sabato 24 aprile 2010

Molestie sessuali


Oggi Laura, un'amica di recente acquisizione, mi ha completamente spiazzata confessandomi di desiderare di essere molestata dal suo capoufficio.
Lei sembra la classica ragazza acqua e sapone, ha la pelle chiara ed arrossisce frequentemente. Timida ed educata, madre natura l'ha dotata di un corpo che fa girare i maschietti per strada.
Mi ha raccontato che il suo capo è un porco. 40enne ancora affascinante, sposato, si diverte un mondo nel metterla in imbarazzo. Le guarda la scollatura o la bocca, mentre le parla, le sorride allusivamente e le chiede continuamente se il suo fidanzato, così giovane, sia in grado di farla divertire..
Laura, dopo i primi momenti in cui si sentiva sporca, ha dovuto ammettere che quell'uomo non le era affatto indifferente. Il che la sconcertava profondamente. Aveva, infatti, un bravissimo fidanzato: gentile, carino ed educato che non le faceva mancare nulla.
A parte l'eccitazione sessuale.
"Ma non posso di certo barattare un fidanzato perfetto per un porco, giusto?", mi ha chiesto angosciata.
"No non posso", si è subito risposta da sola. Come d'altro canto non poteva impedirsi di vestirsi in modo sempre più femminile al lavoro, mi ha confidato.
Il capo l'aveva prontamente promossa come segretaria personale. E le domande sul suo appagamento sessuale si erano fatte sempre più esplicite.
Le sue gonne, per tutta risposta, si accorciavano sempre di più e le scollature si facevano sempre più audaci.

Un giorno, mi ha raccontato, indossò una minigonna che la fasciava come una seconda pelle. Lui la chiamò nel suo ufficio per dettarle una mail e mentre lei scriveva le chiese all'improvviso: "porta le mutandine, Laura?".
Laura smise di scrivere e balbettò "certo, che domande mi fa?".
"Vorrei che al lavoro indossasse sempre gonne corte come ha fatto oggi.. e niente altro", disse serio.
"Ma non posso..", cominciò lei.
"Forse non ci siamo capiti, mi spiegherò meglio: é un ordine. Ho bisogno di essere produttivo sul lavoro e per esserlo devo essere sempre su di giri. L'eccitazione fisica mi rende un vulcano di energie. Coraggio, se le tolga, vedrà che le piacerà. Lo sapremo solo io e lei, e può stare tranquilla, non ho intenzione di violentarla, a meno che non sia lei a chiedermelo", concluse facendole l'occhiolino.
Laura, eccitata come non mai, stava per controbattere quando si accorse che le sue mani si erano già infilate sotto la gonna e stavano abbassando gli slip di pizzo nero. Li lasciò scivolare a terra, col respiro fattosi irregolare.
Lui si alzò e le si avvicinò piano. Raccolse le mutandine e le guardò cercando traccia della sua eccitazione. Sorrise compiaciuto quando trovò una piccola zona bagnata sull'indumento. La guardò profondamente negli occhi mentre lei arrossiva.
Tornò a sedersi e la invitò a mettersi sulla scrivania, davanti a lui.
"Apri le gambe", disse calmo, quando lei si fu appoggiata sul ripiano. Quel passaggio dal lei al tu, la fece sentire ancora più in suo potere, più sottomessa, più ragazzina.
Laura lo guardò strabuzzando gli occhi per l'eccitazione.
"Coraggio, fammi vedere la fica", continuò come se le stesse chiedendo di vedere l'agenda degli impegni della giornata.
"Andiamo, non sarà la prima volta che un maschietto te lo chiede. Chissà quante volte avrai giocato al dottore da piccola..", disse passandosi la lingua sulle labbra.
Da ragazzina era stata troppo inibita anche solo per ritrovarsi da sola con un ragazzo, pensò lei. Ma aveva fantasticato a lungo su giochi di quel genere e sui racconti delle sue amichette, più disinibite.
Ora poteva rifarsi, con gli interessi.
Aprì le cosce.
Trattenne il respiro mentre gli mostrava la fichetta rosea, completamente depilata e con le labbra dolcemente aperte, invitanti.
Lui rimase a bocca aperta.
Si alzò e guardandola negli occhi le fece scivolare la mano lungo la coscia, fra le gambe, esplorandola delicatamente.
Lei non resse al suo sguardo e volse il capo di lato, arrossendo e chiudendo gli occhi.
Lui continuò a sfiorarle la fica con i polpastrelli, con sapiente lentezza, torturandola dolcemente e stimolandola senza alcuna fretta, godendo della sua eccitazione.
Quando si bagnò la dita e prese a sfiorarle il clitoride gonfio, lei si arrese al suo primo orgasmo provocato da un uomo. Mentre lui la guardava venire, in silenzio, sorridendo compiaciuto.
Gli sfuggì un gemito solo quando le infilò due dita dentro, con un gesto fluido e profondo, mentre lei veniva, per sentire le sue contrazioni ed amplificarne al contempo l'effetto.
Lei abbandonò la testa all'indietro e si afferrò alle sue spalle, mentre godeva ed ansimava sotto il suo sguardo.
Le ci volle qualche minuto prima che potesse calmarsi e riaprire gli occhi.
Lui, che la guardava sorridendo con fare paterno, estrasse solo allora con molta cura le dita. Aveva l'uccello gonfio nei pantaloni.
"Sei stata meravigliosa", le disse, "ora va in bagno a ricomporti e lasciami qualche minuto perchè mi passi l'erezione, poi continueremo a lavorare", concluse.

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