martedì 26 aprile 2011

Quando lui mi punisce

Sto uscendo con un uomo estremamente porco. Perverso. Uno di poche parole, che con un'occhiata ti fa tremare le ginocchia. E bagnare la figa.
Sempre impeccabile, in completo scuro, occhiali da sole. Mascella pronunciata e fare virile. Mi basta guardarlo per eccitarmi tutta.
So per istinto che gli piacciono donne molto femminili. Quindi non mi ha mai vista in jeans. Anche solo per far la spesa: tacchi alti, reggicalze e vestitini da infarto. Rossetto, unghie laccate di rosso. Non mi faccio mai mancare un piccolo dettaglio da puttana. Una calza con la cucitura dietro, una scollatura particolare, un guanto di pizzo.
Lui mi guarda in silenzio. Ma gli occhi gli brillano.
Gli piace che gli altri uomini capiscano che mi lascio fare di tutto.
Che sono una sua proprietà. Un oggetto sessuale.
In sua presenza non posso fare a meno di pensare al sesso.
Al supermercato mi fa chinare in modo provocante, in modo da offrire il culetto alla vista degli altri uomini. Mi ordina di sculettare appena, oppure di piegare una gamba verso l'alto, come quando baci qualcuno, mentre mi allungo sinuosamente per prendere una scatola dagli scaffali più alti.
Magari mi si mette dietro, con la scusa di aiutarmi e mi appoggia i genitali contro il culetto. Oppure semplicemente mi accarezza con la mano una natica.
Col tempo, ha cominciato ad ordinarmi di mostrare i miei attributi sessuali a qualche uomo, scelto da lui.
Una sera in discoteca abbiamo ballato come se stessimo chiavando e un tizio, che si era eccitato, ci si è avvicinato. Ha borbottato qualcosa al mio uomo. Siamo andati in un posto appartato, il tipo ci ha seguito.
Il mio uomo mi ha sussurrato, tenendomi per i fianchi da dietro: "Coraggio tesoro, hai fatto eccitare il signore, slacciati la camicetta e fatti palpare un pò per scusarti". Poi mi ha guardata in silenzio, in attesa.
Mi sono slacciata molto lentamente la camicetta, mentre il mio uomo mi strusciava piano il cazzo contro il culo e mi sussurrava eccitato all'orecchio: "Così, da brava bambina.."
Ho chiuso gli occhi, sentire la voce roca di eccitazione del mio uomo mi dava alla testa, ho spalancato la camicetta con le mani e arcuato il corpo fremente verso di lui. Offrendo le tette a quello sconosciuto.
Lui, incredulo, ha avvicinato lentamente le mani tremanti ai miei capezzoli ed ha cominciato a sfiorarmeli delicatamente.
Dopo qualche secondo si sono ingrossati in modo osceno.
Mi è sfuggito un gemito.
"Ti piace, vero..? Quanto sei puttana", ha ansimato il mio uomo.
"Prendiglieli pure in bocca", ha concesso poi al ragazzo, senza togliermi gli occhi di dosso.
Lui non se lo è fatto ripetere due volte, si è chinato un pò e ha iniziato a succhiarmi un capezzolo. Ogni tanto si fermava e me lo stuzzicava con la lingua.
Ho serrato i denti per non godere ma gli occhi mi stavano schizzando dalle orbite per il piacere.
"Allora non dici niente eh.. Dovrei credere che non ti piace farti slinguare da un altro?", mi ha provocata con calma. Poi mi ha bloccato i polsi dietro la schiena e ha suggerito al tizio "Coraggio, mettile due dita nella figa mentre le stimoli i capezzoli, vediamo se è vero che non sta godendo..".
"Noo, ti prego", ho ansimato. Sapevo che non sarei resistita molto.
Ho cercato di divincolarmi, ma la presa era ferrea. L'unico effetto che ho provocato è stato quello di eccitarli ancora di più.
Il tizio mi ha sollevato rudemente il vestito, mi ha scostato le mutandine e infilato due dita su per la fica.
"Ahh.. Sììì..", mi è sfuggito.
Il ragazzo ha iniziato a tormentarmi la figa, con movimenti lenti e profondi.
Continuavo a divincolarmi ansimando loro di smetterla "Noo, bastaa.. aahh.. vi prego, no..". Sono venuta quasi subito, stretta fra due uomini.
"Bene, ora fai una sega al signore per sdebitarti", mi ha ordinato freddamente.
Il tizio è' venuto quasi subito, appena gli ho infilato la mano nelle mutande e ho cominciato a segarlo piano.
Ora sapevo che il mio uomo mi avrebbe punita per aver fatto eccitare un altro maschio ed aver cercato di sottrarmi dal soddisfarlo.
Mi ha presa per il braccio e condotta fuori dal locale, senza dire una parola.
Il parcheggio era ancora pieno di auto.
Mi ha trascinata davanti al suo Bmw e costrerra a novanta contro il cofano. Il metallo freddo mi ha fatto inturgidire i capezzoli. Poi mi ha alzato la gonna e ha cominciato a slacciarsi con calma i pantaloni.
"Noo", ho ansimato. Poteva arrivare qualcuno da un momento all'altro.
"Devi essere punita, tesoro, lo sai", mi ha spiegato lui con tono dolente.
Mi sono eccitata di nuovo.
Mi ha abbassato le mutandine fino a metà cosce e ordinato di aprire le gambe.
Sapevo che la punizione sarebbe stata un lungo, lento e profondo atto di sodomia. Con lui che mi teneva saldamente per i fianchi, impedendomi qualsiasi movimento per sottrarmi al suo cazzo che mi sfondava e apriva l'ano come e quanto voleva. Facendomi urlare sguaiatamente fino a venire. Per poi farcirmelo con una quantità incredibile di fiotti di sborra densissima, ansimando "Prendi troia, prendila tutta..".
Di solito, quando lui mi punisce, mi rimane il buco del culo allargato ed arrossato per qualche giorno. Durante i quali lui mi chiede sfiorandomi dolcemente il viso con fare paterno: "Ti fa ancora male, tesoro?"

sabato 26 marzo 2011

Giochi sessuali a cena

Ieri sera ho invitato a cena un uomo. Non è particolarmente bello, ma ai miei ormoni non importa un accidente: vedono solo quei lineamenti marcati e quella pancia straordinariamente piatta sotto quelle spalle larghe. E' sfrontato, diretto, audace e silenzioso. Mi mette in imbarazzo e poi rimane a fissarmi. Freddo come il ghiaccio.
L'ultima volta che mi si è avvicinato, si è chinato vicino al mio orecchio afferrandomi il braccio. E' bastato quel lieve contatto a farmi girare la testa. Col suo corpo così vicino al mio mi mancava l'aria. Indossavo un vestitino che mi aderiva come una seconda pelle, gambe nude e tacco alto. Colori scuri in contrasto con la pelle chiara. Unghie laccate di rosso, trucco curato.
"Toglimi una curiosità: quando una donna si veste e si muove così, lo sa che lo fa andare in tiro a tutti i maschietti presenti o no?", mi ha sussurrato con voce profonda.
Un brivido mi ha scossa in tutto il corpo. L'ho guardato, smarrita. Per un attimo ho avuto timore di aver esagerato con l'abbigliamento. Ma lui sorrideva divertito, incapace di dissimulare il suo apprezzamento. Non riuscivo a rispondere, volevo solo che mi infilasse la lingua in bocca.
Lui deve averlo sentito perchè ha smesso di sorridere e mi ha fissato le labbra schiuse. Il suo respiro ha perso un colpo per poi accelerare.
Quando finalmente si è scosso si è guardato intorno nervosamente. Ci stavano guardando tutti. Lui era il nuovo responsabile dell'ufficio. Il capo.
Si è ricomposto e se ne è andato con un mezzo sorrisetto, lasciandomi con la figa bagnata e pulsante.
Non ho fatto che pensare al suo corpo tutto il giorno. Poi mi sono arresa e l'ho invitato a cena, via mail. Non ha risposto ma sapevo che sarebbe venuto.
Alle nove, è suonato il citofono.
Ho aperto il cancello, senza chiedere chi fosse.
Ero molto nervosa, era la prima volta che lo vedevo fuori dall'ufficio.
Ho lasciato i fornelli e mi sono diretta alla porta.
Ho aperto.
Lui era lì, in piedi. Completo e camicia scuri. Sguardo penetrante.
Avevo già voglia di dargliela tutta. Ho impiegato tutta la mia attenzione nel cercare di non tradirmi verbalmente ma non ho controllato i movimenti del corpo. Troppo languidi, si vedeva lontano un chilometro che ero in calore.
Mentre gli facevo strada in casa lui non si perdeva neanche un mio movimento.
Sorridendo compiaciuto. Lo sguardo acceso. Su di giri.
Aveva portato una bottiglia di vino.
"Fa caldo qui", ha commentato allusivamente, togliendosi la giacca. Poi si è arrotolato le maniche della camicia prima di dedicarsi all'apertura della bottiglia.
Sono rimasta praticamente ipnotizzata a fissare i muscoli del suo avambraccio. Li ho immaginati mentre mi teneva per i fianchi..
E' venuto caldissimo anche a me.
"Sì, effettivamente fa caldo", ho sussurrato, sempre godendomi i movimenti sicuri del suo corpo nell'atto di aprire quella dannata bottiglia.
Mi sono tolta il coprispalle.
L'avevo messo perchè l'abito era un pò troppo scollato e avrei voluto giocarmi quella carta con calma dopo cena. Pazienza.
I suoi movimenti hanno rallentato fino quasi a fermarsi. Lo sguardo fisso tra i miei seni. L'abito copriva a malapena i capezzoli turgidi.
Ci guardammo intensamente.
Avevo una voglia indecente di sentire il suo corpo virile contro il mio, ma mi sarebbe un pò spiaciuto passare subito al sodo e perdere quell'atmosfera di eccitazione e tensione sessuale intensissima. Non la provavo da molto.
Lui ha retto, ha ripreso il controllo sui suoi sensi e staccato lo sguardo dal mio corpo per tornare ad occuparsi della bottiglia. Molto maschio.
Ho terminato di preparare la tavola, ancheggiandogli sfacciatamente sotto il naso. Quando gli sono passata vicino, rallentando appena, ho avuto l'impressione che avesse controllato in extremis l'impulso di afferrarmi.
Ho acceso le candele, guardandolo.
Poi ci siamo accomodati a tavola, molto vicini. Le nostre gambe si sfioravano.
"Allora, di cosa ti va di parlare?", gli ho chiesto candidamente, sorridendo.
"In questo momento, devi scusarmi, ma non riesco a pensare a nulla di politicamente corretto", ha risposto dopo qualche secondo di silenzio.
"Beh vada per il non politicamente corretto, allora", l'ho stuzzicato.
"Credo sia un argomento molto sconveniente, sopratutto al primo appuntamento", si è giustificato sorridendo un pò imbarazzato.
"Andiamo, è quello a cui stavi pensando no?!", ho continuato a provocarlo, "Sentiamo.." ho concluso sorridendo allusivamente.
"D'accordo..", ha cominciato masticando un boccone, "Sesso. Stavo pensando al sesso. Intensamente, direi..", ha confessato guardandomi dritto negli occhi.
Lo stomaco mi si è chiuso completamente.
"Ti va di fare un gioco?", ha chiesto poi, con voce leggermente roca.
Ho deglutito.
"A turno chiediamo all'altro di raccontarci delle fantasie o dei particolari della sua vita sessuale e cerchiamo di disturbarlo mentre parla. Oppure gli raccontiamo cosa gli faremmo, entrando nei dettagli, mentre lui deve starsene buono buono. Se perde il filo o non resiste, deve subire una piccola punizione", ha concluso con un luccichio molto pericoloso negli occhi.
Era incredibilmente sconveniente ed eccitante.
"Ci sto. A te la prima mossa, sei l'ospite", ho risposto.
"Bene, allora cominciamo", ha detto con una voce da far venire i brividi. Si è messo la forchetta sensualmente in bocca, ripulendola dal cibo e poi me l'ha passata lentamente sulle labbra. Me le ha fatte dischiudere e mi ha cercato la lingua con la forchetta fredda. Ho chiuso gli occhi, cercando di controllare il ritmo del respiro.
"Mi piacerebbe che tu fossi la mia donna e come tale, dovresti essere a mia completa disposizione. Il tuo corpo mi apparterrebbe e potrei disporne a mio piacimento..", ha cominciato mentre la forchetta scendeva lentamente dalle mie labbra al collo, costringendomi ad alzare la testa.
"Ti obbligherei a vestirti sempre da puttana quando esci con me, con le tette ed il culo in bella mostra. Autoreggenti e tacchi a spillo. Niente biancheria. Voglio saperti senza mutande, in mezzo agli altri uomini", la sua voce era ipnotica. Il metallo freddo contro la mia pelle surriscaldata mi dava i brividi. Lo sentivo scendere dal collo verso il seno. Avevo dei bottoncini che chiudevano il vestito sul davanti.
"Voglio esibirti loro. Voglio che sappiano che sei una gatta in calore. Una ninfomane. Che la daresti a tutti. Perchè ti piace il cazzo."
La forchetta slacciava il primo bottoncino, quello che costringeva le tette l'una contro l'altra. Le mie tette schizzarono fuori dalla scollatura. La pelle chiara in contrasto col capezzolo rosso scuro, turgido e grosso.
"Da dietro di te ti palperei le tette, infilandoti le mani nella scollatura, davanti a tutti. Ti cercherei i capezzoli e te li stimolerei con calma. Mentre arcui il corpo, in esposizione", ha aggiunto passandosi la lingua sulle labbra, come se stesse immaginandosi e godendosi quella scena.
La forchetta mi torturava un capezzolo. Mi è sfuggito un gemito roco. Ho dovuto impiegare tutte le mie energie mentali per cercare di controllarmi, ma la sua voce non mi dava tregua. Stavo per cedere, ero fradicia.
"Ti costringerei ad aprire le gambe, davanti a tutti. E ti infilerei l'altra mano fra le cosce."
Ho immaginato la scena. D'accordo ci sappeva fare, concedergli la prima mossa era stato un azzardo.
"Bene, ora tocca a me..", l'ho interrotto cogliendolo di sorpresa.
Ho aperto gli occhi e le cosce, la gonna era troppo corta perchè non vedesse che ero senza mutandine. Le labbra turgide, rosee di eccitazione e deliziosamente dischiuse. Una goccia di umori stava facendo capolino. E' rimasto ipnotizzato a guardarla, deglutendo.
Mi sono seduta sul tappeto davanti a lui, appoggiandomi con le mani in modo da arcuare il corpo in un silenzioso invito a possedermi ed ho spalancato completamente le gambe.
Lui ha estratto automaticamente il cazzo dai pantaloni, i giochi erano finiti di fronte al richiamo dell'accoppiamento. Mi ha infilato il cazzo in fica e montata furiosamente sul tappeto, come un animale.

martedì 8 febbraio 2011

In calore

Mi sono depilata la fica. Completamente. Ho quasi la necessità fisica di esporla totalmente quando vado in calore. Non porto più le mutandine da giorni. E devo trattenermi, quando ho vicino un uomo che mi piace, dall'impulso fortissimo di mostrargliela davanti a tutti. Alzarmi la gonna, aprire le gambe, sporgere la fica verso di lui e spalancarla con le dita.
Adoro la scena di "Basic instint" con la Stone che, in una stanzetta con diversi uomini di mezz'età, apre le cosce e la mostra a tutti i presenti.
Quando vado in calore, ho una voglia matta di fare lo stesso. Mostrarla a degli sconosciuti e farmi montare a turno da tutti.
Come una cagna circondata da maschi infoiati.

Ieri sera ero al ristorante con un tizio. Non mi faceva impazzire ma avevo troppa voglia di cazzo per fare la schizzinosa, così ci sono uscita.
A metà cena, mentre lui parlava, io ero seduta davanti a lui apperentemente tranquilla; in realtà, nascosta dalla tovaglia, stavo a gambe aperte sotto il tavolo con la figa di fuori. E mi stavo sditalinando molto lentamente, mentre gli sorridevo o annuivo a quello che stava dicendo.
Sentivo la mia voce roca dal desiderio, ero lievemente affannata.
Non potevo resistere ancora molto e nel locale c'era un cameriere piuttosto sexy. E con la patta bella gonfia dalle sue forme evidentemente sopra la media.
Quando l'ho visto allontanarsi nella direzione del bagno, mi sono ricomposta e ho detto al mio accompagnatore che sarei andata un attimo alla toilette.
Ho incontrato il cameriere nel corridoietto che portava sia alla cucina che ai servizi.
Gli ho bloccato la strada, lui mi ha guardata e mi ha sorriso. Poi ha fatto per dire qualcosa, forse scusarsi per avermi intralciato il percorso.
"La vuoi?" gli ho chiesto anticipandolo, alzandomi con la mano la gonna in modo da esporre la fica luccicante di umori.
Mi ha fissato la figa per non so quanto, deglutendo.
"Ti prego" ho sospirato come una gatta in calore mentre lo afferravo per la cravatta e lo tiravo verso il bagno.
Dentro ho appoggiato il culo e un piede al lavandino, divaricando le cosce.
Non mi sono spogliata, ho solo esposto oscenamente la fica.
Lui si è aperto i pantaloni, ha estratto la minchia e si è scappellato a pochi centimentri dalla mia fichetta.
Con le mani mi sono afferrata ai bordi del lavandino e ho voltato la testa di lato, chiudendo gli occhi. Come se mi facesse schifo quello che stavo per farmi fare.
Lui mi ha infilato piano la cappella nella fica bollente e oscenamente bagnata.
Poi con un colpo secco mi ha ficcato il cazzo dentro, fino in fondo.
Ho grugnito di piacere. Qualcuno avrebbe potuto entare da un momento all'altro.
Mi ha afferrata per le chiappe e mi ha sfondato la fica per bene, una, due, tre, quattro.. dieci volte. Senza preservativo.
Stavo per venire. Anche lui era vicino. Mi avrebbe sborrato in fica se non avessi detto nulla. Non prendevo la pillola da un mese ed ero fertile, era troppo rischioso. Ma avevo bisogno di farmi riempire di sborra.
"Aspetta" ho detto ansimando, poggiandogli una mano sul petto ed allontanadolo. Lui si è staccato quel tanto che mi ha permesso di girarmi e chinarmi sul lavandino. A novanta. Ho divaricato le natiche con le mani ed esposto il buchetto.
"Voglio tornare di là con la tua sborra che mi cola dal buco del culo lungo le cosce".. ho sospirato, guardandolo.
Mi ha sfondato il culo con una foga inaudita prima di riempirmelo di sborra bollente.
Mi è restato un pò nel culo, muovendosi appena, cercando di riprendersi.
Poi me lo ha sfilato a fatica.
La sborra ha comincito a colarmi densissima lungo la parte posteriore delle cosce. L'ho lasciata scorrere fino alle scarpe coi tacchi a spillo.
Poi ho riabbassato la gonna, l'ho ringraziato con voce calda e mi sono avviata verso il tavolo. Alcuni uomini si sono accorti, al mio passaggio ancheggiante, dei rivoli di sborra lungo le calze. Ho sorriso loro.
Mi sono risieduta al tavolo.
Dopo cena, ho fatto un pompino al mio accompagnatore per ringraziarlo e gustarmi la sborra calda. Il mio dessert preferito.

giovedì 13 gennaio 2011

Voglia di una zucchina fredda nel culo bollente

Da qualche settimana ricevo delle e-mail da un indirizzo che non conosco.
Lui si firma: il dottore.
Da alcuni dettagli, capisco che è qualcuno che incontro nella mia vita reale. Un conoscente. Ma non riesco a capire chi sia.
La prima mail risale ad una decina di giorni fa. L'ho aperta una mattina in studio.
Diceva: "Qualcuno mi ha parlato di te, di quanto selvaggiamente prendi il cazzo, di come lo vuoi in fondo. Già lo immaginavo, vedendoti passare tutti i giorni e ancheggiare in quel modo così arrapante. Mettendo in mostra quello splendido culo. Averne la conferma mi fa impazzire. Mi masturbo pensando alle tue labbra rosse sulla mia cappella gonfia. Buona giornata, mia dolce troia."
L'ho letta tutto d'un fiato, con le labbra dischiuse.
Non mi era mai capitata una cosa del genere: un uomo che esprimesse il suo desiderio sessuale così lucidamente, senza tentare di contattarmi o di combinare un incontro. Così. Per poi andarsene, lasciandomi tutta eccitata in balia di immagini erotiche. Con le labbra turgide e semi-dischiuse, il clitoride pulsante e una goccia di umori che sentivo colare lentamente dalla fichetta sulle mutandine. Senza alcun controllo sulle mie contrazioni vaginali.
Quest'uomo, con qualche riga di mail, mi ha predisposta a farmi sbattere.
Il mattino dopo, ho aperto con ansia la casella di posta.
La sottile delusione che mi ha colta quando non ho trovato nessun suo messaggio mi ha innervosita.
Poi, prima di andare a letto, ho riaperto la posta per spedire un messaggio.
E lui era lì.
Il dottore.
"Sono un uomo di mezz'età, non riesco più a venire in tempi brevi. Mi serve almeno mezz'ora. Anche quando mi masturbo.
Oggi ho sentito il tuo profumo, mi sei passata vicino.
Poi, a casa, ho immaginato di averti fermata, forzata a novanta contro la scrivania, alzato la gonna e osservata mentre arcuavi la schiena per prenderlo nel culo. Senza dire una parola.
Ho allargato le gambe, abbassato la lampo ed estratto la minchia. Mi sono scappellato mentre ti allargavi le natiche con le mani, mostrandomi il buco del culo e guardandomi con la lingua sulle labbra. Sculettando dalla voglia.
Ti ho infilato tutto il cazzo, lentamente, fino alle palle. Abbiamo grugnito per il piacere troppo intenso che si prova nell'infilare e prendere qualche cosa di troppo grosso in qualcosa di più piccolo. Costringendolo ad allargarsi. Dolorosamente.
Poi, con movimenti fluidi, senza la minima esitazione, l'ho estratto fino alla cappella, tenendoti saldamente per i fianchi, con fatica. Non lo volevi mollare. Così te l'ho rificcato nel culo, dandoti della cagna in calore. Dentro e fuori. Ancora ed ancora.
Nella stanza si sentivano solo i rumori dei tuoi tacchi, quando spostavi i piedi, sbilanciata dalle mie spinte, e i nostri ansimi e grugniti.
Poi, le tue suppliche: "Basta ti prego.. mi fai male.. mi fai male.. mi fai male.. aah sìì", mentre mi guardavi con aria sorniona.
Sono venuto dopo 5 minuti. Talmente intensamente da rimanere quasi esanime.
Lo so quanto ti piace prenderlo su per il buco del culo. Rudemente.
Non ho mai avuto così tanta voglia di metterlo in culo a qualcuno come con te."
La sua mail mi ha fatto provare un bisogno quasi fisico di essere sodomizzata.
Ho cercato il vibratore e me lo sono infilato su per il culo. Ma non mi bastava. Volevo sentirmi sfondata.
Allora ho preso una zucchina, enorme e dura. Fredda contro il mio sfintere surriscaldato dalla voglia. Il mio culetto diventa di burro se eccitato. L'ho avvolta, fin dove ho potuto, con le mie pareti anali oscenamente dilatate. Urlando il mio godimento, incurante dei vicini.
Sono venuta quasi subito e rimasta qualche minuto stremata a letto con la zucchina che sporgeva dal buco del culo sfondato.