sabato 24 aprile 2010

Molestie sessuali


Oggi Laura, un'amica di recente acquisizione, mi ha completamente spiazzata confessandomi di desiderare di essere molestata dal suo capoufficio.
Lei sembra la classica ragazza acqua e sapone, ha la pelle chiara ed arrossisce frequentemente. Timida ed educata, madre natura l'ha dotata di un corpo che fa girare i maschietti per strada.
Mi ha raccontato che il suo capo è un porco. 40enne ancora affascinante, sposato, si diverte un mondo nel metterla in imbarazzo. Le guarda la scollatura o la bocca, mentre le parla, le sorride allusivamente e le chiede continuamente se il suo fidanzato, così giovane, sia in grado di farla divertire..
Laura, dopo i primi momenti in cui si sentiva sporca, ha dovuto ammettere che quell'uomo non le era affatto indifferente. Il che la sconcertava profondamente. Aveva, infatti, un bravissimo fidanzato: gentile, carino ed educato che non le faceva mancare nulla.
A parte l'eccitazione sessuale.
"Ma non posso di certo barattare un fidanzato perfetto per un porco, giusto?", mi ha chiesto angosciata.
"No non posso", si è subito risposta da sola. Come d'altro canto non poteva impedirsi di vestirsi in modo sempre più femminile al lavoro, mi ha confidato.
Il capo l'aveva prontamente promossa come segretaria personale. E le domande sul suo appagamento sessuale si erano fatte sempre più esplicite.
Le sue gonne, per tutta risposta, si accorciavano sempre di più e le scollature si facevano sempre più audaci.

Un giorno, mi ha raccontato, indossò una minigonna che la fasciava come una seconda pelle. Lui la chiamò nel suo ufficio per dettarle una mail e mentre lei scriveva le chiese all'improvviso: "porta le mutandine, Laura?".
Laura smise di scrivere e balbettò "certo, che domande mi fa?".
"Vorrei che al lavoro indossasse sempre gonne corte come ha fatto oggi.. e niente altro", disse serio.
"Ma non posso..", cominciò lei.
"Forse non ci siamo capiti, mi spiegherò meglio: é un ordine. Ho bisogno di essere produttivo sul lavoro e per esserlo devo essere sempre su di giri. L'eccitazione fisica mi rende un vulcano di energie. Coraggio, se le tolga, vedrà che le piacerà. Lo sapremo solo io e lei, e può stare tranquilla, non ho intenzione di violentarla, a meno che non sia lei a chiedermelo", concluse facendole l'occhiolino.
Laura, eccitata come non mai, stava per controbattere quando si accorse che le sue mani si erano già infilate sotto la gonna e stavano abbassando gli slip di pizzo nero. Li lasciò scivolare a terra, col respiro fattosi irregolare.
Lui si alzò e le si avvicinò piano. Raccolse le mutandine e le guardò cercando traccia della sua eccitazione. Sorrise compiaciuto quando trovò una piccola zona bagnata sull'indumento. La guardò profondamente negli occhi mentre lei arrossiva.
Tornò a sedersi e la invitò a mettersi sulla scrivania, davanti a lui.
"Apri le gambe", disse calmo, quando lei si fu appoggiata sul ripiano. Quel passaggio dal lei al tu, la fece sentire ancora più in suo potere, più sottomessa, più ragazzina.
Laura lo guardò strabuzzando gli occhi per l'eccitazione.
"Coraggio, fammi vedere la fica", continuò come se le stesse chiedendo di vedere l'agenda degli impegni della giornata.
"Andiamo, non sarà la prima volta che un maschietto te lo chiede. Chissà quante volte avrai giocato al dottore da piccola..", disse passandosi la lingua sulle labbra.
Da ragazzina era stata troppo inibita anche solo per ritrovarsi da sola con un ragazzo, pensò lei. Ma aveva fantasticato a lungo su giochi di quel genere e sui racconti delle sue amichette, più disinibite.
Ora poteva rifarsi, con gli interessi.
Aprì le cosce.
Trattenne il respiro mentre gli mostrava la fichetta rosea, completamente depilata e con le labbra dolcemente aperte, invitanti.
Lui rimase a bocca aperta.
Si alzò e guardandola negli occhi le fece scivolare la mano lungo la coscia, fra le gambe, esplorandola delicatamente.
Lei non resse al suo sguardo e volse il capo di lato, arrossendo e chiudendo gli occhi.
Lui continuò a sfiorarle la fica con i polpastrelli, con sapiente lentezza, torturandola dolcemente e stimolandola senza alcuna fretta, godendo della sua eccitazione.
Quando si bagnò la dita e prese a sfiorarle il clitoride gonfio, lei si arrese al suo primo orgasmo provocato da un uomo. Mentre lui la guardava venire, in silenzio, sorridendo compiaciuto.
Gli sfuggì un gemito solo quando le infilò due dita dentro, con un gesto fluido e profondo, mentre lei veniva, per sentire le sue contrazioni ed amplificarne al contempo l'effetto.
Lei abbandonò la testa all'indietro e si afferrò alle sue spalle, mentre godeva ed ansimava sotto il suo sguardo.
Le ci volle qualche minuto prima che potesse calmarsi e riaprire gli occhi.
Lui, che la guardava sorridendo con fare paterno, estrasse solo allora con molta cura le dita. Aveva l'uccello gonfio nei pantaloni.
"Sei stata meravigliosa", le disse, "ora va in bagno a ricomporti e lasciami qualche minuto perchè mi passi l'erezione, poi continueremo a lavorare", concluse.

martedì 20 aprile 2010

Erezione in discoteca


Sono ancora eccitata per quello che è successo sabato notte. Sono andata a ballare con degli amici. Avevo voglia di sentirmi desiderata. E di fare la puttanella. Ho fatto la stronza, lo ammetto, ho fatto eccitare un uomo, uno sconosciuto, e poi l'ho rifiutato, mentre lui, arrapatissimo, tentava in tutti i modi di appartarsi con me..
L'uomo in questione è un imprenditore 45enne, un conoscente del fidanzato di una delle mie amiche presenti quella sera. I maschietti ci hanno raggiunte in discoteca quando noi ragazze stavamo già ballando.
Il tipo non era male, ma sapevo per istinto che non ci sarei mai potuta andare a letto. Però avevo voglia di giocare. Dopo le presentazioni, lui ha scambiato quattro chiachiacchiere con una delle mie amiche.
Io gli ho voltato le spalle (indossavo la mia mini nera preferita, quella che mi fa un culetto da infarto), ho allargato un pò le gambe, piegato leggermente le ginocchia e cominciato muovere il culetto in modo molto sensuale, con un ritmo leggermente più lento di quello che la musica avrebbe richiesto..
Approfittavo del fatto che avessimo un tavolo disposto in modo tale da avere tutta la gente davanti a noi. Dietro non c'era nessuno, solo lui e la mia amica.
Non l'ho degnato di uno sguardo, continuando a ballare come se avessi una gran voglia di fare l'amore, di essere presa da dietro..
Dopo qualche minuto mi sono sentita afferrare con fermezza l'avambraccio. Era lui, che aveva evidentemente perso interesse per la conversazione e mi sussurrava all'orecchio "mi stai facendo scoppiare la testa, lo sai vero?".
Mi sono voltata appena, in modo che mi vedesse sorridere compiaciuta. "Lo sai che fai quest'effetto, vero?" ha continuato, arrapato.
Ho schiuso le labbra ed annuito.
Sempre tenendomi il braccio, ha avvicinato il suo corpo al mio, da dietro, ed ha cominciato a muoversi. Mi sono lasciata strusciare il cazzo in tiro contro le natiche per qualche secondo, prima di allontanarlo con la mano, fingendomi imbarazzata.
In realtà mi stavo bagnando.
Ha continuato a girarmi attorno, fingendo di sfiorarmi involontariamente nel ballo. Ogni tanto sentivo la sua mano sfiorarmi il fianco o il sederino.
"Non riesci proprio a non starmi appiccicato al culo?", chiesi sorridendo, ma fingendomi un pò infastidita.
Lui mi guardava fisso, fra il compiaciuto ed il frustrato. "Troia!" mi dicevano i suoi occhi. Se avesse potuto credo che mi avrebbe presa con la forza.
"Vieni, usciamo a fumare", mi ha ordinato poi, afferrandomi.
"Non mi va", ho risposto divincolandomi.
"A me sì", ha ribattuto afferrandomi la mano e trascinandomi nel parcheggio appena fuori dalla pista.
Giunto in fondo al parcheggio si è appoggiato ad una macchina ed ha cercato di attirarmi contro di sé.
"Non volevi fumare?", ho chiesto respingendolo.
Lui con un sospiro ha estratto controvoglia una sigaretta e cercato l'accendino.. che aveva dimanticato al tavolo.
"Era proprio una scusa, allora" ho commentato sorridendo.
Il suo sguardo si è illuminato, ha buttato la sigaretta e cercato di nuovo di baciarmi.
Aveva l'alito un pò pesante, peccato, ho pensato scostandomi, altrimenti la lingua in bocca, me la sarei fatta mettere volentieri..
"Dai è un ora che mi muovi il culo sotto al naso in quel modo, sto per venirmi nei jeans", ha affermato con voce roca mentre cercava di riafferrarmi.
Ho abbassato lo sguardo sulla sua erezione, con finta sorpresa "beh mi spiace, ma ballando pare che si muova anche il culo. Guarda altrove, no?", ho replicato da vera stronza, con un sorrisetto.
"Dai, rientriamo", ho aggiunto poi, divincolandomi e cominciando ad avviarmi verso il locale.
Mi ha seguita poco convinto. Dentro abbiamo ballato un pò insieme, ormai era ora di chiusura. Mi ha chiesto di dargli il numero di telefono. Quando gli ho risposto che ci avrei pensato si è allontanato scocciato.. per qualche minuto, prima di ritornare offrendomi il suo. Mandando al diavolo il suo amor proprio. Evidentemente erezione batte orgoglio.
Gli ho risposto che non avevo dove segnarmelo, sorridendo candidamente.
Poi le ragazze mi hanno chiamata per dividerci la spesa del tavolo e della cena e ne ho approfittato per allontanarmi.
"Permettimi di offrirti la cena ed il resto", mi ha detto raggiungendomi e fissandomi negli occhi.
"Non se ne parla neanche", ho risposto, ben sapendo che era un modo per tentare di comprarsi il dopocena.
Ho raggiunto il gruppo per sapere l'importo. Lui mi ha seguita. Era una bella cifretta, avevamo bevuto parecchio.
Allora ha estratto dal portafoglio un sacco di soldi e guardandomi ha detto agli altri "lasciate che faccia io, insisto".
"Ma dai, tu non c'eri neppure alla cena, sei arrivato dopo.." ha controbattuto una mia amica.
Ma lui aveva già saldato il conto con il tizio del locale.
"Beh allora grazie, è merito tuo, no?", mi ha sussurrato all'orecchio uno dei ragazzi presenti, divertito.
Ho finto indifferenza ma in realtà il fatto che un uomo maturo mi desiderasse a quel punto mi dava un pò alla testa. Nonostante tutta la riprovazione morale, l'essermi fatta pagare da un uomo che non capiva più nulla dalla voglia di infilarmi l'uccello nella fica mi ha eccitata da morire.
Ma non mi sono sentita in dovere di concedergli nulla. Non l'ho baciato e non gli ho dato neanche il numero.
L'ho riaccompagnato gentilmente con la macchina alla sua (all'andata era venuto in auto col fidanzato della mia amica) e me ne sono tornata a casa, tutta calda e sentendomi incredibilmente potente.
Lasciarmi scopare avrebbe rovinato tutto. Sì mi ero eccitata ma lui non mi piaceva, non volevo rivederlo e il giorno dopo, se mi fossi concessa come ringraziamento per l'avermi fatta sentire desiderata o per aver pagato la serata, me ne sarei pentita.
A vent'anni probabilmente mi sarei sentita in colpa. A trenta, conosco un pò di più come va il mondo e come giocare. Capisco quando un uomo vuole solo scopare. So che direbbe qualsiasi cosa per raggiungere il suo scopo. Per poi sparire.
L'eccitazione per quella serata mi è rimasta addosso per tutta la settimana successiva.

mercoledì 14 aprile 2010

Problemi di sesso anale


Oggi ho passato la pausa pranzo con una carissima amica. Era da qualche giorno che mi chiedeva di vederci per parlarmi di una cosa un pò delicata, per la quale aveva bisogno di un consiglio.
Da qualche mese si vedeva con un tipo che le piaceva parecchio e tutto sembrava andare per il meglio. Per di più le piaceva ciò che le faceva a letto.
C'era solo un piccolo problema ed era appunto di questo che mi voleva parlare.
Dopo una serie infinita di preamboli, finalmente si è fatta coraggio e mi ha confessato che il tipo moriva dalla voglia di metterglielo nel culetto.
Sai che novità, ho pensato e ho ridacchiato in risposta.
Lei non l'aveva mai fatto prima ma aveva deciso di accontentarlo, mi aveva spiegato, con un sorrisetto che lasciava capire che in realtà non era poi così maldisposta rispetto all'argomento in questione..
"Bene, e quale sarebbe allora il problema?", le ho chiesto.
"Il problema è che ci abbiamo già provato diverse volte, ma non ci riesco. Mi fa male e non è affatto piacevole", ha ammesso sconsolata.
L'ho guardata, sorridendo. Mi sembrava di essere tornata indietro nel tempo, di anni, ai primi goffi tentativi dei miei inesperti, giovani amanti di riuscire nella stessa pratica.
"Ma scusa, tu lo fai?", mi ha chiesto infine, direttamente.
"Oh sì, da certi uomini adoro prenderlo nel culo", ho risposto senza tanti falsi moralismi.
"Ma non ti fa male?", mi ha incalzata, sgranando gli occhi.
"Dipende, se fatto male, fa male, se fatto come si deve, è incredibilmente bello", ho risposto sorridendo.
Davanti al suo sguardo interessato, ho iniziato a raccontarle i miei primi approcci col sesso anale.
Fin dalle prime esperienze sessuali, sia io che i miei partners, abbiamo dimostrato reciproco interesse per l'argomento. Ma dai primi tentativi, al prenderlo effettivamente nel culo come si deve, sono passati anni.
L'errore principale, era che i miei primi amanti, anche loro alle prime esperienze, tentavano di sodomizzarmi senza prima avermi fatta adeguatamente eccitare. Il tutto senza lubrificante.
Dopo qualche doloroso tentativo di penetrazione, coi muscoli anali tesi che opponevano resistenza, in genere si desisteva. E questo era quanto.
Stavo per desistere dal provarci, quando ho conosciuto un uomo speciale.
Avevo 22 anni, lui 35. E' stato un colpo di fulmine. Mentale, non fisico. Il peggiore che ci sia. Ero completamente partita.
A letto ci sapeva veramente fare. Le cose che mi diceva, mentre mi scopava, sarebbero bastate da sole a farmi venire..
Comunque lui, a differenza di altri, non aveva mai provato a sodomizzarmi. Non ne avevamo neanche mai parlato.
Una sera uscimmo a cena. Io e lui da soli. Il cameriere venne a lasciarci il menù e la carta dei vini.
Di solito non bevevamo granché: lui doveva guidare ed io non andavo pazza per il vino.
Quella sera aveva voglia di bere e mi propose di fargli compagnia. Accettai volentieri, ma gli chiesi di consigliarmi.
Lui cercò di capire cosa potesse piacermi ed una volta appreso che gradivo qualcosa che non fosse frizzante e che fosse molto dolce, mi disse che pensava di aver capito ciò che volevo e di lasciar fare a lui. Adoro gli uomini che fanno così.
Quando l'uomo fa l'uomo, mi sento libera di essere donna in tutte le sfaccettature più femminili del termine.
Quando tornò il cameriere, parlarono per qualche minuto della fornitura della cantina del ristorante e ordinò il vino per entrambi.
La cena fu molto gradevole, ma il vino.. il vino era eccezionale. Dolcissimo, liquoroso, fruttato, di un colore dorato intensissimo. E molto forte.
Siccome lo sorseggiavo lentamente, non me ne resi conto appieno. Ne bevvi due bicchieri. Mi sentii estremamente calda ed eccitata. Rilassatissima.
Lui me lo lesse negli occhi.
"Andiamo", mi disse a fine cena, fissandomi intensamente, con un sorrisetto.
Salimmo in auto e ci avviammo. Non avevo bisogno di chiedergli dove stavamo andando. Da come mi guardava capivo che non avremmo raggiunto gli amici per far serata.
Appena partiti e immessi sulla statale, mi abbandonai sul sedile dell'auto.
Lui era concentrato sulla strada. Chiusi gli occhi. Sentii la sua mano sul ginocchio. Riaprii gli occhi e lo guardai. Lui teneva sempre i suoi fissi sulla strada. La sua mano prese a risalirmi lungo la coscia, molto lentamente, spostandosi all'interno.
Divaricai leggermente le gambe. La sua mano, ormai sotto l'orlo della gonna, risaliva sempre più. Sentii le sue dita contro le mutandine. Me le scostò appena, per infilarsi sotto. Mi accarezzò con incredibile lentezza, sfiorandomi appena, senza mai guardarmi. Vedevo il suo profilo concentrato sulla guida.
Dopo qualche minuto spense l'autoradio. Voleva sentire il mio respiro accellerato e i gemiti che non riuscivo a trattenere e riecheggiavano in quel silenzio carico di tensione.
Il viaggio durò venti minuti. Ogni tanto sfilava la mano dalle mie cosce e lentamente si passava le dita in bocca, per sentire il mio sapore e per bagnarsi le dita e rendermi più piacevole il massaggio. Sempre senza guardarmi.
Arrivai a casa sua eccitata come non lo ero mai stata prima. Con la testa resa leggerissima dalla giusta dose di vino di qualità.
Mi fece scendere e dirigere verso la sua camera da letto. Calmissimo, senza fretta, pregustando ciò che mi avrebbe fatto.
Non era uno di quegli uomini che ti saltano addosso. Ed era l'uomo più passionale, erotico e virile che avessi mai conosciuto.
Perdeva il controllo solamente al momento dell'orgasmo. E ciò faceva perdere il controllo a me.
Arrivati in camera gli bastò guardarmi in silenzio, senza muovere un solo muscolo, perchè mi offrissi a lui.
Cominciò a spogliarmi ed accarezzarmi, baciandomi e mordicchiandomi con passione il collo.
Mi fece sedere sul letto mentre si toglieva la camicia e slacciava i pantaloni. Una volta abbassati fino a metà coscia, mi allargò le gambe e mi infilò il pene dritto in fica, con un gemito liberatorio, dopo tutte quelle ore di tensione sessuale.
Mi montò come faceva di solito, sdraiato sopra di me, tenendomi le gambe spalancate e sussurrandomi all'orecchio quanto lo facevo arrapare e quello che mi avrebbe fatto. Nei dettagli. Facendomi impazzire.
Ad un certo punto, cambiando posizione, ci ritrovammo sdraiati sul fianco, con lui dietro di me che mi baciava il collo.
Ero calda, rilassata ed eccitata come mi era successo poche volte. Mi sembrò assolutamente naturale allungare la mano, afferrargli il cazzo e avvicinare il mio culetto fino a sentire la sua cappella gonfia contro il mio buchetto. Che non era mai stato così rilassato, bagnato e vogliso.
Semplicemente era il momento giusto, con l'uomo giusto. E non c'era stato bisogno di chiedere o convincere.
Appena capì di cosa avevo voglia, smise di colpo di baciarmi. Si scostò leggermente per guardarmi, ancora respirando affannosamente.
"Stai fermo ti prego, lascia fare a me", lo pregai, respirando con altrettanta difficoltà.
Cominciai a giocare, muovendo il culetto contro il suo cazzo. Continuai così a lungo, strofinandomi la sua cappella contro il buchetto, senza farla entrare.
Sentivo il culetto aprirsi lentamente, come un fiore che sboccia.
Quando l'eccitazione raggiunse il livello giusto, con la sua cappella contro il buchetto ormai dilatato ed accogliente, cominciai a spingermi ritmicamente contro quel palo duro.
Gli chiesi di tenersi il cazzo in posizione, per aver la mano libera per sfiorarmi il clitoride gonfio, quasi dolorante dal desiderio.
"Sì, toccati..", ansimò lui. Sentivo che per la prima volta era in difficoltà nel controllare la sua eccitazione. E questa consapevolezza mi fece perdere anche le ultime inibizioni rimaste.
A quel punto, la sensazione di un cazzo duro e gonfio che mi allarga il buchetto, è una delle cose più belle che si possa immaginare.
Sentire il mio uomo godere, mentre sente il suo cazzo aprirmi il culo è impagabile. Sapeva di essere il primo, che mi stava sverginando il culetto.
Lo presi per cinque o sei centimetri, lo sfregamento tra le strette pareti del mio buchetto ed il suo cazzo era troppo intenso per resistere. Venni quasi subito.
Quando mi sentì venire dimenandomi furiosamente contro il suo uccello, cominciò a godere fuori controllo.
Venne urlando "oh, cazzo.. cazzoo.. aaahh sììì", mentre le mie contrazioni anali, conseguenza dell'orgasmo, glielo stringevano ritmicamente, con deliziosa forza.

Spesso, in seguito, in occasione di cene con amici, al momento di ordinare, lui mi chiedeva con apparente noncuranza, ma con un pericoloso luccichio negli occhi, se gradissi quel vino che mi era tanto piaciuto..
I comuni amici ovviamente non capivano il perchè del sottile compiacimento che accompagnava quella richiesta. E soprattutto non capivano il perchè io reagissi arrossendo in modo così violento. Non potevano immaginare che in quel momento il mio uomo mi stava chiedendo del sesso anale, davanti a tutti. Sorridendo al ricordo di quel primo nostro rapporto.

domenica 11 aprile 2010

Insieme ci divertiremo un sacco


Ieri sera sono uscita col nuovo direttore della mia banca. Era da qualche tempo che mi stava dietro, più precisamente dal mese scorso, quando ho avuto con lui una discussione piuttosto accesa sulla gestione dei miei fondi.
Lui è un uomo decisamente affascinante, sempre impeccabile nel suo completo scuro. Cinquant'anni, portati decisamente bene e separato da un paio.
Dalla discussione in poi, ogni volta che vado in banca, esce dal suo ufficio, viene a salutarmi e mi chiede di seguirlo per parlare dei miei investimenti.
E mi spoglia letteralmente con gli occhi. Mi guarda fisso, a lungo. Non cerca minimamente di nascondere il suo desiderio per me. Turbandomi profondamente. C'è qualcosa nel modo in cui mi guarda.. Non riesco a smettere di pensare che sia molto disinibito. Sessualmente. Uno che sa ciò che vuole e come ottenerlo.
Comunque, le ultime volte che ci siamo visti in banca, era sempre più eccitato. Mi faceva accomodare nel suo ufficio e mi mangiava con gli occhi. Non si perdeva un movimento del mio corpo. Gli si leggeva in faccia che avrebbe voluto alzarmi la gonna da dietro, costringermi a novanta sulla scrivania e sbattermi.
Quando mi ha chiesto di uscire a cena con lui, un brivido mi è corso dalla base della schiena fino alla nuca, facendomi involontariamente arcuare il corpo.
Il suo sguardo si è posato sfacciatamente sui miei capezzoli, inturgiditi sotto il tessuto leggero della camicetta.
Ci mancava solo che allargassi le gambe, il mio linguaggio corporeo non poteva essere più invitante di così. Ho accettato l'invito e mi sono congedata prima che il mio corpo mi tradisse ancor più sfacciatamente.
Ho pensato a lui tutto il giorno, immaginando le scene più disparate. Tutte rigorosamente ad alto tasso erotico.
In particolare fantasticavo sul tragitto in macchina. Sull'essere al buio in uno spazio ristretto ed intimo, vicinissima ad un uomo semisconosciuto che mi eccita e col culetto sul sedile di pelle di un'auto di grossa cilindrata. Sentire lievemente le vibrazioni del veicolo attraverso il sedile fra le cosce, dove probabilmente sarò già particolarmente sensibile..
Cazzo, devo fare la brava! Non si scopa in macchina con un direttore di banca! Dovrò calmare i bollenti spiriti. E non sarà facile.

Alle otto è arrivato sotto casa mia, puntualissimo. Ero pronta dalle sette e mezza.
Gli ho sussurrato con voce suadente al citofono che sarei scesa subito.
Mi attendeva in fondo al vialetto, con le gambe leggermente divaricate e le mani infilate nelle tasche dei pantaloni. L'ho raggiunto muovendo sinuosamente i fianchi ed osservato deglutire mentre ammirava il modo in cui il vestitino nero che avevo scelto fasciava il mio corpo.
Ho lasciato che il mio profumo lo raggiungesse e gli ho sfiorato le guance con le labbra, molto lentamente, appoggiando la mano al suo petto. I nostri corpi si sono sfiorati.
"Vuoi farmi morire, stasera?", mi ha chiesto divertito. Ma col corpo tesissimo.
"Temo di non capire..", ho mentito, sorridendo appena, compiaciuta, mentre mi scostavo. Quella vicinanza era letale anche per me, mi sentivo già un pò stordita.
Poi tutto è avvenuto in un attimo, ma i miei sensi lo hanno percepito come al rallentatore.

Lui ha smesso di sorridere e iniziato a guardarmi in quel modo.. ha fatto scivolare la mano alla base della mia schiena, con un gesto molto sensuale. Poi, più rudemente, mi ha attirata contro il suo corpo teso. La sua bocca si è abbassata sulla mia, con sapiente lentezza mi ha accarezzata le labbra con le sue. Una, due, tre volte, con passione crescente. Finché non mi ha infilato la lingua in bocca. Le sue mani mi hanno afferrato saldamente le natiche e mi hanno costretta a strusciarmi lentamente contro di lui. Ho sentito la sua erezione. E lui si è accorto che non indossavo le mutandine..
Si è staccato di colpo, guardandomi intensamente, col fiato corto.
"Scusami, non so cosa mi sia preso.." ha mormorato imbarazzato, "vieni togliamoci dalla strada".
Mi ha accompagnata verso la portiera, gli occhi incollati al mio culetto mentre si passava distrattamente la mano sulle labbra per togliersi il rossetto.
Mi ha aperto la portiera e fatta accomodare. Ho sorriso vedendo i sedili in pelle nera, proprio come li avevo immaginati per tutto il giorno.
Lui si è seduto senza guardarmi e ha avviato il motore. Non riuscivo a distogliere lo sguardo dalla sua erezione, mentre guidava. Avevo una voglia tremenda di prenderglielo in bocca, di stuzzicarglielo con la lingua, di sentire che sapore aveva..
Mi sono avvicinata a lui e gli ho posato dolcemente la mano sulla coscia, accarezzandogliela lentamente. L'ho osservato trattenare il respiro e serrare la mascella.
Ho giocato con la mano sulla sua gamba muscolosa, facendo dei circoletti con la punta delle dita.
"Ho sete..", ho mormorato allusiva, per poi risalire con la mano e passare a strofinargli le dita lungo l'asta dura fra le cosce.
"Forse ho qualcosa per dissetarti un pò la gola..", ha mormorato con voce roca, prima di abbassarsi la lampo, prendermi la mano e infilarsela dentro.
Gli ho afferrato l'uccello e l'ho tastato per bene, chiudendo gli occhi. Era gonfio e bello largo di diametro, come piace a me. Gliel'ho estratto dai pantaloni, mentre lui deviava dalla strada principale e cercava qualche posto isolato per appartarci. Aspettare di arrivare a casa sua o in qualche motel era fuori discussione. Lo sapevamo entrambi.
Ho iniziato a scappellarlo lentamente, molto lentamente, più volte, passandomi la lingua sulle labbra mentre lo mangiavo con gli occhi.
Lui respirava sempre più affannosamente. Quando mi sono abbassata fra le sue cosce, incapace di resistere oltre, l'ho visto trattenere il respiro.
L'ho assaggiato con la lingua, era caldo e pulsante. Ho chiuso gli occhi mentre accoglievo fra le mie labbra la sua cappella e iniziavo a lavorargliela dolcemente.
Ha iniziato a gemere quasi subito, in un modo molto maschio e fermato la macchina nel primo posto decente, incapace di proseguire oltre. Mi ha messo una mano dietro la nuca e guidata dolcemente, mostrandomi il ritmo che gli piaceva.
Adoro succhiare il cazzo di un uomo virile che mi tiene la testa e me lo spinge in bocca lentamente, godendo per quello che mi sta costringendo a fare.
Sentire un uomo che gode e si eccita mi fa bagnare. Con la mano libera, mi sono alzata la gonna e ho iniziato a sfiorarmi delicatamente il clitoride, mettendomi in modo che lui si godesse lo spettacolo.
Dopo qualche minuto, mentre i suoi gemiti si facevano sempre più rochi, mi ha afferrata per i capelli e costretta a fermarmi, rudemente. Eccitandomi ancor di più.
"Aspetta, ho già voglia di sborrare..", ha ansimato.
Ma non potevo aspettare, avendoci immaginati in scene erotiche per tutto il pomeriggio, praticamente era come se avessi guardato per tutto quel tempo un film porno.. mi bastava pochissimo per venire.
Mi sono alzata e messa a cavalcioni sopra di lui. Gli ho afferrato il cazzo e me lo sono strofinato dolcemente lungo la fessurina, avanti e indietro, bagnandolo coi miei umori e rendendolo deliziosamente scivoloso.
"Sto per venire..", ho ansimato abbandonando la testa all'indietro.
Lui mi ha afferrata per i fianchi e attirata con forza verso di sé.
Alzando il bacino me l'ha ficcato tutto dentro, con un colpo secco. Ho dovuto arcuare il corpo per il colpo, me lo sentivo fino in gola. Mi è bastato sfiorarmi il clitoride per venire.
Sentendo le contrazioni deliziose della mia fichetta calda e bagnata contro il suo uccello, gli è bastato darmi altri tre colpi profondi per sentire che la sborra era pronta a schizzargli dalle palle gonfie.
Con un gemito mi ha afferrata e si è sfilato dalla mia fica, a malincuore.
Si è afferrato il cazzo e l'ha avvicinato alle mie labbra.. "dai, fatti sborrare in bocca", mi ha implorata, eccitatissimo.
Ho aprerto la bocca davanti alla sua cappella gonfia, mentre lui lasciava partire il primo getto caldo e densissimo, con un lungo gemito liberatorio, seguito da un altro fiotto, e da un altro e un altro ancora.. Mi è venuto quasi tutto in bocca. Ho alzato la testa per godermi ad occhi chiusi la sensazione della sua sborra che mi colava calda giù per la gola.
Le sue dita, dolcemente raccoglievano quella che mi era finita sul viso e sulle labbra. Sorridendo, ho aperto nuovamente la bocca e lasciato che le sue dita vi depositassero quella crema bianca deliziosa. Le ho succhiate dolcemente.
Mi guardava con la bocca socchiusa, stordito.
"Sei ancora meglio di quanto immaginassi..", ha mormorato dopo un pò, "insieme ci divertiremo un sacco".

Due giorni dopo, mi è arrivato in ufficio un mazzo enorme di rose rosse. Il biglietto diceva: Non riesco a smettere di pensare all'altra sera, quelle immagini mi tormentano, irrompendo nella mia mente nei momenti meno opportuni. Gli ultimi giorni li ho passati cercando di controllare l'erezione.

martedì 6 aprile 2010

A volte basta uno sguardo..


Sarà la primavera, ma è un periodo che sono perennemente eccitata. Non ho neanche bisogno di sfiorare la stoffa dei pantaloni, fra le cosce, per sapere che ho il clitoride turgido. Sensibilissimo. Per giunta ho scaricato da poco l'ennesimo fidanzato. Un cretino, che mi ha stancata in poco più di sei mesi.

Avevo pensato, per un attimo, di tenermelo solo per il sesso, vista la mia voglia.. Ma effettivamente, andare con lui e dover pensare ad altro per eccitarmi era poco pratico. E di insegnargli che il sesso è ben altro che un ritmico dentro e fuori era fuori questione. Alla parola "preliminari", mi guardava con aria interrogativa, come a chiedermi "perchè perdere tempo con cose inutili, quando possiamo passare subito al sodo?".

Per un pò ho anche provato a far entrare in quella testolina primitiva, che per una donna, i preliminari sono il sodo! Che un uomo può andare dentro e fuori per ore, senza cavare un ragno dal buco. Che eccitare una donna è meno complicato di quanto si pensi. E sicuramente, meno faticoso di tutta quella ginnastica da porno-attore professionista che l'uomo medio pensa necessaria.

E poi sarebbero le donne che si complicano la vita?! Bah, io non ne sono così sicura. Basterebbe chiedere "cara, cosa ti eccita?". E insistere dolcemente finchè la partner, superate le reticenze iniziali, si apre. E scoprirebbero un mondo inesplorato. Basta una parolina suadente, uno sguardo ammiccante, una carezza languida. Sapere che il tuo uomo ti desidera. Non avrebbero neanche più bisogno di chiedere di fare sesso.

Pochi giorni fa, ad esempio, un uomo mi ha eccitata da morire. E' bastato uno sguardo, una questione di pochi secondi ed ero predisposta a fare sesso. Ero in un locale, con degli amici.

Verso la fine della serata, mi alzo per andare alla toilette. Il locale era pieno e mi sono dovuta fermare per far passare alcuni ragazzi diretti all'uscita. Mentre attendo lascio vagare lo sguardo. Lo vedo. Sexy da tirare scemi. Un uomo sulla quarantina, appoggiato di lato al bancone, in mano un bicchiere con del liquido ambrato. Liscio. Lui ascolta un tizio che gli sta raccontando con enfasi qualcosa. E' calmo ed a suo agio. Occhi scuri, profondi, lineamenti decisi, capelli corti, completo scuro, spalle larghe. Non resisto e butto l'occhio a come sta messo sotto.. Adoro osservare gli uomini tra le cosce, soprattutto se indossano dei pantaloni e non dei jeans. Se il cazzo è di dimensioni decenti, deforma i pantaloni in un modo che mi fa impazzire.

I ragazzi passano e io mi posso riavviare, ma il mio sguardo resta lì, ad osservare con piacere lo spettacolo di quella stoffa che disegna le sue forme. Per qualche secondo oltre il dovuto.. Lui mi vede, mentre mi passo involontariamente la lingua sulle labbra. E capisce cosa sto osservando.

E' allora che succede. Il suo sguardo si accende di interesse, accenna un sorriso con l'angolo della bocca. Ormai gli sono ad un passo. Il suo sguardo, dai miei occhi, scende con incredibile lentezza lungo il mio corpo. Il collo, il seno, indugia sui capezzoli inturgiditi sotto la stoffa del vestitino, il ventre piatto, la curva dei fianchi, le gambe tremanti. Mi esplora completamente, mentre continuo ad avanzare adagio, ancheggiando. Il mio corpo reagisce come se mi stesse toccando. Poi risale con la stessa lentezza. I nostri occhi si incontrano di nuovo. Nei suoi leggo un lampo di apprezzamento maschile, leggo desiderio sessuale.

Trattenendo il respiro gli passo oltre. Mi rifugio in bagno, mi appoggio al lavandino con entrambe le mani, per non cadere e respiro a pieni polmoni. Ci ho messo venti minuti buoni a calmarmi. Una volta uscita, per fortuna era sparito. Altrimenti probabilmente mi sarei fatta portare a casa da quello sconosciuto. A casa o in qualsiasi altro posto la sua fantasia avesse voluto portarmi.

Il giorno dopo ho lasciato il mio fidanzato.

Mi presento..


mi chiamo Belle, Belle de jour..
No, non sono una professionista.. è semplicemente un piccolo tributo ad una serie televisiva che in qualche modo mi ha intrigata.
Se a qualcuno è capitato di vedere "Diario di una squillo perbene", capirà a cosa alludo.
Ah, mi piace il sesso di qualità.
Sono una libera professionista, 30enne, elegante, raffinata, sagace. Decisamente sexy.
Apparentemente fredda e distaccata. Ma basta lo stimolo erotico giusto e divento la più sinuosa delle gatte in calore.
Adoro gli uomini di classe, quelli che ci sanno fare realmente, non solo a parole. Lentamente..
Benvenuti nel mio diario. Ci troverete fantasie e storie vere.
Un bacio caldo.