venerdì 22 ottobre 2010

Il terapeuta


Cinquantenne, pancetta appena accennata, mani grandi, pacato, voce profonda e tranquillizzante, imperturbabile. Maschio. Paterno.
Non ho mai desiderato così tanto il pene di un uomo; di vedermelo davanti agli occhi: gonfio e scuro, nerboruto, lucido e pulsante per la voglia di possedere una femmina.
Un desiderio ancestrale e biologico: quello di un uomo di maturo di eiaculare fra le cosce di una giovane donna, fecondandola.
So che, anche se nega con la pazienza di un padre che spiega alla sua bambina che no, non può sposarla, dietro la sua calma apparente, il turbamento è profondo.
Lo so intimamente. Lo leggo nei suoi occhi quando mi accoglie in studio, nel suo sguardo avido sulle mie curve, nei tentativi di controllare il respiro mentre gli racconto le mie fantasie sessuali, con uomini più grandi, entrando nei dettagli più intimi. Lo sento ogni volta che la voce lo tradisce.
Malgrado il suo corpo reagisca da maschio, la sua volontà e professionalità non cedono di una virgola. Sento la fatica con la quale controlla i suoi istinti di uomo e spiega che in terapia lui rappresenta simbolicamente il padre di ogni paziente, per tale motivo è normale che le pazienti, che in tale occasione regrediscono alla loro infanzia, proiettino su di lui dei desideri sessuali edipici. Il suo compito di adulto e di terapeuta, è di dimostrarsi un buon padre e di non cedere al richiamo potentissimo dell'incesto. Perchè di questo si tratterebbe, simbolicamente.
Esco da ogni seduta, nelle quali cerco puntualmente di sedurlo, bagnata fradicia. Lui, che lo ammetta o meno, ne esce provato ed accaldato.
Nell'ultima seduta, mi sono presentata femminile come non mai: capelli raccolti e collo scoperto, abitino bianco di maglia col collo alto, senza maniche. Aderente come una seconda pelle. Senza biancheria, fatta eccezione per calze velate e reggicalze nero. Lasciavo che intravedesse l'orlo di pizzo delle calze ad ogni accavallamento di gambe. Schiudevo in modo invitante le labbra e lo guardavo nel modo più allusivo e lascivo che conoscessi.
Accusò fisicamente il colpo ma verbalmente iniziò per l'ennesima volta a spiegarmi cosa stavo facendo e perchè doveva rifiutarmi.
Lo interruppi, esasperata, e dimenticando ogni cautela gli dissi, direttamente per la prima volta, che volevo sentire il suo cazzo infilato su per la fica.
Si zittì di colpo, rimanendo senza parole.
Ci fissammo a lungo.
Poi riprese con aria dolente: "Non posso". Semplicemente.
"Ma lo vuole, non è vero?", quasi gli urlai.
"Beh gli impulsi sessuali sono..", cominciò cauto.
"Oh, la pianti la prego! Risponda per una volta! Ne ho bisogno, dannazione, mi sento ridicola. Ho bisogno di sapere che tutto questo non è una mia follia. Che è reale. La prego!", lo supplicai stremata.
Seguì un lungo silenzio.
"D'accordo. Avverto dei desideri "incestuosi" nei suoi confronti. Impulsi che controllerò a quasiasi costo", disse faticosamente.
Mi infuriai, "Desideri incestuosi?! Non sono sua figlia! E' così difficile dire che mi vuole scopare, come un uomo che vuole montare una femmina?!", conclusi col respiro affannoso.
Lui distolse lo sguardo, chiudendo gli occhi.
"Vuole che sia volgare? Che le parli come maschio dimenticando tutto il resto? E' questo che mi vuole far fare?", chiese dolente.
"Sì dannazione!", risposi con enfasi.
Riaprì gli occhi, guardandomi con aria triste, sconfitta, prima di aggiungere: "Tutte le volte che so di avere una seduta con lei, sono costretto a masturbarmi. Altrimenti, quando si siede davanti a me in reggicalze, gonna aderente, senza mutandine ed accavalla le gambe, guardandomi in quel modo.. non riuscirei ad evitare di avere un'erezione. Spesso, anche dopo la seduta, dopo averla sentirla parlare per un'ora della sua sessualità, ho la necessità di toccarmi ancora. Più d'una volta, come in questo momento, ho voglia di scopare come non ne ho mai avuta in vita mia. Darei qualsiasi cosa per infilarle il cazzo in fondo alla fica. Forzandogliela per ore, con rabbia, vendicandomi e scaricando con veemenza tutta la mia frustrazione. Se lei non fosse una mia paziente l'avrei già costretta a soddisfarmi da tempo. Ma dato che lo è, le farei un danno tremendo. Psicologicamente. E questa per me è la cosa più importante: non farle del male."
Rimasi a fissarlo, sconvolta ma sollevata al contempo. Avevo voglia di piangere.
Lui mi sorrise, con l'affetto di un padre.
"La seduta è finita, ci vediamo la settimana prossima", concluse.
Gli sorrisi, con gratitudine.
Dopo che ci fummo salutai, gli lanciai un'ultima occhiata appena prima di uscire. Capì subito che stavo pensando a quello che si sarebbe fatto appena fossi uscita.. Per un istante lo vidi abbassarsi la lampo e infilarsi la mano nei pantaloni, in cerca di un pò di sollievo nella penombra, nella silenziosa intimità del suo studio. Lo immaginai toccarsi lentamente, godendo in piedi con la testa protesa verso l'alto, i muscoli del collo tesi, gli occhi serrati. Il bacino proteso in avanti.
Immaginai i suoi movimenti farsi rapidi e convulsi. Il corpo irrigidirsi, la smorfia sul suo viso subito seguita da gemiti rochi. Il corpo preda di lunghi brividi e di quella sensazone di vuoto nello stomaco che precede l'orgasmo. Gemiti virili, liberatori accolgono l'espulsione di tutta quella sborra che ristagnava da ore nei testicoli gonfi. Dolorosamente.
Il corpo sconvolto dalla quantità di tensione appena scaricata, in debito d'ossigeno, che cerca di incamerare tutta l'aria possibile. Il capo abbandonato all'indietro, ansimante.

Ossessionata dal corpo del capo


L'ho sognato anche stanotte. Dannazione!

Lui è il nuovo capo del personale: moro, alto, spalle larghe, occhi neri, labbra carnose e fisico atletico. Sguardo intensissimo e luminoso. Sorriso pericoloso.
E' stato assunto da poco meno di un mese. Ed è da allora che lo evito; da quel primo giorno, quando è arrivato bagnato fradicio dopo essere stato sorpreso da un acquazzone improvviso. Questa, la prima immagine di lui che mi si è stampata nelle mente: pantaloni e camicia blu scuri appiccicati al corpo muscoloso e bagnato. Sorriso imbarazzato.
Mai visto niente di simile: pareva appena uscito dal set di un calendario di nudi maschili.
Lui si è presentato, con voce calda, leggermente roca.
Ho faticato a tenere le gambe chiuse.
Da allora mi impegno quotidianamente ad inventare scuse per non rimanere sola con lui.
Ma quando siamo a portata di sguardo è difficile ignorare la nostra reciproca presenza. Credo che la sua sia semplice curiosità: sono l'unica donna dell'ufficio che non flirta con lui.
La notte, invece, è tutt'altra storia. Il suo corpo tormenta la mia immaginazione. In sogno mi faccio fare cose che poi, da sveglia, non riesco a ricordare senza arrossire violentemente.
Il mio ragazzo non ne sa nulla, ovviamente, ma è al settimo cielo perchè gode delle conseguenze di questa situazione: sono perennemente ipereccitata. Lui ha preso furbescamente l'abitudine di venire a prendermi al lavoro: dopo una giornata di tensione sessuale, mi ritrova turgida, bagnata, accogliente e vogliosa di sfogare la mia frustrazione. Sono settimane che gli chiedo di saltare i preliminari e di prendermi con urgenza. Di solito ci appartiamo in auto, non riusciamo nemmeno ad aspettare di arrivare a casa. Non ci spogliamo neanche, mi sollevo la gonna e mi siedo a cavalcioni sul suo grembo. Con una voglia di cazzo infinita. Lo cavalco furiosamente, gli occhi chiusi, la testa abbandonata all'indietro, la bocca socchiusa ed ansimante. Immagino il mio capo, così maschio e controllato, seduto al posto del mio fidanzato, godere lentamente; vengo urlando dopo pochi minuti.

Qualche mattina fa, mi sono imbattuta proprio nell'oggetto segreto delle mie fantasie sessuali in tram. Sono entrata guardando per terra per non cadere e me lo sono ritrovato davanti. Il mezzo era affollatissimo, mi sono guardata rapidamente attorno, in cerca di qualche via di fuga, ma era impossibile spostarsi. Dopo averlo salutato ho cerato di evitare il suo sguardo. Troppa vicinanza..
Lui ha accennato un sorriso e commentato "sembra che stavolta lei non abbia via di scampo.."
L'ho fissato trattenendo il respiro per la sorpresa. Allora aveva capito..
"Non le sono per niente simpatico, vero?!", ha chiesto poi.
No, non aveva capito. Nonostante il sollievo, mi sono sentita arrossire. Il suo timbro cominciava immediatamente a fare effetto sui miei sensi.
Deve aver preso la mia reazione fisica per una conferma della sua affermazione: mi guardava fisso, serio. Infastidito.
"Non la conosco neanche, non avrei motivo per trovarla antipatico", ho cominciato con poca convinzione, totalmente succube del mio corpo che si stava scaldando.
"Lei mi evita", ha affermato, diretto.
Ci siamo guardati intensamente, per qualche secondo.
Poi lui ha distolto lo sguardo, frustrato.
Qualcosa ha attirato la sua attenzione. Ha deglutito, con lo sguardo fisso oltre la mia spalla.
Non ho resistito alla curiosità e mi sono volta appena.
Dietro di noi, approfittando delle ressa e della confusione, una giovane coppia stava amoreggiando. Si baciavano lentamente, con passione. La mano di lui le palpava il culetto.
Ho distolto lo sguardo, ancor più eccitata, e mi sono ritrovata i suoi occhi che mi fissavano.
Con un'intensità imbarazzante.
"Una buona idea per occupare il tempo del viaggio", ha commentato, riprendendo il controllo.
I miei sensi invece, si erano infuocati. L'ho guardato, smarrita. Proprio in quel momento, il conducente ha frenato bruscamente. La signora dietro di me si è sbilanciata e mi ha urtata, spingendomi verso di lui. Istintivamente, ho proteso le braccia, afferrando le sue. Mi sono ritrovata ad un centimetro dal suo corpo, dalla sua bocca.
Sono arrossita nuovamente e ho distolto lo sguardo, imbarazzatissima.
Ho sentito una mano, la sua mano, scivolarmi sul fianco e dal fianco piazzarsi alla base della schiena; per poi iniziare ad attirarmi a sé, lentamente ma inesorabilmente.
Il mio corpo accaldato non ha opposto alcuna resistenza. Completamente smarrita, ho fissato le sue labbra dischiuse e l'ho osservato abbassarsi piano in cerca delle mie, rallentare un istante a pochi centimetri dalla mia bocca per guardarmi passare la lingua sulle labbra, prima di farmi scivolare la mano libera tra i capelli e costringermi ad un bacio profondo, lentissimo.
Appena le nostre lingue si sono incontrate, ho perso completamente qualsiasi contatto con la realtà: mi sono strusciata piano contro il suo petto duro, ricavandone un immenso piacere, come testimoniavano i miei capezzoli inturgiditi che spuntavano dal sottile strato stoffa del maglioncino.
Anche lui ha perso un pò il controllo e mi ha costetta ad aderire completamente a lui.. Aveva il cazzo in tiro. Durissimo.
Ho cominciato a strofinarmici, molto lentamente, contro.
L'ho sentito tentare di soffocare un gemito, con scarso successo. Quel segnale di godimento così maschio, roco e trattenuto, mi tormenterà spesso, in seguito.
Poi, si è fermato di colpo e mi ha costretta a fare altrettanto, cercando i miei occhi coi suoi. Il messaggio veicolato del suo sguardo era chiarissimo: ho urgenza di possederti, devo fermarmi prima di perdere completamente il controllo; perchè sono ad un passo dal perderlo. Qui, in mezzo a tutta questa gente.
Attorno a noi ci stavano guardando tutti con vivo interesse; siccome nessuno si era lamentato, entrambi avevamo erroneamente pensato di non essere visti.. invece evidentemente si erano goduti lo spettacolo.
Un giovane uomo ha commentato sottovoce ammiccando: "C'è un albergo vicino alla prossima fermata, forse è il caso che ci facciate un salto.."
"Scusate..", ha cominciato il mio capo, leggermente imbarazzato.
"No, no, anzi, grazie per lo spettacolo.. molto stimolante", ha aggiunto lo sconosciuto, sorridendo.
Il tram ha iniziato a rallentare.
"Vieni, scendiamo..", ha detto il mio capo, dirigendomi verso l'uscita.
"Cosa? Ma non è la nostra ferm..", ho cominciato confusa.
"Lo so, fai come ti dico", mi ha interrotta lui, con tono fermo.
Sono scesa e l'ho guardato, sempre più confusa.
"Scusa, ho bisogno di riprendermi un attimo", ha ammesso finalmente, imbarazzato.
Ho cercato qualche indizio nei suoi occhi, senza successo. Poi, ho visto l'erezione che gli deformava oscenamente i pantaloni.
Ci siamo guardati a lungo, in silenzio. Il respiro ancora accelerato.