venerdì 31 maggio 2013

Cosa gli piacerebbe verdermi fare..

Non ci ho messo molto a capire i vizietti nascosti del mio nuovo compagno... Alle prime uscite devo ammettere di avere provato un po’ di disappunto di fronte alla sua mancanza di gelosia. Gli uomini gelosi e possessivi mi hanno sempre eccitata. Mi piace approfittare di ogni momento in cui il mio lui di turno si allontana per fare la gatta morta col primo maschione che si avvicina, attratto dalle mie moine.. per poi gustarmi il suo ritorno.. Dopo essersi occupato dell’allontanamento dei maschi che si sono avvicinati alla gattina in calore, viene il mio turno. Il mio partner si accorge che sono andata in calore e che non può portarmi in giro così. Inoltre è arrabbiato per avermi vista cosí accomodante verso le avances di un altro maschio.. Se sono abbastanza incazzati, mi obbligano a seguirli tenendomi per un braccio nel primo posto appartato disponibile: la macchina, il parcheggio, il retro di un locale.. Spesso senza dire una parola, con la bocca tirata e gli occhi ferocemente luminosi. Mi alzano rudemente il vestito, aprono le gambe e si abbassano la lampo. Poi mi infilano il cazzo con foga, grugnendo di rabbia e frustrazione. Di solito in tali circostanze, i miei partner mi aprono in malo modo il davanti del vestito, per vedere le mie tettone sballottate sotto i colpi profondi che mi danno, coi capezzoli rossi e turgidi, bagnati dalla saliva delle loro bocche bramose. In piú di un'occasione sono tornata a casa col vestito lacerato sul davanti, con le tette oscenamente esposte. Per non parlare poi del trucco sbavato e segnato dalla sborra. Mi vengono quasi sempre in faccia. L'altra sera, ho provato questa scenetta ormai collaudata col mio nuovo uomo. Non è andata come previsto. Eravamo ad una festa, in un locale all’aperto. Lui si è allontanato per prendermi qualcosa da bere. Mi sono subito data da fare: ho cercato un bel toro da monta ed ho sventolato qualcosa di rosso.. Di solito mi basta molto poco per far dimenticare ad un uomo chi è e cosa stava facendo fino a quel momento. Il richiamo all’accoppiamento è davvero molto potente. Mi sono appoggiata ad un tavolo con le gambe leggermente aperte ed ho giocato con un dito sulle labbra, guardandolo. Lui, dopo aver vistosamente perso il filo del discorso, si è congedato dai suoi amici e mi si è avvicinato. Ci siamo scambiati qualche battuta allusiva mentre con la coda dell'occhio tenevo d’occhio il bar. La mia fichetta cominciava a pulsare al solo pensiero della foga con la quale sarei stata posseduta dal mio compagno.. Intanto il tizio in questione si faceva più spudorato e tentava di abbracciarmi e baciarmi. Io lo rifiutavo con poca convinzione, sorridendo in quel modo da gatta morta che fa ammattire gli uomini. Finalmente ho visto il mio uomo in lontananza che ritornava con due drink. Anche lui mi vide e si fermò immediatamente. Osservò il tizio che allungava le mani sul mio corpo e mi baciava il collo, mentre mi divincolavo appena, facendolo eccitare ancora di più. Mi passavo con impazienza la lingua sulle labbra, ad occhi chiusi, pregustando il cazzo del mio uomo che fra poco mi avrebbe scopato la bocca. Abbandonai la testa all’indietro, mentre il tizio mi stringeva le natiche, costringendomi a strusciarmi sul suo cazzo eccitato. Ero tutta bagnata, col clitoride gonfio e sensibilissimo, pronta a farmi punire come si deve nella fica. Passarono alcuni secondi. Perché lui non era ancora intervenuto? Riaprii di scatto gli occhi. Lo vidi in piedi, fermo nello stesso punto di prima. Mi fissava con espressione indecifrabile. Capii che non si sarebbe avvicinato. Un lungo brivido gelato mi percorse la schiena. Cercai di valutare rapidamente cosa avessi sbagliato. Non mi sembrava disgustato per quello che stavo facendo e non stava neppure per andarsene piantandomi in asso. Mi osservava con la massima attenzione. Il tizio intanto mi ansimava all’orecchio di seguirlo nel parcheggio, ma io ormai ero mille miglia lontana da lui. Mi irrigidii tra le sue braccia e lo scostai in malo modo dicendogli di non avere più voglia. Naturalmente non la prese bene. Fu solo allora che il mio uomo intervenne. Piombò su di lui ad una velocità impressionante e lo liquidò in meno di un minuto. “Tieni” mi disse poi, porgendomi il drink. Lo guardai smarrita: sorrideva appena. Ed era eccitato. Fu allora che capii. Non rimanemmo molto alla festa. Lui aveva bisogno di possedermi, lo capivo da come mi guardava e si muoveva. Salimmo in auto e ci avviammo verso casa. Il silenzio era carico di tensione sessuale. Lui mi guardava, sorridendo in quel modo. Quel modo che significa: adesso vedi, cosa ti faccio. Chiusi gli occhi deglutendo. Sentii la sua mano sulla coscia, accarezzarmi lentamente. E risalire. “Apri le gambe” mi disse a bassa voce. Lo feci, sempre ad occhi chiusi. Il viaggio fu una vera tortura. Le sue dita esperte, scivolose di saliva, mi massaggiavano senza fretta il clitoride. Mentre con voce roca, calma e sicura, guidava la mia immaginazione. Mi sussurrava cosa gli sarebbe piaciuto vedermi fare. “Vorrei vederti sedere con abiti succinti, senza mutandine, in modo tale da lasciare intravedere la fighetta bagnata e semiaperta ai miei amici” disse piano, per poi guardarmi intensamente per qualche secondo in silenzio. Le sue dita che si muovevano inesorabilmente, facendomi gemere.. “Vorrei andare in una piazzola, dove si fermano i camionisti a dormire, e contrattare con loro. Quanto sarebbero disposti a sborsare e per farti cosa? Poi vorrei vederti appoggiata al camion, a gambe aperte, mentre mostri loro la fica, spalancandotela con le dita, per far loro controllare la merce” sospirò tornando a guardarmi. “Mi piacerebbe moltissimo vederti palpare da un uomo maturo” disse e socchiudendo gli occhi, ansimò piano. Sentii un fremito potentissimo, quasi come se le sue dita mi stessero dando la scossa. La mia mente visualizzava le scene che lui descriveva, rendendole quasi reali. La sua calma compassata, mentre mi diceva quelle cose, mi stordiva. Nel chiaroscuro dell'abitacolo vedevo le mie lunghe gambe affusolate aperte e la sua mano muoversi lentamente fra le mie cosce, sotto al vestito. Ormai ansimavo e gemevo senza ritegno, stavo per venire. Lo supplicai di chiavarmi. Non potevo più aspettare. Ci appartammo in macchina e mi lasciai montare come una cagna, contro il sedile anteriore. Lui era infoiato come non l’avevo mai visto. Mentre mi sbatteva mi ansimava all’orecchio quanto era felice di aver trovato finalmente una bella compagna calda e puttana al punto giusto e quanto lo arrapavo. Mi fece venire quasi subito. Lo pregai di venirmi in faccia. E di continuare ad insultarmi mentre lo faceva. Tornammo a casa con lui che guidava sorridendo ed io che raccoglievo la sborra dal mio viso e mi succhiavo le dita.