Da qualche settimana la mia casa è invasa da un gruppo di muratori per dei lavori di ristrutturazione. Il responsabile è un sessantenne con la pancia. Oltre a lui, c'è un ragazzino apprendista e un trentacinquenne che deve fare questo mestiere da una vita. Con un fisico di tutto rispetto. Si alternano varie altre figure a seconda dei lavori in previsione.
Sono tutti piuttosto rumorosi, rozzi e volgari: parlano di fica tutto il tempo, mimando l'atto sessuale con gesti o afferrandosi i genitali.
Si toccano continuamente le palle o il cazzo, anche in mia presenza, ostentando oscenamente i loro attributi sessuali.
Il capo ed il ragazzo figo hanno una patta di tutto rispetto e ne vanno evidentemente fieri, si vede da come la sporgono in avanti e dalla loro postura: sempre a gambe aperte.
Un pomeriggio, cominciarono un discorso sui pompini. L'apprendista si lamentò del fatto che non trovava una ragazza a cui piacesse prenderglielo in bocca.
Il vecchio suggerì di fare l'uomo e ficcarglielo in bocca senza farsi tanti problemi. Era infatti un suo diritto di maschio, dopo una lunga giornata di lavoro per mantenere la famiglia, quello di farsi fare una bella pompa. Accompagnò tale discorso mimando il gesto in questione con dei rapidi movimenti del bacino. Poi, fra le risate generale, continuò sostenendo che alle donne, anche se non lo ammettono, piace farsi sottomettere. Mentre alle altre donne esprimono disapprovazione, da sole con uomini che tornano dal lavoro e le costringono a prenderlo in bocca, diventano delle micette in calore il cui unico pensiero è soddisfare il maschio in tutti i modi possibili.
Mentre palavano la mia mente, automaticamente, immaginava le scene evocate dalle loro parole. Cominciavo a sentire caldo.
Nel tardo pomeriggio, il vecchio si portò il giovane apprendista in un'altra casa per finire dei lavori e lasciò il ragazzo solo da me.
Era sudato e la maglietta bagnata sottolineava ogni guizzo dei suoi muscoli: quando si sporgeva, si alzava un pò lasciando intravedere gli addominali piatti e tonici che sparivano sotto la cintura dei jeans a vita bassa..
Ogni tanto si fermava e si asciugava il sudore. O si massaggiava distrattamente le palle grosse, infelicemente compresse in quei pantaloni.
Lo spogliai con gli occhi, mentre lavorava muovendo quel corpo. Immaginai il cazzo sotto quel lieve tessuto: scuro, sudato, leggermente turgido, pronto ad andare in tiro alla minima stimolazione. Con l'immaginazione scappellai il glande caldo ed umidiccio, godendomi la visine di quel buchetto delizioso tutto da esplorare con la lingua, con dolce insistenza. Lentamente, senza fretta di farlo venire, godendomi l'atto in sé.
Mi leccavo le labbra dalla voglia di succhiarglielo, di prenderlo in bocca.
In quel momento, si tolse la maglietta, con un movimento sensuale e virile allo stesso tempo. Si vedeve che era assolutamente a suo agio con quel corpo.
Ne avevo abbastanza: corsi in camera e mi cambiai. Misi un vestitino che mi modellava il culetto, autoreggenti e scarpe col tacco. Lo raggiunsi sculettando sensualmente.
Gli versai da bere, chinandomi sul tavolo più del necessario, sporgendo il culetto sotto i suoi occhi, ad un niente dalla sua mano.
Quando mi girai, i suoi occhi erano ancora fissi sulle mie curve. La bocca semiaperta. Mi cercò gli occhi e si sistemò il cazzo con la mano, mentre lo guardavo.
Posai il bicchiere e mi avvicinai a lui come una gatta. Gli occhi sul suo petto, cominciai a passare lentamente le dita sui suoi muscoli. Scendendo fino agli addominali. Tornai a guardarlo negli occhi mentre scendevo con la mano a palpare la patta oscenamente gonfia. Chiusi gli occhi per godermi quel turgore e non riuscii a trattenere un mugolio di soddisfazione.
"Ha voglia di farsi montare, signora?", mi chiese lui sfrontatamente, con un sorrisetto beffardo.
"No, solo di succhiare", sorrisi.
Rimase piacevolmente sorpreso.
Continuai a fissarlo dritto negli occhi mentre mi abbassavo lentamente, scivolando lungo il suo corpo, fino ad inginocchiarmi davanti a lui.
La voglia lo invase: smise di sorridere e si slacciò cintura e jeans in un modo molto maschio. Non portava le mutande: mi ritrovai il cazzo ad un paio di centimetri dal viso. Quell'odore di maschio accaldato e sudato mi invase le narici. Eccitante da morire. Animalesco.
Lui se lo prese in mano e cominciò a segarsi con molta calma, guardandomi dall'alto in basso.
Aspettavo docilmente che me lo ficcasse in bocca per farselo succhiare. Lui lo sapeva perfettamente e si godeva quella breve attesa.
Gemette appena, quando si scappellò; fu difficile resistere dal baciarglielo. Gli trasmisi con lo sguardo quanta voglia avevo di avvolgerlo con le labbra.
"Mhh, devi essere una pompinara fantastica..", commentò.
Mi passai la lingua sulle labbra, con lieve impazienza.
Mi infilò la mano libera fra i capelli sulla nuca e, avvicinandosi col bacino, mi sussurrò: "Coraggio, non ce la faccio più, prendilo.." e mi infilò l'uccello gonfio in bocca.
Mi sentii spalancare le labbra, era grosso.
Mi scopò letteralmente la bocca, lentamente, spingendomi il cazzo fino alla gola ed estraendolo. Tenendomi ferma per la testa.
"Prendi..", sussurrava mentre me lo metteva in bocca.
E godeva.
Mi esplorò l'interno della bocca col cazzo, lo infilava dappertutto: dritto dalla bocca alla gola e di lato facendolo sporgere dalle guance.
Me lo allontanò quasi subito quando presi a stuzzicargli il buchetto con la lingua. Dall'espressione capii che rischiava di non trattenersi.
"Ho voglia di assaporare la tua sborra calda sulla lingua..", lo provocai.
Accusò il colpo.
Mi riafferrò la nuca e cominciò a segarsi con gesti corti e forti. Si tese in ogni muscolo del corpo. Schiusi le labbra davanti alla sua cappella lucida. Estrassi la lingua, stuzzicandogliela.
"Oh cazzoo, ahh mhh..", ansimò con forza, "prendila.. eccola.. ahhh aaaahh cazzoooo", e mi venne in bocca, schizzandomi una incredibile quantità di sborra bollente e densissima, che sgorgava ad intervalli regolari da quel buchetto delizioso.
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