le nostre gambe si sfioravano.
"Allora, di cosa ti va di parlare?", gli ho chiesto candidamente, sorridendo.
"In questo momento, devi scusarmi, ma non riesco a pensare a nulla di politicamente corretto", ha risposto dopo qualche secondo di silenzio.
"Beh vada per il non politicamente corretto, allora", l'ho stuzzicato.
"Credo sia un argomento molto sconveniente, sopratutto al primo appuntamento", si è giustificato sorridendo un pò imbarazzato.
"Andiamo, è quello a cui stavi pensando no?!", ho continuato a provocarlo, "Sentiamo.." ho concluso sorridendo allusivamente.
"D'accordo..", ha cominciato masticando un boccone, "Sesso. Stavo pensando al sesso. Intensamente, direi..", ha confessato guardandomi dritto negli occhi.
Lo stomaco mi si è chiuso completamente.
"Ti va di fare un gioco?", ha chiesto poi, con voce leggermente roca.
Ho deglutito.
"A turno chiediamo all'altro di raccontarci delle fantasie o dei particolari della sua vita sessuale e cerchiamo di disturbarlo mentre parla. Oppure gli raccontiamo cosa gli faremmo, entrando nei dettagli, mentre lui deve starsene buono buono. Se perde il filo o non resiste, deve subire una piccola punizione", ha concluso con un luccichio molto pericoloso negli occhi.
Era incredibilmente sconveniente ed eccitante.
"Ci sto. A te la prima mossa, sei l'ospite", ho risposto.
"Bene, allora cominciamo", ha detto con una voce da far venire i brividi. Si è messo la forchetta sensualmente in bocca, ripulendola dal cibo e poi me l'ha passata lentamente sulle labbra. Me le ha fatte dischiudere e mi ha cercato la lingua con la forchetta fredda. Ho chiuso gli occhi, cercando di controllare il ritmo del respiro.
"Mi piacerebbe che tu fossi la mia donna e come tale, dovresti essere a mia completa disposizione. Il tuo corpo mi apparterrebbe e potrei disporne a mio piacimento..", ha cominciato mentre la forchetta scendeva lentamente dalle mie labbra al collo, costringendomi ad alzare la testa.
"Ti obbligherei a vestirti sempre da puttana quando esci con me, con le tette ed il culo in bella mostra. Autoreggenti e tacchi a spillo. Niente biancheria. Voglio saperti senza mutande, in mezzo agli altri uomini", la sua voce era ipnotica. Il metallo freddo contro la mia pelle surriscaldata mi dava i brividi. Lo sentivo scendere dal collo verso il seno. Avevo dei bottoncini che chiudevano il vestito sul davanti.
"Voglio esibirti loro. Voglio che sappiano che sei una gatta in calore. Una ninfomane. Che la daresti a tutti. Perchè ti piace il cazzo."
La forchetta slacciava il primo bottoncino, quello che costringeva le tette l'una contro l'altra. Le mie tette schizzarono fuori dalla scollatura. La pelle chiara in contrasto col capezzolo rosso scuro, turgido e grosso.
"Da dietro di te ti palperei le tette, infilandoti le mani nella scollatura, davanti a tutti. Ti cercherei i capezzoli e te li stimolerei con calma. Mentre arcui il corpo, in esposizione", ha aggiunto passandosi la lingua sulle labbra, come se stesse immaginandosi e godendosi quella scena.
La forchetta mi torturava un capezzolo. Mi è sfuggito un gemito roco. Ho dovuto impiegare tutte le mie energie mentali per cercare di controllarmi, ma la sua voce non mi dava tregua. Stavo per cedere, ero fradicia.
"Ti costringerei ad aprire le gambe, davanti a tutti. E ti infilerei l'altra mano fra le cosce."
Ho immaginato la scena. D'accordo ci sappeva fare, concedergli la prima mossa era stato un azzardo.
"Bene, ora tocca a me..", l'ho interrotto cogliendolo di sorpresa.
Ho aperto gli occhi e le cosce, la gonna era troppo corta perchè non vedesse che ero senza mutandine. Le labbra turgide, rosee di eccitazione e deliziosamente dischiuse. Una goccia di umori stava facendo capolino. E' rimasto ipnotizzato a guardarla, deglutendo.
Mi sono seduta sul tappeto davanti a lui, appoggiandomi con le mani in modo da arcuare il corpo in un silenzioso invito a possedermi ed ho spalancato completamente le gambe.
Lui ha estratto automaticamente il cazzo dai pantaloni, i giochi erano finiti di fronte al richiamo dell'accoppiamento. Mi ha infilato il cazzo in fica e montata furiosamente sul tappeto, come un animale.

martedì 8 febbraio 2011

In calore

Mi sono depilata la fica. Completamente. Ho quasi la necessità fisica di esporla totalmente quando vado in calore. Non porto più le mutandine da giorni. E devo trattenermi, quando ho vicino un uomo che mi piace, dall'impulso fortissimo di mostrargliela davanti a tutti. Alzarmi la gonna, aprire le gambe, sporgere la fica verso di lui e spalancarla con le dita.
Adoro la scena di "Basic instint" con la Stone che, in una stanzetta con diversi uomini di mezz'età, apre le cosce e la mostra a tutti i presenti.
Quando vado in calore, ho una voglia matta di fare lo stesso. Mostrarla a degli sconosciuti e farmi montare a turno da tutti.
Come una cagna circondata da maschi infoiati.

Ieri sera ero al ristorante con un tizio. Non mi faceva impazzire ma avevo troppa voglia di cazzo per fare la schizzinosa, così ci sono uscita.
A metà cena, mentre lui parlava, io ero seduta davanti a lui apperentemente tranquilla; in realtà, nascosta dalla tovaglia, stavo a gambe aperte sotto il tavolo con la figa di fuori. E mi stavo sditalinando molto lentamente, mentre gli sorridevo o annuivo a quello che stava dicendo.
Sentivo la mia voce roca dal desiderio, ero lievemente affannata.
Non potevo resistere ancora molto e nel locale c'era un cameriere piuttosto sexy. E con la patta bella gonfia dalle sue forme evidentemente sopra la media.
Quando l'ho visto allontanarsi nella direzione del bagno, mi sono ricomposta e ho detto al mio accompagnatore che sarei andata un attimo alla toilette.
Ho incontrato il cameriere nel corridoietto che portava sia alla cucina che ai servizi.
Gli ho bloccato la strada, lui mi ha guardata e mi ha sorriso. Poi ha fatto per dire qualcosa, forse scusarsi per avermi intralciato il percorso.
"La vuoi?" gli ho chiesto anticipandolo, alzandomi con la mano la gonna in modo da esporre la fica luccicante di umori.
Mi ha fissato la figa per non so quanto, deglutendo.
"Ti prego" ho sospirato come una gatta in calore mentre lo afferravo per la cravatta e lo tiravo verso il bagno.
Dentro ho appoggiato il culo e un piede al lavandino, divaricando le cosce.
Non mi sono spogliata, ho solo esposto oscenamente la fica.
Lui si è aperto i pantaloni, ha estratto la minchia e si è scappellato a pochi centimentri dalla mia fichetta.
Con le mani mi sono afferrata ai bordi del lavandino e ho voltato la testa di lato, chiudendo gli occhi. Come se mi facesse schifo quello che stavo per farmi fare.
Lui mi ha infilato piano la cappella nella fica bollente e oscenamente bagnata.
Poi con un colpo secco mi ha ficcato il cazzo dentro, fino in fondo.
Ho grugnito di piacere. Qualcuno avrebbe potuto entare da un momento all'altro.
Mi ha afferrata per le chiappe e mi ha sfondato la fica per bene, una, due, tre, quattro.. dieci volte. Senza preservativo.
Stavo per venire. Anche lui era vicino. Mi avrebbe sborrato in fica se non avessi detto nulla. Non prendevo la pillola da un mese ed ero fertile, era troppo rischioso. Ma avevo bisogno di farmi riempire di sborra.
"Aspetta" ho detto ansimando, poggiandogli una mano sul petto ed allontanadolo. Lui si è staccato quel tanto che mi ha permesso di girarmi e chinarmi sul lavandino. A novanta. Ho divaricato le natiche con le mani ed esposto il buchetto.
"Voglio tornare di là con la tua sborra che mi cola dal buco del culo lungo le cosce".. ho sospirato, guardandolo.
Mi ha sfondato il culo con una foga inaudita prima di riempirmelo di sborra bollente.
Mi è restato un pò nel culo, muovendosi appena, cercando di riprendersi.
Poi me lo ha sfilato a fatica.
La sborra ha comincito a colarmi densissima lungo la parte posteriore delle cosce. L'ho lasciata scorrere fino alle scarpe coi tacchi a spillo.
Poi ho riabbassato la gonna, l'ho ringraziato con voce calda e mi sono avviata verso il tavolo. Alcuni uomini si sono accorti, al mio passaggio ancheggiante, dei rivoli di sborra lungo le calze. Ho sorriso loro.
Mi sono risieduta al tavolo.
Dopo cena, ho fatto un pompino al mio accompagnatore per ringraziarlo e gustarmi la sborra calda. Il mio dessert preferito.

giovedì 13 gennaio 2011

Voglia di una zucchina fredda nel culo bollente

Da qualche settimana ricevo delle e-mail da un indirizzo che non conosco.
Lui si firma: il dottore.
Da alcuni dettagli, capisco che è qualcuno che incontro nella mia vita reale. Un conoscente. Ma non riesco a capire chi sia.
La prima mail risale ad una decina di giorni fa. L'ho aperta una mattina in studio.
Diceva: "Qualcuno mi ha parlato di te, di quanto selvaggiamente prendi il cazzo, di come lo vuoi in fondo. Già lo immaginavo, vedendoti passare tutti i giorni e ancheggiare in quel modo così arrapante. Mettendo in mostra quello splendido culo. Averne la conferma mi fa impazzire. Mi masturbo pensando alle tue labbra rosse sulla mia cappella gonfia. Buona giornata, mia dolce troia."
L'ho letta tutto d'un fiato, con le labbra dischiuse.
Non mi era mai capitata una cosa del genere: un uomo che esprimesse il suo desiderio sessuale così lucidamente, senza tentare di contattarmi o di combinare un incontro. Così. Per poi andarsene, lasciandomi tutta eccitata in balia di immagini erotiche. Con le labbra turgide e semi-dischiuse, il clitoride pulsante e una goccia di umori che sentivo colare lentamente dalla fichetta sulle mutandine. Senza alcun controllo sulle mie contrazioni vaginali.
Quest'uomo, con qualche riga di mail, mi ha predisposta a farmi sbattere.
Il mattino dopo, ho aperto con ansia la casella di posta.
La sottile delusione che mi ha colta quando non ho trovato nessun suo messaggio mi ha innervosita.
Poi, prima di andare a letto, ho riaperto la posta per spedire un messaggio.
E lui era lì.
Il dottore.
"Sono un uomo di mezz'età, non riesco più a venire in tempi brevi. Mi serve almeno mezz'ora. Anche quando mi masturbo.
Oggi ho sentito il tuo profumo, mi sei passata vicino.
Poi, a casa, ho immaginato di averti fermata, forzata a novanta contro la scrivania, alzato la gonna e osservata mentre arcuavi la schiena per prenderlo nel culo. Senza dire una parola.
Ho allargato le gambe, abbassato la lampo ed estratto la minchia. Mi sono scappellato mentre ti allargavi le natiche con le mani, mostrandomi il buco del culo e guardandomi con la lingua sulle labbra. Sculettando dalla voglia.
Ti ho infilato tutto il cazzo, lentamente, fino alle palle. Abbiamo grugnito per il piacere troppo intenso che si prova nell'infilare e prendere qualche cosa di troppo grosso in qualcosa di più piccolo. Costringendolo ad allargarsi. Dolorosamente.
Poi, con movimenti fluidi, senza la minima esitazione, l'ho estratto fino alla cappella, tenendoti saldamente per i fianchi, con fatica. Non lo volevi mollare. Così te l'ho rificcato nel culo, dandoti della cagna in calore. Dentro e fuori. Ancora ed ancora.
Nella stanza si sentivano solo i rumori dei tuoi tacchi, quando spostavi i piedi, sbilanciata dalle mie spinte, e i nostri ansimi e grugniti.
Poi, le tue suppliche: "Basta ti prego.. mi fai male.. mi fai male.. mi fai male.. aah sìì", mentre mi guardavi con aria sorniona.
Sono venuto dopo 5 minuti. Talmente intensamente da rimanere quasi esanime.
Lo so quanto ti piace prenderlo su per il buco del culo. Rudemente.
Non ho mai avuto così tanta voglia di metterlo in culo a qualcuno come con te."
La sua mail mi ha fatto provare un bisogno quasi fisico di essere sodomizzata.
Ho cercato il vibratore e me lo sono infilato su per il culo. Ma non mi bastava. Volevo sentirmi sfondata.
Allora ho preso una zucchina, enorme e dura. Fredda contro il mio sfintere surriscaldato dalla voglia. Il mio culetto diventa di burro se eccitato. L'ho avvolta, fin dove ho potuto, con le mie pareti anali oscenamente dilatate. Urlando il mio godimento, incurante dei vicini.
Sono venuta quasi subito e rimasta qualche minuto stremata a letto con la zucchina che sporgeva dal buco del culo sfondato.

domenica 26 dicembre 2010

Voglia di succhiare

Da qualche settimana la mia casa è invasa da un gruppo di muratori per dei lavori di ristrutturazione. Il responsabile è un sessantenne con la pancia. Oltre a lui, c'è un ragazzino apprendista e un trentacinquenne che deve fare questo mestiere da una vita. Con un fisico di tutto rispetto. Si alternano varie altre figure a seconda dei lavori in previsione.
Sono tutti piuttosto rumorosi, rozzi e volgari: parlano di fica tutto il tempo, mimando l'atto sessuale con gesti o afferrandosi i genitali.
Si toccano continuamente le palle o il cazzo, anche in mia presenza, ostentando oscenamente i loro attributi sessuali.
Il capo ed il ragazzo figo hanno una patta di tutto rispetto e ne vanno evidentemente fieri, si vede da come la sporgono in avanti e dalla loro postura: sempre a gambe aperte.
Un pomeriggio, cominciarono un discorso sui pompini. L'apprendista si lamentò del fatto che non trovava una ragazza a cui piacesse prenderglielo in bocca.
Il vecchio suggerì di fare l'uomo e ficcarglielo in bocca senza farsi tanti problemi. Era infatti un suo diritto di maschio, dopo una lunga giornata di lavoro per mantenere la famiglia, quello di farsi fare una bella pompa. Accompagnò tale discorso mimando il gesto in questione con dei rapidi movimenti del bacino. Poi, fra le risate generale, continuò sostenendo che alle donne, anche se non lo ammettono, piace farsi sottomettere. Mentre alle altre donne esprimono disapprovazione, da sole con uomini che tornano dal lavoro e le costringono a prenderlo in bocca, diventano delle micette in calore il cui unico pensiero è soddisfare il maschio in tutti i modi possibili.
Mentre palavano la mia mente, automaticamente, immaginava le scene evocate dalle loro parole. Cominciavo a sentire caldo.
Nel tardo pomeriggio, il vecchio si portò il giovane apprendista in un'altra casa per finire dei lavori e lasciò il ragazzo solo da me.
Era sudato e la maglietta bagnata sottolineava ogni guizzo dei suoi muscoli: quando si sporgeva, si alzava un pò lasciando intravedere gli addominali piatti e tonici che sparivano sotto la cintura dei jeans a vita bassa..
Ogni tanto si fermava e si asciugava il sudore. O si massaggiava distrattamente le palle grosse, infelicemente compresse in quei pantaloni.
Lo spogliai con gli occhi, mentre lavorava muovendo quel corpo. Immaginai il cazzo sotto quel lieve tessuto: scuro, sudato, leggermente turgido, pronto ad andare in tiro alla minima stimolazione. Con l'immaginazione scappellai il glande caldo ed umidiccio, godendomi la visine di quel buchetto delizioso tutto da esplorare con la lingua, con dolce insistenza. Lentamente, senza fretta di farlo venire, godendomi l'atto in sé.
Mi leccavo le labbra dalla voglia di succhiarglielo, di prenderlo in bocca.
In quel momento, si tolse la maglietta, con un movimento sensuale e virile allo stesso tempo. Si vedeve che era assolutamente a suo agio con quel corpo.
Ne avevo abbastanza: corsi in camera e mi cambiai. Misi un vestitino che mi modellava il culetto, autoreggenti e scarpe col tacco. Lo raggiunsi sculettando sensualmente.
Gli versai da bere, chinandomi sul tavolo più del necessario, sporgendo il culetto sotto i suoi occhi, ad un niente dalla sua mano.
Quando mi girai, i suoi occhi erano ancora fissi sulle mie curve. La bocca semiaperta. Mi cercò gli occhi e si sistemò il cazzo con la mano, mentre lo guardavo.
Posai il bicchiere e mi avvicinai a lui come una gatta. Gli occhi sul suo petto, cominciai a passare lentamente le dita sui suoi muscoli. Scendendo fino agli addominali. Tornai a guardarlo negli occhi mentre scendevo con la mano a palpare la patta oscenamente gonfia. Chiusi gli occhi per godermi quel turgore e non riuscii a trattenere un mugolio di soddisfazione.
"Ha voglia di farsi montare, signora?", mi chiese lui sfrontatamente, con un sorrisetto beffardo.
"No, solo di succhiare", sorrisi.
Rimase piacevolmente sorpreso.
Continuai a fissarlo dritto negli occhi mentre mi abbassavo lentamente, scivolando lungo il suo corpo, fino ad inginocchiarmi davanti a lui.
La voglia lo invase: smise di sorridere e si slacciò cintura e jeans in un modo molto maschio. Non portava le mutande: mi ritrovai il cazzo ad un paio di centimetri dal viso. Quell'odore di maschio accaldato e sudato mi invase le narici. Eccitante da morire. Animalesco.
Lui se lo prese in mano e cominciò a segarsi con molta calma, guardandomi dall'alto in basso.
Aspettavo docilmente che me lo ficcasse in bocca per farselo succhiare. Lui lo sapeva perfettamente e si godeva quella breve attesa.
Gemette appena, quando si scappellò; fu difficile resistere dal baciarglielo. Gli trasmisi con lo sguardo quanta voglia avevo di avvolgerlo con le labbra.
"Mhh, devi essere una pompinara fantastica..", commentò.
Mi passai la lingua sulle labbra, con lieve impazienza.
Mi infilò la mano libera fra i capelli sulla nuca e, avvicinandosi col bacino, mi sussurrò: "Coraggio, non ce la faccio più, prendilo.." e mi infilò l'uccello gonfio in bocca.
Mi sentii spalancare le labbra, era grosso.
Mi scopò letteralmente la bocca, lentamente, spingendomi il cazzo fino alla gola ed estraendolo. Tenendomi ferma per la testa.
"Prendi..", sussurrava mentre me lo metteva in bocca.
E godeva.
Mi esplorò l'interno della bocca col cazzo, lo infilava dappertutto: dritto dalla bocca alla gola e di lato facendolo sporgere dalle guance.
Me lo allontanò quasi subito quando presi a stuzzicargli il buchetto con la lingua. Dall'espressione capii che rischiava di non trattenersi.
"Ho voglia di assaporare la tua sborra calda sulla lingua..", lo provocai.
Accusò il colpo.
Mi riafferrò la nuca e cominciò a segarsi con gesti corti e forti. Si tese in ogni muscolo del corpo. Schiusi le labbra davanti alla sua cappella lucida. Estrassi la lingua, stuzzicandogliela.
"Oh cazzoo, ahh mhh..", ansimò con forza, "prendila.. eccola.. ahhh aaaahh cazzoooo", e mi venne in bocca, schizzandomi una incredibile quantità di sborra bollente e densissima, che sgorgava ad intervalli regolari da quel buchetto delizioso.

lunedì 1 novembre 2010

Ricatto sessuale


Non ce l'ho fatta a resistere. Tutte le volte che il mio fidanzato ha avuto il turno di sera, ho chiamto il mio capo e mi sono fatta sbattere come una troia.
In tutte le stanze della casa, urlando sguaiatamente.
Sono stata imprudente.
Una sera, mentre lo aspettavo, già truccata e vestita come una puttanella, ricevo una visita inaspettata. Il padrone di casa: un uomo sui 55 anni, con la pancia e la carnagione scura. Un viscido che fa discorsi volgari ed allusivi e si lecca le labbra mentre affonda lo sguardo nella scollatura di una donna. Allungando le mani tutte le volte che può.
Corro tutta felice alla porta al suono del campanello, pensando di ritrovarmi davanti quel figo del mio amante.. non riesco a trattenere la delusione, quando scopro di chi si tratta in realtà. Sentimento subito seguito da un senso di allarme: cosa ci fa a quest'ora a casa mia?
Lui entra sorridendo e mi fa notare che ultimamente ho prodotto troppi rumori notturni molesti..
Arrossisco.
"Dovresti essere più prudente, cosa succederebbe se qualcuno spifferasse al tuo fidanzatino che ti fai sbattere come una troietta da un altro?", mi provoca, fissandomi in modo osceno la rotondità del seno.
"Da come sei vestita, immagino che tu lo stia aspettando anche stasera.. per il tuo fidanzato non ti vesti così da troia..", conclude sorridendo.
Accusai il colpo, con una sensazione di vuoto nello stomaco.
"Forse è il caso che lo avvisi di non venire, dobbiamo parlare di alcune cose, noi due. L'altra sera, hai dimenticato di chiudere le tende.. mi è piaciuto talmente tanto come ti sei fatta sbattere che ti ho filmata", aggiunse.
Mi sentii morire. Ero nelle mani di quel vecchio porco bavoso.
Come un automa, chiamai il mio amante e lo avvisai che dovevamo rimandare.
Mentre tentavo di rassicurarlo che andava tutto bene, il vecchio si spostò alle mie spalle e mi infilò una mano nella scollatura, facendomi sobbalzare.
"Continua a parlare", mi sussurrò, mentre raggiungeva la punta del mio seno. Gemette soddisfatto quando raggiunse il mio capezzolo e cominciò a sfiorarmelo coi polpastrelli. Molto lentamente.
Chiusi gli occhi, per non tradire il piacere inaspettato che mi travolse. Sapeva come si tocca una donna.
Estrasse la mano, soddisfatto per la mia reazione e si inumidì le dita. Poi si dedicò all'altro capezzolo.
Mi morsi le labbra per non gemere.
"Continua a parlare, troia", mi sussurrò ancora. Si stava arrapando.
Cominciò a palparmi con la mano libera, ispezionandomi: il culetto, il fianco, il ventre; poi mi infilò la mano sotto il vestito, fra le cosce. Nel tentativo istintivo di sfuggire a quella mano, sporsi il culetto all'indietro. Mi ritrovai il suo bacino contro, a bloccare la mia fuga. Mi divincolai, per evitare che quella mano frugasse la mia intimità; così facendo sfregai il culetto contro il suo grembo.
"Sììì, cosììì", gemette il porco.
Sentii il suo membro gonfiarsi contro la mia natica.
Mi bloccai di colpo, per evitare di eccitarlo ancora di più. Immediatamente ne approfittò per infilarmi le dita sotto le mutandine.
Tolse l'altra mano dal seno per bloccarmi una coscia, costringendomi ad aprirla..
Mi arresi angosciata all'inevitabile, non potevo far capire cosa stava accadendo al mio amante o sarebbe scoppiato un casino. L'ultima cosa che volevo.
Mi frugò la figa, ansimando come un pervertito. Poi si annusò le dita.
Ne approfittai per concludere frettolosamente la telefonata.
"Con una fighetta così, potresti farmi fare un mucchio di soldi..", commentò.
"Cosa vuoi fare, porco?!", gli urlai.
"Voglio farti da pappone, voglio disporre a mio piacimento della tua fighetta", disse ridendo.
"Tu sei pazzo", risposi disgustata. Mentre una parte profonda e inconfessabile di me, si stava eccitando al suono delle sue oscenità.
"D'accordo, peccato che il tuo fidanzatino veda la scenetta di ieri notte.. ci rimarrà piuttosto male.. sembravi una cagna in calore", mi provocò.
Ricordai gli avvenimenti della notte in questione.. no, non volevo che vedesse. Non se lo meritava. Dovevo risolvere la questione senza fargli del male.
"Va bene, vecchio porco", mi arresi.
"Chiamami paparino", disse divertito. "Bene, usciamo, ho dei progettini per la serata", aggiunse infine.
Mi portò in uno squallido night, frequentato da uomini maturi. Parlò col proprietario e poi mi portò un drink. "Bevi, ne avrai bisogno", disse allusivo.
"Stanotte lavorerai qua", mi annunciò.
Deglutii, vedendo tutti quei vecchi schifosi, abituati a pagare le donne. La mia fighetta pulsava in modo indecente.
Si avvicinò uno che conosceva il mio pappone.
Mi guardò spudoratamente le tette.
"Davvero invitante..", iniziò.
Il mio pappone mi scoprì una tetta, mi versò un pò del suo drink sul capezzolo, che si inturgidì per il freddo e la sorpresa.
Il vecchio non perse un attimo e mi succhiò la punta del seno. Poi me lo slinguò a lungo.
Il piacere mi arrivò dritto al cervello. Tutti potevano vedere la scena.
Il vecchio si raddrizzò e con un'ultima palpatina e commentò che quella serata ci sarebbe stato di che divertirsi..
I due uomini risero sguaiatamente.
Cercai di ricoprire il capezzolo turgido e lucido di saliva.
"Cosa fai, la timida?!", mi gelò il mio pappone, prima di mettersi dietro di me e scoprirmi entrambe le tette, che svettarono maestone davanti a decine di occhi avidi.
Attirati dai miei capezzoli gonfi, si avvicinarono, formando un piccolo capannello, davanti a me.
"Coraggio, mostra la fighetta a questi signori", mi sussurrò il pappone all'orecchio da dietro.
Appoggiai il culo su di un tavolino, allargai le cosce e scostai le mutandine arcuando il corpo, in esposizione.
Gli uomini sgranarono gli occhi, alcuni gemettero o si passarono la lingua sulle labbra.
"Gratis potete solo toccare", chiarì il mio padrone.
Alcuni uomini deglutirono e si avvicinarono. Gli occhi fissi sulle labbra rosee della mia fichetta, appena dischiuse; ipnotizzati. Allungarono le mani, come in un sogno. Chiusi gli occhi, non volevo vedere, solo sentire.
Durò una decina di minuti, prima che il mio padrone li fermasse. Non so quante dita di uomini diversi mi sfiorarono la fica, mi esplorarono, mi stimolarono il clitoride e mi penetrarono. Li lasciai fare, godendomelo. Sentivo dal ritmo dei loro respri che si stavano arrapando di brutto. Sentivo i loro commenti.. "Ma è tutta bagnata, sentila..", "Oh cazzo, com'è calda, questa c'ha una voglia..", "Guarda che fica!".
"Basta così signori, potrete richiederla dopo lo spettacolo, per un bel privée.. o una bella orgetta..", sussurò il bastardo facendomi alzare e ricomporre.
"Quale spettacolo?", gli chiesi quando ci fummo allontanati.
"Mentre ti facevi sditalinare come una troia, ho parlato col proprietario", annunciò, "vuole che sali su un tavolino, ti spogli lentamente e fai la troietta. Li devi far arrapare in modo che siano disposti a pagare per infilartelo nella fica. Loro possono solo toccarti o usare la lingua, se vuoi puoi sceglierne uno e invitarlo sul tavolino con te e lasciare che si spinga un pò oltre".
Mi portò in una sala dove c'erano cinque tavolini, circondati ognuno da divanetti. Su tre di questi c'erano già delle ragazze in azione, circondate da uomini. Ballavano a gambe aperte sopra di loro, si facevano infilare la lingua dappertutto e le banconote direttamente nella fichetta.
Sentivo il clitoride pulsare dalla voglia.
"Coraggio tesoro, fatti dare un bacio portafortuna", mi disse prima di prendermi la nuca ed infilarmi volgarmente tutta la lingua in bocca. Con l'altra mano mi afferrò una natica e mi attirò contro il suo corpo. Poi le sue dita mi scivolarono sotto le mutandine e mi ispezionarono il buchetto. Mi divincolai con forza, inutilmente. La sua presa era molto salda. Non potei evitare che mi infilasse il dito con forza nel buco del culo. Gemetti con la bocca ancora invasa dalla sua lingua, divincolandomi ancora. Lui forzava e forzava il buchetto col dito, sempre più in profondità, con delle spinte energiche. Continuò finchè smisi di lottare e gli offrii il culo, lasciandomi infilare il dito fino in fondo. Poi lo estrasse e ne infilò due, con un gesto sicuro ed autorevole. Mi afferrai alle sue braccia e strabuzzai gli occhi per il piacere. Mi esplorò con calma il buco del culo.
"Ecco", disse poi, staccandosi soddisfatto dopo avermi frugato oscenamente l'ano "ora sei pronta".
Salii sul tavolino, che fu subito circondato da uomini. Iniziai a muovermi e toccarmi, molto lentamente. Mi spogliai e lasciai palpare da tutti. Ad alcuni offrii la mia fichetta, sporgendomi dal tavolino verso le loro mani o lingue.
Poi mi sdraiai a gambe spalancate, completamente nuda e mi lascia sormontare completamente da decine di mani e di labbra. Finchè la voglia fu troppa.
Scelsi uno sulla sessantina, che doveva avere un cazzo bello grosso a giudicare dalle dimensioni oscene della sua patta rigonfia. Lo feci sdraiare e glielo tirai fuori. Enorme, scuro, nodoso, un pò grinzoso. Gli misi la fichetta sulle labbra e presi dolcemente la sua enorme minchia in bocca, a 69.
Ma dopo poco non bastò neppure quello. Tutti si massaggiavano la patta gonfia, in cerca di un pò di sollievo.
Mi misi a gambe aperte su quel palo enorme, me lo puntai sulla fighetta e mi ci sedetti sopra. Mooolto lentamente, godendomelo tutto.
Lo prendevo tutto, fino in fondo, dentro e fuori, dentro e fuori. Tenendomi le chiappe larghe con le mani, perchè gli altri si godessero lo spettacolo del mio buchetto voglioso. Venni urlando e mi feci venire in faccia dal vecchio.
Sorrisi, con la faccia ricoperta di sborra e mandai un bacio a tutti, prima di scendere sculettando dal tavolino.
Il mio pappone, dopo essersi complimentato, mi annunciò che mi avevano prenotata in 7 per un'orgia nel privée. Avevano pagato per bocca, fica e culo.