Ieri sera ho invitato a cena un uomo. Non è particolarmente bello, ma ai miei ormoni non importa un accidente: vedono solo quei lineamenti marcati e quella pancia straordinariamente piatta sotto quelle spalle larghe. E' sfrontato, diretto, audace e silenzioso. Mi mette in imbarazzo e poi rimane a fissarmi. Freddo come il ghiaccio.
L'ultima volta che mi si è avvicinato, si è chinato vicino al mio orecchio afferrandomi il braccio. E' bastato quel lieve contatto a farmi girare la testa. Col suo corpo così vicino al mio mi mancava l'aria. Indossavo un vestitino che mi aderiva come una seconda pelle, gambe nude e tacco alto. Colori scuri in contrasto con la pelle chiara. Unghie laccate di rosso, trucco curato.
"Toglimi una curiosità: quando una donna si veste e si muove così, lo sa che lo fa andare in tiro a tutti i maschietti presenti o no?", mi ha sussurrato con voce profonda.
Un brivido mi ha scossa in tutto il corpo. L'ho guardato, smarrita. Per un attimo ho avuto timore di aver esagerato con l'abbigliamento. Ma lui sorrideva divertito, incapace di dissimulare il suo apprezzamento. Non riuscivo a rispondere, volevo solo che mi infilasse la lingua in bocca.
Lui deve averlo sentito perchè ha smesso di sorridere e mi ha fissato le labbra schiuse. Il suo respiro ha perso un colpo per poi accelerare.
Quando finalmente si è scosso si è guardato intorno nervosamente. Ci stavano guardando tutti. Lui era il nuovo responsabile dell'ufficio. Il capo.
Si è ricomposto e se ne è andato con un mezzo sorrisetto, lasciandomi con la figa bagnata e pulsante.
Non ho fatto che pensare al suo corpo tutto il giorno. Poi mi sono arresa e l'ho invitato a cena, via mail. Non ha risposto ma sapevo che sarebbe venuto.
Alle nove, è suonato il citofono.
Ho aperto il cancello, senza chiedere chi fosse.
Ero molto nervosa, era la prima volta che lo vedevo fuori dall'ufficio.
Ho lasciato i fornelli e mi sono diretta alla porta.
Ho aperto.
Lui era lì, in piedi. Completo e camicia scuri. Sguardo penetrante.
Avevo già voglia di dargliela tutta. Ho impiegato tutta la mia attenzione nel cercare di non tradirmi verbalmente ma non ho controllato i movimenti del corpo. Troppo languidi, si vedeva lontano un chilometro che ero in calore.
Mentre gli facevo strada in casa lui non si perdeva neanche un mio movimento.
Sorridendo compiaciuto. Lo sguardo acceso. Su di giri.
Aveva portato una bottiglia di vino.
"Fa caldo qui", ha commentato allusivamente, togliendosi la giacca. Poi si è arrotolato le maniche della camicia prima di dedicarsi all'apertura della bottiglia.
Sono rimasta praticamente ipnotizzata a fissare i muscoli del suo avambraccio. Li ho immaginati mentre mi teneva per i fianchi..
E' venuto caldissimo anche a me.
"Sì, effettivamente fa caldo", ho sussurrato, sempre godendomi i movimenti sicuri del suo corpo nell'atto di aprire quella dannata bottiglia.
Mi sono tolta il coprispalle.
L'avevo messo perchè l'abito era un pò troppo scollato e avrei voluto giocarmi quella carta con calma dopo cena. Pazienza.
I suoi movimenti hanno rallentato fino quasi a fermarsi. Lo sguardo fisso tra i miei seni. L'abito copriva a malapena i capezzoli turgidi.
Ci guardammo intensamente.
Avevo una voglia indecente di sentire il suo corpo virile contro il mio, ma mi sarebbe un pò spiaciuto passare subito al sodo e perdere quell'atmosfera di eccitazione e tensione sessuale intensissima. Non la provavo da molto.
Lui ha retto, ha ripreso il controllo sui suoi sensi e staccato lo sguardo dal mio corpo per tornare ad occuparsi della bottiglia. Molto maschio.
Ho terminato di preparare la tavola, ancheggiandogli sfacciatamente sotto il naso. Quando gli sono passata vicino, rallentando appena, ho avuto l'impressione che avesse controllato in extremis l'impulso di afferrarmi.
Ho acceso le candele, guardandolo.
Poi ci siamo accomodati a tavola, molto vicini. Le nostre gambe si sfioravano.
"Allora, di cosa ti va di parlare?", gli ho chiesto candidamente, sorridendo.
"In questo momento, devi scusarmi, ma non riesco a pensare a nulla di politicamente corretto", ha risposto dopo qualche secondo di silenzio.
"Beh vada per il non politicamente corretto, allora", l'ho stuzzicato.
"Credo sia un argomento molto sconveniente, sopratutto al primo appuntamento", si è giustificato sorridendo un pò imbarazzato.
"Andiamo, è quello a cui stavi pensando no?!", ho continuato a provocarlo, "Sentiamo.." ho concluso sorridendo allusivamente.
"D'accordo..", ha cominciato masticando un boccone, "Sesso. Stavo pensando al sesso. Intensamente, direi..", ha confessato guardandomi dritto negli occhi.
Lo stomaco mi si è chiuso completamente.
"Ti va di fare un gioco?", ha chiesto poi, con voce leggermente roca.
Ho deglutito.
"A turno chiediamo all'altro di raccontarci delle fantasie o dei particolari della sua vita sessuale e cerchiamo di disturbarlo mentre parla. Oppure gli raccontiamo cosa gli faremmo, entrando nei dettagli, mentre lui deve starsene buono buono. Se perde il filo o non resiste, deve subire una piccola punizione", ha concluso con un luccichio molto pericoloso negli occhi.
Era incredibilmente sconveniente ed eccitante.
"Ci sto. A te la prima mossa, sei l'ospite", ho risposto.
"Bene, allora cominciamo", ha detto con una voce da far venire i brividi. Si è messo la forchetta sensualmente in bocca, ripulendola dal cibo e poi me l'ha passata lentamente sulle labbra. Me le ha fatte dischiudere e mi ha cercato la lingua con la forchetta fredda. Ho chiuso gli occhi, cercando di controllare il ritmo del respiro.
"Mi piacerebbe che tu fossi la mia donna e come tale, dovresti essere a mia completa disposizione. Il tuo corpo mi apparterrebbe e potrei disporne a mio piacimento..", ha cominciato mentre la forchetta scendeva lentamente dalle mie labbra al collo, costringendomi ad alzare la testa.
"Ti obbligherei a vestirti sempre da puttana quando esci con me, con le tette ed il culo in bella mostra. Autoreggenti e tacchi a spillo. Niente biancheria. Voglio saperti senza mutande, in mezzo agli altri uomini", la sua voce era ipnotica. Il metallo freddo contro la mia pelle surriscaldata mi dava i brividi. Lo sentivo scendere dal collo verso il seno. Avevo dei bottoncini che chiudevano il vestito sul davanti.
"Voglio esibirti loro. Voglio che sappiano che sei una gatta in calore. Una ninfomane. Che la daresti a tutti. Perchè ti piace il cazzo."
La forchetta slacciava il primo bottoncino, quello che costringeva le tette l'una contro l'altra. Le mie tette schizzarono fuori dalla scollatura. La pelle chiara in contrasto col capezzolo rosso scuro, turgido e grosso.
"Da dietro di te ti palperei le tette, infilandoti le mani nella scollatura, davanti a tutti. Ti cercherei i capezzoli e te li stimolerei con calma. Mentre arcui il corpo, in esposizione", ha aggiunto passandosi la lingua sulle labbra, come se stesse immaginandosi e godendosi quella scena.
La forchetta mi torturava un capezzolo. Mi è sfuggito un gemito roco. Ho dovuto impiegare tutte le mie energie mentali per cercare di controllarmi, ma la sua voce non mi dava tregua. Stavo per cedere, ero fradicia.
"Ti costringerei ad aprire le gambe, davanti a tutti. E ti infilerei l'altra mano fra le cosce."
Ho immaginato la scena. D'accordo ci sappeva fare, concedergli la prima mossa era stato un azzardo.
"Bene, ora tocca a me..", l'ho interrotto cogliendolo di sorpresa.
Ho aperto gli occhi e le cosce, la gonna era troppo corta perchè non vedesse che ero senza mutandine. Le labbra turgide, rosee di eccitazione e deliziosamente dischiuse. Una goccia di umori stava facendo capolino. E' rimasto ipnotizzato a guardarla, deglutendo.
Mi sono seduta sul tappeto davanti a lui, appoggiandomi con le mani in modo da arcuare il corpo in un silenzioso invito a possedermi ed ho spalancato completamente le gambe.
Lui ha estratto automaticamente il cazzo dai pantaloni, i giochi erano finiti di fronte al richiamo dell'accoppiamento. Mi ha infilato il cazzo in fica e montata furiosamente sul tappeto, come un animale.
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